Banche, ultimo atto

Credo che con l’audizione di ieri di Federico Ghizzoni, ex A.D. di Unicredit, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, si sia segnato il punto di fine della stucchevole vicenda Boschi-Banca Etruria.

Ghizzoni ha sostanzialmente confermato le affermazioni che Ferruccio de Bortoli ha inserito nel suo libro “Poteri forti”, in merito a una richiesta della Boschi di valutare la possibilità, da parte di Unicredit, di acquisire Banca Etruria, all’epoca in situazione di grave crisi che pochi mesi dopo sfociò nel fallimento della stessa.

La dichiarazione di Ghizzoni fa seguito a quelle di Vegas, Zonin, Visco, e non si sa più chi altri, e dimostra in maniera incontrovertibile che la Boschi si è agitata e spasmodicamente interessata ai destini della Banca della quale il padre è stato Vice Presidente, e quindi il conflitto d’interessi c’è tutto, è lampante, solare, incontestabile, con buona pace di quanti, politici e giornalisti penosamente asserviti, continuano pervicacemente e, se mi consentite, stoltamente continuano ad affermare il contrario.

Più volte ho scritto di questa squallida vicenda, e sono sempre più fermamente convinto dell’opportunità che la Boschi tolga il disturbo: non è questione di rilevanza penale rilevabile nei suoi comportamenti, ma di semplice opportunità politica, e le sue dimissioni, pur tardive, dovrebbero essere seguite dalla non candidatura alle prossime elezioni politiche, la persona ha dato ampia prova di non essere in possesso di quelle qualità che dovrebbero connotare chi sceglie di fare politica, in primo luogo il senso delle istituzioni e la coerenza.

Per buon peso, ieri Ghizzoni ha parlato anche di una mail ricevuta da tale Marco Carrai, con la quale il tizio gli chiedeva, “per conto terzi”, lumi sulla questione Unicredit-Banca Etruria: chi è questo Carrai? Il migliore amico di Renzi, che gli ha fatto da testimone di nozze, e al quale pagava la pigione di un appartamento che l’ex Sindaco di Firenze occupava. E quando Renzi era a Palazzo Chigi, voleva affidare a Carrai un delicatissimo incarico legato alla cyber security pubblica, cosa poi  fortunatamente naufragata.

Per conto di chi questo Carrai avrà inviato questa mail a Ghizzoni? Chissà…

E a poco valgono le distinzioni semantiche che ieri ho sentito fare da rappresentanti del PD, alle prese con temerarie interpretazioni delle parole di tutti coloro i quali sono stati auditi dalla Commissione, se non a rendere penosa la loro posizione agli occhi di quanti hanno sufficiente equilibrio e intelligenza per capire come stanno davvero le cose.

Quello che voglio invece dire è che sono sinceramente dispiaciuto per le conseguenze che il PD pagherà per questa situazione nella quale si è cacciato: non ho mai votato per quel partito, nelle sue numerose configurazioni assunte nel tempo, e tanto meno lo farei adesso, ma credo fermamente che il gioco democratico in questo Paese si possa svolgere con una qualche efficacia solo se vi saranno forze politiche contrapposte, di destra e di sinistra, in grado di individuare istanze e soluzioni che servano a migliorare la situazione generale.

Destra e sinistra hanno un senso, sono due modi diversi di intendere la società, e meritano eguale dignità, rispetto e considerazione, senza che nessuno si arroghi il diritto di ritenersi moralmente e intellettualmente superiore all’altro.

E se è vero che la destra italiana non riesce a venire fuori dal tunnel nel quale si è infilata, affidando le proprie sorti a Berlusconi, peraltro risorto dalle ceneri come novella araba fenice, lo stesso destino sembra attanagliare la sinistra, ammesso che il PD la rappresenti, con l’avvento di Matteo Renzi.

Quello che doveva essere il rottamatore, ha portato dalla provincia toscana a Roma una combriccola di amici che hanno perpetuato un comportamento di basso profilo, tra amicizie e parentele, tra legami tra vecchi sodali e interessi privati,  mettendo il naso e le mani dove decenza avrebbe suggerito di non fare (RAI, Banche, Industria di Stato, giornali, Consip, ecc.), occupando tutte le stanze del potere come neanche nei peggiori giorni della vituperata Prima Repubblica avevamo visto fare.

Ora il PD precipita nei sondaggi, perchè evidentemente il corpo elettorale ha più memoria di quanto i politici suppongono, e non dimenticano le promesse non mantenute, e valutano i comportamenti della Boschi, di Renzi e del resto della compagnia: allora, se ancora il PD vuole ergersi a partito leader del campo della sinistra, per rappresentare le istanze di chi si colloca ideologicamente in quell’area, dovrà prendere atto del fallimento della classe dirigente portata in auge da Renzi, e individuare una nuova leadership capace di ridare fiato alle voci ormai assopite dei pochi che hanno l’ardire di contrastare il ras di turno.

Altrimenti consegnerà le prossime elezioni alla destra o, ancor peggio, al M5S se non all’ingovernabilità: uno scenario francamente desolante, che rischia di far sprofondare il Paese in una situazione estremamente complicata che non può permettersi.

Dimostri la classe dirigente del PD lungimiranza e senso dello Stato, se ne è capace, invece di arroccarsi in difesa di situazioni indifendibili e a dir poco imbarazzanti: in quel partito hanno militato figure che hanno dato un contributo inestimabile alla costruzione di questo Paese e alla sua storia, altro che queste pallide e imbarazzanti figure che oggi ne detengono la proprietà quasi fosse cosa loro, e non patrimonio di milioni di persone che a quelle figure storiche guardano con malcelata nostalgia.

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