Bankitalia e Banca Etruria

Ieri, dinnanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ha deposto il Procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, il quale ha posto l’accento sulle presunte manchevolezze di Bankitalia in merito ai doveri di sorveglianza, con particolare riferimento al caso di Banca Etruria.

Dalle sue dichiarazioni, tra l’altro. sembra emergere l’estraneità dell’allora Vice Presidente della banca  Pierluigi Boschi, padre dell’attuale Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena, il quale non avrebbe partecipato alle riunioni dell’istituto nel corso delle quali sarebbero statio deliberati i prestiti, poi non restituiti e che hanno posto la banca nelle condizioni di sofferenza che ne hanno decretato la fine.

La notizia, qualora confermata, non può che rallegrarmi, dal momento che quando una persona accusata di un reato viene poi scagionata non si può che esserne lieti.

Le dichiarazioni di Rossi hanno determinato la pronta reazione del PD, che con toni trionfanti e tronituanti hanno nuovamente attaccato i vertici della Banca d’Italia, a dimostrare quanto il problema di Banca Etruria ne turbi la coscienza: continuando quindi a indebolire un’istituzione fondamentale per la tenuta del sistema economico nazionale, tutt’altro che solido come tutti sappiamo.

Premesso che, a scanso d’equivoci:

  • il Procuratore Rossi è stato consulente di Palazzo Chigi, nominato dal Governo presieduto da Enrico Letta e confermato dal Governo Renzi
  • lo stesso Rossi aveva rischiato il trasferimento per incompatibilità per la citata consulenza e per aver taciuto sui 4 provvedimenti da lui archiviati a carico del citato Pierluigi Boschi
  • la Banca d’Italia ha prontamente negato le circostanze citate da Rossi con un comunicato ufficiale, nel quale smentisce categoricamente di aver sostenuto il matrimonio di Banca Etruria con la Banca Popolare di Vicenza, finita anch’essa a gambe levate

mi piacerebbe ricordare ai rappresentanti del PD che ieri hanno gioito delle dichiarazioni di Rossi che qui, dal punto di vista politico,  non è in gioco la responsabilità penale di Pierluigi Boschi, fatto privato e del quale risponde esclusivamente egli stesso  davanti agli organi inquirenti della Magistratura, nè le responsabilità di Banca d’Italia, che dovranno essere accertate dalla Commissione all’uopo istituita, ma il comportamento di Maria Elena Boschi, all’epoca dei fatti Ministro per le Riforme del Governo Renzi.

La Boschi, quando emerse la vicenda, dichiarò davanti al Parlamento di non aver mai esercitato alcuna influenza per aiutare la Banca Etruria, e di non aver mai partecipato a incontri e riunioni che avessero per oggetto la stessa Banca.

Va aggiunta poi la faccenda De Bortoli, il quale nel suo ultimo libro sostiene che la Boschi avrebbe contattato l’allora Amministratore Delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, per sollecitarlo a un intervento per salvare la Banca Etruria, della quale il padre Pierluigi era Vice Presidente; la Boschi non avrebbe avuto alcun titolo a farlo, non essendo all’epoca titolare di alcun incarico che ne mettesse in opera un interesse istituzionale sulla specifica vicenda.

La Boschi, in merito alle dichiarazioni di De Bortoli, ha perentoriamente negato la circostanza, annunciando che lo avrebbe querelato per tutelare la propria onorabilità: naturalmente la querela non è mai arrivata, chissà perchè.

Allora, sia chiaro al PD che il problema politico del quale deve rispondere è che se un autorevole membro del Governo dichiara davanti al Parlamento di non aver mai esercitato alcuna pressione, salvo poi essere smentito da un altrettanto autorevole giornalista che pubblica la notizia di una circostanza sulla quale ancora non vi sono fatti certi, in attesa che Ghizzoni venga convocato dalla Commissione Parlamentare per chiarire il fatto, e che magari la stessa Commissione convochi anche la stessa Boschi perchè fornisca doverosi chiarimenti sul suo agire.

Ricordate il caso Clinton-Lewinsky? L’allora Presidente degli Stati Uniti fu accusato e rischiò l’impeachment non già per i suoi comportamenti con la stagista, ma perchè aveva mentito al Parlamento negando i fatti.

Ora, se la Boschi è in grado di dimostrare con fatti oggettivi e incontrovertibili la propria estraneità alla vicenda lo faccia e in tutta fretta, non basta negarlo in TV davanti a giornalisti accomodanti che non pongono le domande scottanti, assumendo invece un atteggiamento servile e accomodante rispetto al potente di turno.

Altrimenti, tolga il disturbo: avrebbe già dovuto farlo dopo aver perso rovinosamente il referendum dello scorso 4 dicembre, non mantenendo la sua stessa promessa di abbandonare l’attività  politica nel caso di sconfitta, degna sodale di Renzi al quale la accomuna la scarsa propensione alla verità e alla coerenza.

Ma mentire al Parlamento e, più in generale, agli elettori, è gravissimo, perchè lede irreparabilmente il rapporto di fiducia tra il popolo e coloro i quali sono chiamati alla gestione della cosa pubblica, attraverso l’esercizio dell’attività politica: un sussulto di dignità ogni tanto è necessario, possibile che nessuno se ne renda conto?

Quindi il PD la smetta di spargere cortine fumogene su una vicenda che è ancora assolutamente lontana dall’essere chiarita, ribadisco che pensare che l’opinione pubblica abbia l’anello al naso è pericoloso, la gente legge, s’informa e si forma un’opinione autonoma sui fatti che poi si traduce in risultati elettorali che stranamente stupiscono coloro i quali non sono in grado di coglierne le avvisaglie.

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