Il senso del ridicolo

Ieri sera, navigando tra i siti dei quotidiani italiani, mi sono imbattuto in un breve video che documenta un momento tratto dalla trasmissione “L’aria che tira”, in onda quotidianamente su LA7.

Protagonisti Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, Alessia Rotta, deputata del PD, e Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/25/elezioni-scanzi-vs-rotta-pd-candidare-boschi-a-bolzano-e-serieta-bagarre-tra-la-deputata-e-fratoianni-leu/4116020/

Scanzi, a un certo punto del suo intervento, ha affermato , a proposito delle candidature che i partiti stanno predisponendo in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo, che non trova serio che la mitica Maria Elena Boschi, piuttosto che farsi giudicare dagli elettori del suo territorio, ovvero Arezzo o comunque in Toscana, vada a cercare fortuna in Trentino Alto Adige, nel collegio di Bozano, temendo evidentemente un sicuro insuccesso dopo le sue mirabolanti gesta per la vicenda Banca Etruria.

Ho chiaramente espresso il mio pensiero al riguardo in un precedente post (https://onofriodicillo.com/2018/01/24/la-beffa-del-rosatellum/), e ribadisco comunque che sullo specifico argomento la penso come Scanzi, tanto più che per mesi i partiti che hanno avuto l’ardire di approvare una legge elettorale a mio avviso orribile e anti democratica, ci hanno ammannito la tesi secondo la quale con questo nuovo dispositivo avremmo potuto finalmente scegliere il candidato preferito, che ci sarebbe stato un diretto legame tra quest’ultimo e il suo territorio, e il PD in particolare ci raccontava che i candidati sarebbero stati definiti attraverso il sacro metodo delle primarie, ma siamo abituati alle bugie, purtroppo.

Ma è straordinaria la risposta della deputata Rotta, che ha avuto la faccia tosta di affermare che questa legge non è quella che il PD avrebbe voluto!!!

A questo punto Fratoianni è saltato sulla poltrona, ricordando alla collega che è talmente vero che il PD non voleva quella legge che il Governo del quale è partito di maggioranza ha posto per ben otto volte la fiducia, tra Camera e Senato, impedendone la libera discussione in Parlamento!

Ora, va bene tutto, che una deputata difenda le posizioni del proprio partito, che difenda le proprie idee (ammesso che ne abbia…), va bene financo che neghi l’evidenza dei fatti (mi riferisco alle candidature calate dall’alto e senza possibilità di intervento degli elettori), ma che non abbia il senso del ridicolo no, che pensi che chi guarda le trasmissioni TV o legge i giornali abbia l’anello al naso e non ricordi  nulla di ciò che accade e di cui ha contezza, grazie a Dio, perchè fino  a che ce lo concederanno, avremo sempre la possibilità di formarci una nostra idea libera e indipendente, questo non è tollerabile.

Quando un partito, e mi riferisco a tutti, nessuno escluso, assume una posizione che si concretizza in precise azioni parlamentari, come mettere la fiducia su di un provvedimento per impedire che una discussione libera possa modificarlo, deve assumersene la responsabilità, piena e assoluta.

Non ci manchino di rispetto costoro, e non offendano la nostra intelligenza, ricordino sempre che se sono lì è perchè ce li mandiamo noi, anche se con strumenti inadeguati come la legge elettorale in vigore, quindi attenzione a quello che si afferma perchè davvero non se ne può più, è uno spettacolo indecoroso.

La beffa del Rosatellum

Il Prof. Michele Ainis, insigne costituzionalista, ha pubblicato sulla Repubblica della scorsa domenica un interessantissimo articolo, nel quale smaschera in maniera inoppugnabile gli ingannevoli meccanismi della legge elettorale con la quale ci recheremo alle urne il prossimo 4 marzo, il cosiddetto Rosatellum.

Come tutti ricorderete, i partiti che lo hanno votato in Parlamento ne hanno cantato le lodi, raccontandoci che finalmente noi elettori, grazie al meccanismo della legge, avremmo potuto scegliere direttamente il nostro candidato preferito, leggendone il nome sulla scheda, e operando così quella scelta fondamentale che ci era negata sia con il Porcellum che con l’Italicum, entrambi abbattuti a sciabolate dalla Corte Costituzionale, evitando in questo modo che in Parlamento arrivassero quelli che abbiamo imparato a chiamare nominati.

Altra fandonia che hanno provato a raccontarci è che i candidati, grazie al salvifico Rosatellum, sarebbero stati espressione del territorio, per facilitare finalmente il contatto e la conoscenza tra costoro e i propri elettori, e per fare in modo che l’eletto potesse rispondere nel tempo della propria attività, per meritarsi o meno la conferma.

Ebbene, entrambe le affermazioni sono false, come dimostra inconfutabilmente il prof. Ainis, aggiungendo peraltro che un altro straordinario risultato che la legge elettorale assicurerà sarà quello che noi voteremo per un partito e finiremo per favorirne un altro. Non ci credete? Continuate a leggere il post e l’arcano sarà svelato.

Il Rosatellum prevede un sistema misto, composto da un terzo da seggi assegnati attraverso collegi uninominali, e i restanti due terzi con collegi proporzionali: nei primi, la lotta sarà tra un candidato per ogni partito/coalizione e vince quello che prende più voti. Quindi, se sulla scheda vedo, ad esempio, cinque candidati che fanno capo ad altrettanti schieramenti, quello che prende in assoluto più voti, anche solo uno di più del secondo, si assicura il seggio per qul collegio e i voti conseguiti vanno al partito al quale appartiene. Fin qui tutto bene, ci mancherebbe, ma il bello è che quei voti vanno anche al listino proporzionale, legato allo stesso partito o coalizione, all’interno del quale leggeremo un certo numero di nomi per altrettanti candidati che quindi godranno dei suffragi che il nostro voto aveva assegnato al candidato dell’uninominale. Cosa accade se, leggendo il listino bloccato del proporzionale, mi accorgo che i nomi che vi compaiono non sono di mio gradimento e non voglio votarli? Niente, non  posso farci nulla, perchè per evitare che l’elettore potesse scegliere davvero in piena libertà, i partiti che hanno votato per questa legge non hanno consentito il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare per il candidato preferito e per un partito diverso da quello al quale quest’ultimo si riferisce: ricordo che questa possibilità era previta nel Mattarellum e in quasi tutte le leggi elettorali dei paesi europei, ma noi come sempre facciamo eccezione.

Sapete cosa vuol dire tutto ciò? Che vinceranno anche i perdenti! Basta leggere i giornali o seguire i TG di questi giorni, per avere conferma di quello che ho appena affermato. I partiti, tutti, si affannano a definire le liste dei candidati, e il problema è quali schierare nei collegi uninominali e quali invece imboscare nei listini bloccati per  il proporzionale. In questo modo, se un partito vuole che un proprio rappresentante venga assolutamente eletto, lo inserisce in un collegio uninominale più o meno sicuro, ma lo nasconde pure in uno o più listini bloccati nel proporzionale in collegi geograficamente diversi, in maniera tale che se gli elettori non dovessero premiarlo direttamente, sarà subdolamente eletto con il paracadute. Quindi, il perdente ha vinto, in barba al nostro voto!

Non contenti di avere messo in piedi questo ignobile trucco, che fanno poi ancora i partiti, dopo averci detto che i candidati sarebbero stati espressione del territorio? Candidano i loro notabili nei collegi più disparati, calandoli dall’alto, altro che primarie e amenità simili. Vi ricordate l’ineffabile Boschi, la Signora delle Banche? Per evitare che gli elettori di Arezzo la inseguano per ogni contrada della città, suo luogo d’origine e quindi dove dovrebbe essere naturalmentecandidata, il PD la manda a Bolzano (notizia filtrata questa mattina), e poi in qualche listino proporzionale per garantirle l’elezione in ogni caso, e quindi ce la ritroveremo in Parlamento, per continuare a fare danni a nostre spese e a quelle dei risparmiatori truffati dalle banche.

Vi risparmio ulteriori esempi, tutti i partiti stanno adoperando questo sistema che ancora una volta serve solo a prenderci in giro: il prof. Ainis, nel suo articolo, ci ricorda che Tony Blair fu sempre eletto nel collegio di Sedgefield e senza paracadute, come fanno i suoi colleghi italiani, dimostrando di avere queli attributi del tutto sconosciuti ai nostri politicanti: o dentro, o fuori, senza infingimenti. Da noi invece la Corte Costituzionale ha consentito le puricandidature, fino a cinque, e quindi buonanotte alla possibilità effettiva di scelta. Vedrete che tutti i big torneranno in Parlamento, anche quelli che perderanno la sfida nell’uninominale, perchè saranno nascosti nei listini proporzionali, come accadeva con il Porcellum, solo che allora lo sapevamo, ora ci hanno fatto credere che non sarebbe più stato così, prendendoci in giro.

E non una trasmissione televisiva, non uno dei talk show politici, decide di dedicare a questo problema un pò di tempo, per rendere un servizio agli elettori, preferendo porre al politico di turno domande comode e quasi sempre poco interessanti.

Non so cosa voterò il 4 marzo, ma raccoglierò il consiglio del prof. Ainis: cercherò disperatamente un candidato nei collegi che non sia presente anche nei listini proporzionali, dimostrando così coraggio e corenza, e gli darò il mio voto, semplicemente.

Ma coraggio e coerenza non sono virtù delle quali i nostri politici sono dotati, e ho paura che la mia sarà una ricerca vana… l’inganno è servito…

L’aria che tira…

Anche questa mattina LA7 ha mandato in onda “L’aria che tira”, talk show condotto da Myrta Merlino. Gli ospiti nella prima parte della trasmissione erano i giornalisti Paolo Graldi e Claudio Velardi, e le due politiche Micaela Biancofiore, di Forza Italia, e Alessandra Moretti, del PD.

La prima ora di trasmissione è stata dedicata al commento delle dichiarazioni rilasciate ieri da Pierre Moscovici, Commissario UE, sulle paure che si nutrono in Europa in vista delle prossime elezioni politiche italiane, vista la fondata possibilità che non ne esca un chiaro risultato, e sul timore che provano all’estero nel caso vincano forze cosidette populiste e avverse all’Europa stessa.

Non mi dilungherò sul fatto che l’intervento di Moscovici è, a mio parere, improprio e improvvido, e sarebbe bene che questi personaggi lasciassero che il corpo elettorale di qualsiasi Stato fosse lasciato libero di esprimere il proprio orientamento politico secondo coscienza, senza interferenze non richieste e comunque sgradite, ma quel che è certo è che chi vota è senz’altro più intelligente di quanto immaginano i pseudo intellettuali e non si fanno influenzare da costoro.

Quello che mi ha letteralmente indignato stamani, guardando la trasmissione di LA7, è stato l’atteggiamento degli ospiti tutti, e della stessa conduttrice, che traendo spunto dalla questione Moscovici, hanno portato un attacco concentrico al M5S, cosa che in questi ultimi tempi va particolarmente di moda.

Intendiamoci, non sono un elettore del M5S, nè lo voterò  a marzo, e sono francamente atterrito dall’idea di vedere Di Maio a Palazzo Chigi: ma credo che una trasmissione che pretende di fare approfondimento politico debba assumere un atteggiamento equo, rappresentare i fatti con onestà intellettuale, e fornire informazioni basate su dati di fatto, grazie alle quali gli utenti dei mass media potrano formarsi opinioni convinte.

Invece stamattina sono state dette cose del tipo:

  • i 5 Stelle sono in gran parte degli sprovveduti, arrivati in Parlamento perchè non hanno mai lavorato in vita loro (cosa che Berlusconi ripete a ogni piè sospinto). Potrà anche essere vero, ma qualcuno dovrebbe ricordare agli ospiti della trasmissione di stamattina e alla sua ridanciana conduttrice che non è che negli altri partiti vi siano questi straordinari stakanovisti, con curriculum qualificanti e lunghi chilometri… un nome per tutti: il giovane Ministro Marianna Madia, la quale è stata eletta alla Camera nel 2008, praticamente subito dopo la laurea, e dopo essere stata veltroniana, bersaniana, lettiana e infine renziana (almeno per ora, in attesa della prossima giravolta), si è ritrovata catapultata sulla poltrona di Ministro e della quale è proverbiale l’inadeguatezza al ruolo, provata dal fatto che la riforma della Pubblica Amministrazione, che ne porta il nome, viene smontata dalla Corte Costituzionale ogni volta che ci mette le mani, tanto è scritta male. Quali sono le esperienze lavorative della Madia? Qualcuno è in grado di fornirmi informazioni in merito? E che dire della Lorenzin, altro esempio di trasformismo, passata in surplace da Forza Italia all’alleanza con il PD, in politica dal 1997, quando fu eletta nel Consiglio del XIII Municipio di Roma, e a da allora sempre in politica? Quando mai ha lavorato costei? E, dulcis in fundo, The king of the fake news, il mitico Matteo Renzi, eletto Presidente della Provincia di Firenze all’età di 29 anni, e che pare abbia lavorato per un breve periodo nell’azienda del padre, prima di darsi alla politica, ahinoi… anche lui un lavoratore indefesso, altro che quegli scioperati dei 5 Stelle!
  • è stato poi osservato che i 5 Stelle stanno rivedendo la regola che stabilisce per i loro eletti il limite dei due mandati, dopo di che si va a casa. A parte il fatto che la notizia non mi pare vera, o per lo meno non mi sembra di averla nè letta nè sentita, ma i protagonisti della trasmissione di stamani dovrebbero ricordare che vi sono personaggi quali la PD Finocchiaro, in Parlameno da 30 anni, Gasparri di Forza Italia, 25 anni, Minniti del PD, 16 anni, Pinotti del PD, 16 anni, La Russa di Fratelli d’Italia, 25 anni, Prestigiacomo di Forza Italia, 23 anni, Giachetti del PD, 16 anni, per finire con il record man Pier Ferdinando Casini, del quale non so citare il partito di appartenenza perchè forse non lo conosce nemmeno lui, che dopo una vita passata tra le fila del centro destra, si accinge ad accettare una candidatura offertagli dal rottamatore Renzi, dimentico del fatto che siede ininterrottamente in Parlamento dalla bellezza di quasi 35 anni!!! E questi pensano ai due mandati dei 5 Stelle, ci vuole una incredibile faccia di bronzo, è assurdo!
  • infine, da mesi la trasmissione (e a onor del vero è in buona compagnia, lo fanno quasi tutti i giornali e testate televisive) dedicano gran parte del loro tempo a raccontare le vicissitudini, giudiziarie e non, del Sindaco di Roma Virginia Raggi, la quale da parte sua certo non fa mancare argomenti per alimentare questa moda. E’ notizia di ieri che il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, rischia di essere rinviato a giudizio per il reato di abuso d’ufficio, secondo la richiesta di due sostituti della Procura di Milano, dopo essere già a processo per falso materiale e ideologico nel quadro di un’altra inchiesta a suo carico. Ebbene, pensate che durante la trasmissione se ne sia fatto cenno? Ci mancherebbe altro, niente, silenzio assordante, informazione assolutamente ignorata, argomento degno di essere trattato è Spelacchio, il famigerato albero di Natale della Raggi.

Un quadro desolante, che pone in evidenza il fatto che nel nostro Paese vi è un atteggiamento secondo il quale è possibile dire qualsiasi cosa, tanto chi guarda la Tv o legge i giornali beve tutto, senza approfondire e bevendo bovinanamente tutto quello che gli si propina: beh, non è esattamente così, la gente ha capacità di giudicare le corbellerie che questi personaggi sparano senza pudore…

Lo ribadisco, non simpatizzo per il M5S e certamente non lo voterò, però sono convinto del fatto che chi fa informazione deve rispettare la verità, e non lasciarsi andare alla partigianeria, peraltro mascherata da perbenismo e falsa moralità.

E se questo atteggiamento è in parte tollerabile se assunto dai politici, i quali in campagna elettorale naturalmente accusano i rispettivi avversari di ogni nefandezza, secondo uno scontato gioco delle parti, non è assolutamente accettabile se a farsene protagonisti sono giornalisti i quali invece, per il loro ruolo di opinion makers, devono rispettare il codice deontologico e mettere da parte simpatie o, peggio, asservimenti al potente di turno, altrimenti cambino mestiere, non ne sentiremo la mancanza, per niente…

Le bugie elettorali

A poche settimane dal voto, i politici si abbandonano a promesse e proposte demagogiche e chiaramente insostenibili, il cui fine dovrebbe essere, nei loro auspici, quello di abbindolare un corpo elettorale che probabimente giudicano intellettivamente incapace di valutarne la fattibilità e la credibilità.

E in questo stupido gioco, addirittura offensivo per l’intelligenza degli elettori, non  fa eccezione nessuno, tutte le forze politiche si prodigano a raccontarci di idee definitive e salvifiche, grazie alle quali i problemi atavici e drammaticamente irrisolti che attanagliano il nostro Paese troveranno la miracolosa soluzione.

Renzi, dominatore incontrastato delle fake news, ignaro della teoria dell’eterogenesi dei fini, e le cui iniziative finiscono quasi sempre per ritorcerglisi contro, promette l’abolizione del canone RAI, dopo essersi vantato di averlo portato all’esazione in bolletta della luce, per far sì che lo paghino tutti, dimostrando così di non essere in grado di mettersi d’accordo con sè stesso.

Poi il salario minimo, da portare a una cifra tra i 9 e i 10 €, dopo aver varato il mitico jobs act, che ha privato i lavoratori di diritti fondamentali, e senza tener conto del tasso di disoccupazione e dell’incremento del lavoro precario, altro che salario minimo, visto che intanto il lavoro bisogna trovarlo…

E ancora l’estensione degli 80€ ad altre categorie, che poi magari finiranno per doverli restituire come è gia accaduto… e tutto senza fare alcun cenno alle coperture, ma questo in realtà è quello che fanno tutti!

Berlusconi e i suoi alleati? Nessun problema, basta riavvolgere il nastro, portarlo al 1994, leggere le promesse di allora e il gioco è fatto, abolizione del bollo auto, meno tasse per tutti (leggi flat tax), innalzamento delle pensioni  minime e via così: peccato che avendo governato per quasi un ventennio da allora, non abbia trovato modo e tempo per attuare quanto promesso, e non si vede perchè potrebbe farlo ora.

Il M5S non è assolutamente da meno: reddito di cittadinanza, legge Fornero, abolizione di 400 leggi, ma non si sa quali, il tutto ammantato da una cortina fumogena impenetrabile, necessaria per coprire i continui cambiamenti delle posizioni e delle idee proposte.

Che panorama desolante… per quanto mi riguarda, avendo da tempo rinunciato a cercare di reperire nelle varie formazioni politiche qualsiasi riferimento alle ideologie nelle quali ho creduto, e i cui principi hanno contribuito a formare la mia personalità, mi piacerebbe soltanto che qualcuno avesse la decenza di usare il linguaggio della verità, dicendo con chiarezza come stanno le cose, distinguendo con precisione ciò che può essere fatto e che è sostenibile da ciò che non lo è.

Ove ciò accadesse, questa ipotetica forza politica avrebbe senza dubbio il mio voto, ma purtroppo credo che non accadrà, perchè i nostri politici fuggono a gambe levate dalla realtà, e sono solo avvezzi a sfidarsi sul terreno della demagogia e delle bugie, altro che fake news.

E a questi proposito, vorrei ricordare all’ineffabile Matteo Renzi quanto segue:

  • ha attaccato il Sindaco di Torino, Chiara Appendino, perchè  i revisori dei conti del Comune hanno rassegnato le dimissioni, in disaccordo con quest’ultima. Peccato che il giorno prima, l’ex Sindaco PD Fassino sia stato sentito dalla Procura perchè indagato per il reato di turbativa d’asta, a proposito di conti del Comune, nell’ambito di un’inchiesta sull’affidamento dell’edizione 2015 del Salone del Libro e per la preparazione dell’edizione successiva
  • stesso trattamento ha riservato al Sindaco di Roma, Virginia Raggi, per aver pagato il famoso Spelacchio il doppio del suo valore di mercato. Dimentica che il Sindaco PD di Milano, Giuseppe Sala, è stato rinviato a giudizio per abuso d’ufficio per un appalto relativo alla fornitura di seimila alberi (non uno come Spelacchio), pagati 4,3 milioni di euro, contro un effettivo valore di gran lunga inferiore (pare meno della metà), come si denuncia negli atti dell’inchiesta
  • ha accusato poi ancora la Raggi di aver chiesto il rito immediato per l’indagine sulle nomine al Comune di Roma, per evitare il giudizio in piena campagna elettorale, dimenticando anche questa volta che lo stesso ha fatto Sala a Milano, a proposito dell’inchiesta richiamata nel punto precedente.

Renzi, a parte la compulsiva necessità di raccontare false notizie dalla quale non riesce a guarire, dovrebbe ricordare che la gente legge, si informa, tiene a mente ciò che accade, e che se continua a raccontare una visione distorta e infedele della realtà, il risultato sarà soltanto quello di giocarsi irreparabilmnte quel residuo di credibilità del quale ancora gode, in una sia pur sparuta pattuglia di supporters, e i risultati saranno quelli che i sondaggi sembrano paventare.

D’altronde, chi è causa del suo mal pianga sè stesso…

Un film gioiello

Ieri pomeriggio sono stato al cinema e ho visto un’autentica chicca, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, film del regista inglese Martin McDonagh, che ne ha scritto anche la storia, e interpretato da un’autentica fuoriclasse del moderno cinema americano, Frances McDormand, già premio Oscar per il film cult “Fargo”, dei fratelli Coen.

Tre  manifesti è un film difficilmente collocabile in una precisa categoria, perchè pur avendo tutte le carte in regola per essere qualificato come thriller, è forse più una piacevolissima black comedy.

Tutto ruota attorno alla carismatica figura della protagonista, una donna dura e spigolosa, ossessionata dal ricordo del dramma subito dalla figlia adolescente, rapita, violentata e infine arsa in un delitto irrisolto, e il dolore provato dalla madre per il delitto la spinge a prendere in affitto tre manifesti posti lungo una strada poco frequentata nella zona periferica della città, nei quali, con tre precise domande, pone l’accento sull’inefficienza della polizia locale, incapace di trovare il colpevole dell’omicidio.

L’iniziativa scatena la reazione della gente del posto: la storia si svolge nella città di Ebbing, nel Missouri, in un’America rurale e contadina, povera e poco sviluppata, il cui ambiente ricorda le atmosfere dei romanzi di Steinbeck, nel quale si percepisce quel razzismo che ancora permea ampie zone degli USA.

Figura centrale quella dello sceriffo, interpretato da un magnifico Woody Harrelson, malato terminale di cancro, che si duole per non essere stato capace di assicurare alla giustizia il colpevole del delitto, e che subisce gli attacchi della donna con una sofferta rassegnazione, comprendendone tuttavia le ragioni: deve nello stesso tempo frenare le intemperanze di un suo agente, l’ottimo attore Sam Rockwell, manesco, fuori di testa, ferocemente razzista, succube dell’anziana madre con la quale vive, ma il cui comportamento, nel corso della storia, riserverà non poche sorprese.

Altra meritata menzione per Peter Dinklage, attore nano famoso per la serie “Il trono di spade”, nel ruolo di uno spasimante della protagonista che però, presa com’è dalla voglia di tenere sulle corde la polizia locale, alla vana ricerca del colpevole dell’assassinio della figlia, ne accetta la  saltuaria compagnia senza smettere i panni della donna dolente e distaccata.

La storia si dipana velocemente, e la drammaticità delle vicende è appena mitigata dall’ironia con la quale il regista tratta alcune situazioni emblematiche, e l’interpretazione della McDormand, assolutamente straordinaria, riesce a volte con il solo sguardo a rendere leggere e quasi gradevoli situazioni che sarebbero oggettivamente tristi e pesanti.

Non dirò più nulla sulla trama, vale la pena di seguire la storia lasciandosi trascinare dall’evoluzione della stessa fino alla fine: dico solo che questo è un film che ancora una volta dimostra la vitalità della cinematografia statunitense, quando non si abbandona ai blokcbusters scontati e infarciti di effetti speciali, e non ha paura di mettere in piazza le contraddizioni tipiche della sua società.

Tre manifesti è un piccolo film, nel quale tutto si svolge in quella provincia americana lontana dalle grandi metropoli, ove il tempo sembra essersi fermato, in piccole comunità nelle quali tutti si chiamano per nome e si conoscono tra di loro, ma nelle quali il fuoco cova sotto la cenere, e le posizioni sociali sono chiaramentre distinte:e se un piccolo appunto posso muovere, è un certo tratto manicheo che il regista usa nel definire i vari caratteri.

Da una parte il politicamente corretto e dall’altra i reazionari, cioè la polizia razzista e manesca, con la sola eccezione dello sceriffo, meno incline ai comportamenti oltre i limiti tipici invece dei suoi sottoposti, per non parlare dell’unico potenziale sospettato dell’assassinio, manco a dirlo un individuo sgradevole e violento, del quale si lascia intendere che faccia parte di forze speciali dell’esercito: in effetti il mondo non è così chiaramente diviso tra buoni e cattivi, ci sono numerosissime sfumature, ma d’altronde in un film che dura poco meno di due ore  è difficile fare analisi sociologiche di dettaglio.

Ma questo non toglie nulla a un film di assoluto livello, già pluripremiato e che credo possa agevolmente far parte di quelli che tra poche settimane si contenderanno gli Oscar, e con Frances McDormand che sarà probabilmente in lizza per assicurarsi la seconda statuetta, per un’interpretazione che la pone prepotentemente tra le migliori attrici del panorama cinematografico internazionale.

Se avete voglia di riconciliarvi con la settima arte, in questo periodo non particolarmente prodiga di pellicole degne di essere ricordate, Tre manifesti è l’occasione giusta, non lasciatevelo scappare.

Uno strano paese

Spelacchio, l’ormai celeberrimo albero di Natale di Piazza Venezia in Roma, triste e ormai prossimo a essere rimosso: da settimane la stampa gli dedica intere paginate, attribuendo al Sindaco Raggi la responsabilità di aver esposto un esemplare così brutto, a rappresentare le Festività nella Capitale d’Italia.

Ed è notizia di ieri che l’ANAC di Raffaele Cantone, l’Autorità che indaga sugli appalti della Pubblica Amministrazione per verificarne la correttezza, ha aperto un fascicolo su Spelacchio, per il fatto che con i quattrini spesi per acquisirlo se ne sarebbero potuti comprare due!!! Come se in Italia non vi fossero casi ben più eclatanti sui quali porre ben più che una lente d’ingrandimento.

I TG di ieri poi hanno dato ampio spazio alla notizia della condanna in secondo grado dell’ex Sindaco di Roma, Ignazio Marino, per la faccenda degli scontrini che fu alla radice della sua destituzione dalla carica, aprendo di fatto la strada alla vittoria del M5S, che così conquistò il Campidoglio.

E sempre ieri sera, la trasmissione di LA7, Piazza Pulita, che reputo tra le più eque nel trattare argomenti di attualità politica, ha dedicato ampio spazio a una lunga intervista a Pierluigi Bersani, uno dei leader di Liberi e Uguali, nel corso della quale ci si è soffermati sulle possibilità di un’alleanza con il PD in vista delle regionali in Lombardia e Lazio.

Poi un’intervista alla candidata alla Presidenza della Regione Lazio del M5S, Roberta Lombardi, dopo di che il sonno mi ha vinto e, in preda alla disperazione, ho spento la TV.

Nulla, dico nulla, sulla clamorosa vicenda Renzi-De Benedetti, sull’insider trading grazie al quale l’Ingegnere ha tratto profitto per 600.000 €, in virtù della notizia di un Decreto del Governo che avrebbe trasformato le Banche Popolari in Società per Azioni.

E stamattina, la Repubblica, che in preda al masochismo che non mi abbandona nonostante tutto compro ogni giorno, dedica alla vicenda ben 23 righe in corpo otto, in un piccolo trafiletto per scorgere il quale bisogna arrivare a pagina 11, dopo aver letto nelle precedenti dieci pagine notizie sulle regionali, sulle liti Berlusconi-Salvini, sul patto Italia-Francia sui migranti e sulla condanna di Marino.

Ora, va bene che Spelacchio è francamente brutto, va bene che la condanna di Marino, sia pur in secondo grado, è notizia ghiotta, va bene che le elezioni politiche e regionali sono alle porte, va bene tutto, ed è senza dubbio giusto e corretto che un giornale, televisivo o cartaceo, decida liberamente a quali notizie dare più risalto e a quali no, poi è il lettore che decide se comprarlo o cambiare canale (e io sto seriamente meditando di non comprare più Repubblica, che seguo fin dalla sua prima uscita), ma esiste anche un’oggettività delle cose, e a mio sommesso parere, tra le sorti di Spelacchio e una notizia riservata data a un imprenditore, grazie alla quale costui trae un personale e proficuo profitto, mentre migliaia di risparmiatori truffati dalle Banche aspettano ancora di essere risarciti, nonostante le false promesse dei Governi che si sono succeduti, una stampa equilibrata e veramente libera e indipendente dovrebbe informare i suoi lettori sui comportamenti di chi è chiamato a gestire la cosa pubblica, e dovrebbe farlo avendo ben chiaro in mente quali devono essere i comportamenti da tenere, per etica e responsabilità, invece di rifugiarsi in giustificazioni che rasentano spesso il ridicolo e offendono l’intelligenza di chi li ascolta.

E invece ieri, un giornalista solitamente chiaro e che non ha problemi a denunciare fatti meritevoli di essere narrati, Franco Bechis, commentando il comportamento di Renzi nella vicenda in questione, non ha trovato niente di meglio da dire, se non che il personaggio “non  è capace di tenersi un cecio in bocca…”!!!  Alla faccia della stampa libera, senza macchia e senza paura, e il merito della questione chi lo tratta, io o mia nonna buonanima?

E, per finire, oggi leggo che la Procura di Roma apre un fascicolo sulla fuga di notizie sulla telefonata tra De Benedetti e il suo broker, ipotizzando il reato di rivelazione di segreto d’ufficio: giusto, se il reato c’è si deve indagare, ma la richiesta di archiviazione per il certo reato di insider trading come si motiva?

De Benedetti ha beneficiato di informazioni riservate e le ha trasmesse al suo broker al fine di investire una cospicua cifra in azioni, traendone in poche ore un guadagno secco di 600 K€, sì o no? E allora come la mettiamo? Si indaga su chi diffonde la notizia e basta?

Nei Paesi occidentali veramente evoluti, e non nel nostro che probabilmente non lo è se non a parole, per reati di questo genere si finisce in galera, e il politico che non sa tenersi il cecio in bocca vede concludersi la propria carriera politica definitivamente e con ignominia, mentre da noi non solo tutto ciò non accade, ma addirittura la stampa “libera e indipendente” fa finta di niente, non parla del fatto, e se proprio deve farlo assume toni assolutori senza mai entrare nel merito, per non pestare i calli al presunto potente di turno.

Questo è uno strano Paese, nel quale si fa prima ad accusare la guardia che non il ladro: chi come me, per educazione familiare, per cultura e convinzioni derivanti dall’aver servito lo Stato per quarant’anni suonati, credendo negli ideali sui quali ha costruito la propria personalità, e che mi hanno sempre suggerito di assolvere gli incarichi che mi sono stati conferiti nel tempo senza coltivare interessi personali (mi turba intimamente dire questo di me stesso, sarebbe meglio se tali giudizi fossero espressi da altri, ma in certi momenti è necessario dire tutto ciò che si pensa), non può trovarsi a proprio agio in un sistema nel quale invece vi è chi interpreta il suo ruolo istituzionale con superficialità, con arroganza e senza rispetto delle istituzioni che avrebbe il compito di tutelare e difendere, con imparzialità e dignità.

Se questi criteri e questi concetti non si radicheranno definitivamente e tenacemente, non so quale futuro il tempo riserverà all’Italia, ma per quello che vedo e percepisco, la classe politica che si prepara alle prossime elezioni da queste orecchie è drammaticamente sorda, bada ai propri interessi e basta, non sono ottimista che le cose possano cambiare.

Che dire, così stanno le cose e non so francamente cosa si possa fare perchè cambino, è tutto molto triste…

Sempre peggio…

 

Su alcuni giornali usciti oggi (alcuni, perchè altri hanno fatto lo gnorri…), è apparsa una notizia che, se troverà conferma, rischia di far diventare la faccenda Boschi-Banca Etruria una questione del tutto marginale.

Questi i fatti: nel gennaio 2015 la CONSOB, che per istituto vigila sulla Borsa, si accorge di strani movimenti sui titoli di talune banche popolari, tra le quali, manco a dirlo, Banca Etruria, le cui azioni improvvisamente salgono fino a toccare un aumento del 65%…

La cosa è strana, e la CONSOB chiede alla Guardia di Finanza di indagare sulla questione; le Fiamme Gialle acquisiscono direttamente dai broker tutti gli ordini di acquisto sospetti, e tra questi ve ne sono alcuni appartenenti all’ingegner De Benedetti, editore di numerosi giornali, tra i quali Repubblica, l’Espresso e ora anche la Stampa, in cordata con gli Elkann e Agnelli.

Costui, sempre a metà gennaio, telefona al suo broker di fiducia, tale Gianluca Bolengo, e gli conferisce mandato per acquisire titoli di alcune banche popolari, visto che Renzi (quello che dice di avere a cuore il destino dei risparmiatori…), nel corso di una conversazione telefonica, gli aveva annunciato l’imminente decreto del Governo sulla riforma delle popolari (“Passa, ho parlato con Renzi, passa…”, queste le sue parole): il provvedimento ne avrebbe trasformata la struttura, obbligandole a trasformarsi in SpA e quotarsi in Borsa, rendendole significativamente più appetibili sul mercato, moltiplicandone il valore.

La conversazione è contenuta nelle registrazioni telefoniche delle chiamate che gli intermediari finanziari devono conservare per legge, acquisite dalla Guardia di Finanza e in possesso della Procura di Roma.

Il broker compra immediatamente un bel pò di azioni, il 20 gennaio 2016 il Decreto viene approvato dal Consiglio dei Ministri (procedura impropria, perchè data la materia prassi vorrebbe che si procedesse a un disegno di legge, da proporre al Parlamento, come già accaduto in passato), e la finanziaria di De Benedetti, la ROMED, realizza una bella plusvalenza di 600 mila euro!!!

La CONSOB ipotizza quindi un Insider Trading, e trasmette gli atti alla Procura di Roma, intravedendo anche un’ipotesi di reato per la diffusione di informazioni privilegiate, ma non accade nulla, non si ravvisano fatti tali da produrre un’azione giudiziaria: Renzi e De Benedetti vengono sentiti per fornire la loro versione dei fatti, ma la cosa finisce lì.

Premesso che

  • la notizia è certa perchè CONSOB ha trasmesso alla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla banche, che ha appena terminato la propria attività e sta redigendo le relazioni finali, gli atti contenenti la registrazione telefonica tra De Benedetti e il suo broker nella quale il primo dice al secondo di aver saputo da Renzi del Decreto
  • che se non lo avesse saputo da una così autorevole fonte non avrebbe ordinato al suo broker di comprare azioni delle banche popolari, al fine di realizzare una consistente plusvalenza, a meno che non glielo avesse suggerito in sogno la Madonna di Fatima

a me pare inaudito che un Presidente del Consiglio comunichi per telefono a un suo interlocutore, chiunque esso sia, e a maggior ragione se parliamo di un noto e facoltoso imprenditore, di un Decreto che il suo Governo sta per emettere, ponendolo quindi a conoscenza di informazioni che, per la loro intrinseca natura, devono assolutamente essere riservate per non turbare le libere e lecite dinamiche di mercato.

Chi è chiamato a guidare il Governo di una Nazione importante come è l’Italia, che giura sulla Costituzione di servire lo Stato nel solo interesse della cosa pubblica, di garantire l’imparzialità della Pubblica Amministrazione, non può assumere questo genere di comportamenti, e a poco serve la puerile giustificazione addotta questa mattina a Massimo Giannini il quale, in una sua trasmissione radiofonica, gli ha chiesto di commentare la notizia: Renzi gli ha risposto che era cosa risaputa che il Governo stesse lavorando alla riforma delle Popolari… non si rende conto lo “statista” che un conto è apprendere dell’iniziativa dalle agenzie di stampa, e altro è saperlo dalla viva voce del Capo del Governo e nella imminenza dell’approvazione? Ma davvero crede che portiamo tutti l’anello al naso, o è talmente convinto della propria onnipotenza da aver perso definitivamente il senso della misura?

E a costui dovremmo nuovamente affidare le sorti del prossimo Governo, dopo le elezioni del 4 di marzo? Assolutamente no, ci vuole ben altro per un Paese come il nostro, già in difficoltà proprio grazie a una classe politica che mostra, ad ogni piè sospinto, di avere a cuore solo la sua fortuna e quella dei suoi sodali.

Il senso dello Stato e delle istituzioni è del tutto assente nel DNA di Renzi e della corte di armigeri e ancelle obbedienti della quale si è circondato, e finchè il PD non se ne renderà conto la sinistra, che tanto ha fatto in passato per costruire una Nazione libera e democratica, sarà destinata a un destino opaco e fosco: e questo gli elettori che ancora ci credono non se lo meritano, a loro spetta di pieno diritto di poter di nuovo guardare a un partito che crede nei valori che sempre lo hanno caratterizzato, e lo dice uno che non lo ha votato mai, ma che crede fermanente che una sinistra moderna e illuminata serva all’Italia come non mai.

Quello che segue è un twitt di Marco Travaglio, attraverso il quale è possibile leggere l’articolo pubblicato stamani sulla prima pagina del Fatto Quotidiano, che riporta con dovizia di particolari la vicenda.

 

 

 

In vista delle elezioni

Come ogni domenica, anche ieri Eugenio Scalfari ha pubblicato sulla Repubblica il suo articolo, che io non manco mai di leggere, ritenendo sempre interessanti le tesi proposte dal grande giornalista, pur non condividendone sempre le posizioni.

Ieri, tra le altre cose, ha proposto la sua visione su quello che potrà accadere all’indomani delle prossime elezioni politiche, ormai indette per il 4 marzo e sul quadro complessivo che ne risulterà.

Scalfari, come ho già avuto modo di argomentare in un post precedente, per sua cultura e convinzione intellettuale, mostra spesso di non avere in grande considerazione il fatto che in democrazia lo strumento del voto debba sempre garantire il rispetto della sovranità popolare, come peraltro sancisce la nostra Costituzione vigente; preferisce la forma dell’oligarchia, affidando le decisioni a un più ristretto gruppo di individui, evidentemente in possesso, a suo parere, di adeguata preparazione e cultura.

Io la penso diversamente, e credo che, piaccia o no, la maggioranza abbia sempre ragione, e che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme di governo sperimentate finora”, come ebbe a dire Winston Churchill, uno che non aveva paura di chiamare le cose della vita con il loro nome.

Questo preambolo per contestare quanto Scalfari affermava ieri, nel suo articolo; egli spera che, nel caso tutt’altro che improbabile che il post elezioni presenti un quadro di ingovernabilità, il Presidente Mattarella confermi nel suo incarico Gentiloni, lasciando così in carico l’attuale Governo con tutti i suoi Ministri, per tutto il tempo che sarà necessario, arrivando a sperare che questo interregno possa durare alcuni mesi e magari anche più di un anno.

Ebbene, secondo me non ci siamo, e vediamo perchè:

  • una volta celebrate le elezioni, e proclamati i risultati, si insedieranno le Camere e l’attuale Governo dovrà necessariamente rassegnare le dimissioni, non godendo più della fiducia che lo aveva tenuto in vita con il Parlamento precedente. Nel caso in cui la consistenza delle forze politiche uscite dalle urne dovesse essere significativamente diversa rispetto all’attuale (circostanza invero piuttosto probabile, almeno a guardare i sondaggi che circolano), chi voterà la fiducia ad un Governo sostenuto da forze rappresentanti la minoranza  del Paese? O il parere dell’elettorato non conta nulla (ed eccoci al dilemma tra oligarchia e democrazia)?
  • Scalfari afferma anche che l’attuale Governo è “di prim’ordine” (testuale), così come di prim’ordine sarebbero quasi tutti i Ministri che ne formano la compagine. Anche in questo caso esprimo le mie riserve: mi piace ricordare qualche nome, la mitica  Boschi per prima, poco avvezza alla sincerità e molto più a suo agio tra affari bancari e affini, la Lorenzin, eletta nelle liste di Forza Italia (centrodestra) ed ora folgorata dall’ideologia di sinistra (cosa non si fa per una poltrona), Poletti, ineffabile Ministro per il Lavoro ma più noto come micidiale gaffeur (disse che una partita a calcetto con le persone giuste è più utile che inviare curriculum, e non contento affermò pure che i ragazzi italiani che emigrano all’estero in cerca di lavoro era meglio perderli che trovarli), l’angelica Madia, esempio fulgido di inadeguatezza, nell’ordine veltroniana, bersaniana, lettiana e infine renziana (viva la coerenza), e autrice della riforma della Pubblica Amministrazione smontata pezzo per pezzo dalla Consulta (il Signore dà il pane a chi non ha i denti…), la Fedeli, Ministro per l’Istruzione che millanta titoli accademici che non ha mai conseguito senza sentire il bisogno di fare un doveroso passo indietro, e che fa strame della lingua italiana a ogni piè sospinto (in che mani abbiamo messo la scuola… da non crederci), Alfano, l’uomo senza qualità (mi perdoni Musil se adopero il titolo di un suo magnifico romanzo per definire l’uomo poltrona per eccellenza), la Pinotti, che ne sa di cose militari quanto io di criminologia forense, e l’elenco potrebbe continuare ma penso che basti così.

Se questi sono Ministri di prim’ordine, allora io non ho capito niente e vivo sulla Luna: certo ci sono anche le eccezioni, Calenda, ad esempio, al netto dell’atteggiamento assunto sulla vicenda ILVA, o Minniti, certamente ben più adeguato nel suo ruolo rispetto a chi lo ha preceduto, ma faccio fatica a scorgerne altri.

Quindi, per quanto mi riguarda e con buona pace di Scalfari, al quale va tutta la mia ammirazione ma sulle cui affermazioni sono in totale disaccordo, almeno in questo caso, vediamo cosa accadrà con le elezioni e rimettiamoci al giudizio del popolo, rispettandone le decisioni, e rispettando altresì la Costituzione, che qualcuno poco più di un anno fa ha cercato di demolire e che in cambio ha ricevuto uno schiaffone sonoro in pieno volto.

Se dopo le elezioni non sarà possibile formare un nuovo Governo, allora il Presidente della Repubblica, custode e garante della Costituzione, ci manderà nuovamente alle urne, come accade in tutte le democrazie compiute (e forse la nostra tutto sommato ancora non lo è…), e il Governo Gentiloni resterà in carica per il disbrigo degli affari correnti, e nulla di più, questo vuol dire avere rispetto per la sovranità popolare, e nient’altro!