“The big sick”

Ieri sono stato al cinema e ho visto “The big sick”, un piccolo film lontano dalle mega produzioni americane che mi ha consigliato mio figlio Andrea, un vero esperto della settima arte, una bella sorpresa che mi induce a scrivere per la prima volta di cinema in questo mio blog.

Interpretato da attori per niente conosciuti al grande pubblico, eccezion fatta per la sempre grande Holly Hunter, narra la storia vera dell’attore protagonista, che nel film interpreta sè stesso, un giovane pakistano trapiantato a Chicago con la sua famiglia, composta dalla rigida e austera madre, il padre un pò buffo e il fratello disincantato e ironico.

Il giovane protagonista, un attore pakistano di nome Kumail Nanjiani, autista di Uber, cerca di farsi strada come attore comico, e lotta tra la voglia di integrarsi nella moderna società americana e il rispetto delle tradizioni della terra d’origine, al quale lo richiamano con insistenza i familiari, tra i quali la madre in particolare cerca in tutti i modi di combinargli un matrimonio con una delle tante ragazze di origini pakistane della comunità di Chicago che invita ripetutamente a cena senza però che il figliolo ceda alle sue insistenze.

Fino a quando il ragazzo, durante una sua esibizione, conosce una giovane americana (l’attrice Zoe Kazan, nipote del leggendario regista Elia Kazan) della quale si innamora ricambiato, e inizia con lei una relazione che procede spedita fino a un episodio spiacevole dopo il quale i due si allontanano.

Poi all’improvviso il giovane viene avvertito che la ragazza si è gravemente ammalata e corre al suo capezzale per assisterla, senza che lei se ne avveda perchè i medici la pongono in coma indotto per curarla meglio, e lui ne convoca i genitori ignari della vicenda.

A questo punto, invece che indulgere a un facile registro drammatico e strappalacrime, il regista Michael Showalter sceglie una cifra ironica e divertente, pur senza trascurare la delicatezza dell’argomento, e in questa fase domina la figura della madre della ragazza, interpretata da Holly Hunter, che dopo un breve periodo di iniziale freddezza nei confronti del protagonista, comincia ad apprezzarne le qualità, assecondata in questo dal marito, personaggio stralunato e divertente, un efficace Ray Romano.

Non vado oltre nella descrizione della trama per non svelare la fine della storia: il film scorre sempre leggero e gradevolissimo, e come già detto la vicenda drammatica della grave malattia che colpisce la ragazza viene trattata con leggerezza e garbo, senza cadere nel melodrammatico, e particolarmente riuscita è la descrizione delle difficoltà che il protagonista deve affrontare per non allontanarsi dalla famiglia d’origine legata indissolubilmente al rispetto delle tradizioni pakistane (il matrimonio combinato, un lavoro rispettabile, il rispetto delle prescrizioni legate alla religione musulmana), senza però rinunciare alla irrefrenabile voglia di integrarsi nella società americana e di realizzare le proprie aspirazioni, fino all’amore che prova per la ragazza e al quale non vuole rinunciare.

Uno scontro di culture trattato con stile, cura e una cifra stilistica divertente e ironica, senza appesantirne i contenuti ma mai banalizzandoli.

A parte i due principali protagonisti, voglio ricordare la splendida prova d’attrice di Holly Hunter, a dimostrazione che la classe non è acqua, e del simpaticissimo padre del ragazzo, l’attore indiano Anupam Kher, che deve combattere tra la necessità di assecondare la tremenda moglie alla ricerca di una nuora  e l’affetto che prova per il figlio al quale mostra una facciata rigida e convenzionale, lasciando trasparire tuttavia una goliardia poco pakistana e indotta dall’amore paterno che prova per lui.

Un bel film, a dimostrazione della vitalità della cinematografia americana, quando non si abbandona alla ricerca dei blockbuster e ci concede invece piccole opere come questa, gradevoli, raffinate, ben interpretate da attori quasi tutti alle prime prove ma certamente all’altezza della situazione.

The big sick

 

 

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