La beffa del Rosatellum

Il Prof. Michele Ainis, insigne costituzionalista, ha pubblicato sulla Repubblica della scorsa domenica un interessantissimo articolo, nel quale smaschera in maniera inoppugnabile gli ingannevoli meccanismi della legge elettorale con la quale ci recheremo alle urne il prossimo 4 marzo, il cosiddetto Rosatellum.

Come tutti ricorderete, i partiti che lo hanno votato in Parlamento ne hanno cantato le lodi, raccontandoci che finalmente noi elettori, grazie al meccanismo della legge, avremmo potuto scegliere direttamente il nostro candidato preferito, leggendone il nome sulla scheda, e operando così quella scelta fondamentale che ci era negata sia con il Porcellum che con l’Italicum, entrambi abbattuti a sciabolate dalla Corte Costituzionale, evitando in questo modo che in Parlamento arrivassero quelli che abbiamo imparato a chiamare nominati.

Altra fandonia che hanno provato a raccontarci è che i candidati, grazie al salvifico Rosatellum, sarebbero stati espressione del territorio, per facilitare finalmente il contatto e la conoscenza tra costoro e i propri elettori, e per fare in modo che l’eletto potesse rispondere nel tempo della propria attività, per meritarsi o meno la conferma.

Ebbene, entrambe le affermazioni sono false, come dimostra inconfutabilmente il prof. Ainis, aggiungendo peraltro che un altro straordinario risultato che la legge elettorale assicurerà sarà quello che noi voteremo per un partito e finiremo per favorirne un altro. Non ci credete? Continuate a leggere il post e l’arcano sarà svelato.

Il Rosatellum prevede un sistema misto, composto da un terzo da seggi assegnati attraverso collegi uninominali, e i restanti due terzi con collegi proporzionali: nei primi, la lotta sarà tra un candidato per ogni partito/coalizione e vince quello che prende più voti. Quindi, se sulla scheda vedo, ad esempio, cinque candidati che fanno capo ad altrettanti schieramenti, quello che prende in assoluto più voti, anche solo uno di più del secondo, si assicura il seggio per qul collegio e i voti conseguiti vanno al partito al quale appartiene. Fin qui tutto bene, ci mancherebbe, ma il bello è che quei voti vanno anche al listino proporzionale, legato allo stesso partito o coalizione, all’interno del quale leggeremo un certo numero di nomi per altrettanti candidati che quindi godranno dei suffragi che il nostro voto aveva assegnato al candidato dell’uninominale. Cosa accade se, leggendo il listino bloccato del proporzionale, mi accorgo che i nomi che vi compaiono non sono di mio gradimento e non voglio votarli? Niente, non  posso farci nulla, perchè per evitare che l’elettore potesse scegliere davvero in piena libertà, i partiti che hanno votato per questa legge non hanno consentito il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare per il candidato preferito e per un partito diverso da quello al quale quest’ultimo si riferisce: ricordo che questa possibilità era previta nel Mattarellum e in quasi tutte le leggi elettorali dei paesi europei, ma noi come sempre facciamo eccezione.

Sapete cosa vuol dire tutto ciò? Che vinceranno anche i perdenti! Basta leggere i giornali o seguire i TG di questi giorni, per avere conferma di quello che ho appena affermato. I partiti, tutti, si affannano a definire le liste dei candidati, e il problema è quali schierare nei collegi uninominali e quali invece imboscare nei listini bloccati per  il proporzionale. In questo modo, se un partito vuole che un proprio rappresentante venga assolutamente eletto, lo inserisce in un collegio uninominale più o meno sicuro, ma lo nasconde pure in uno o più listini bloccati nel proporzionale in collegi geograficamente diversi, in maniera tale che se gli elettori non dovessero premiarlo direttamente, sarà subdolamente eletto con il paracadute. Quindi, il perdente ha vinto, in barba al nostro voto!

Non contenti di avere messo in piedi questo ignobile trucco, che fanno poi ancora i partiti, dopo averci detto che i candidati sarebbero stati espressione del territorio? Candidano i loro notabili nei collegi più disparati, calandoli dall’alto, altro che primarie e amenità simili. Vi ricordate l’ineffabile Boschi, la Signora delle Banche? Per evitare che gli elettori di Arezzo la inseguano per ogni contrada della città, suo luogo d’origine e quindi dove dovrebbe essere naturalmentecandidata, il PD la manda a Bolzano (notizia filtrata questa mattina), e poi in qualche listino proporzionale per garantirle l’elezione in ogni caso, e quindi ce la ritroveremo in Parlamento, per continuare a fare danni a nostre spese e a quelle dei risparmiatori truffati dalle banche.

Vi risparmio ulteriori esempi, tutti i partiti stanno adoperando questo sistema che ancora una volta serve solo a prenderci in giro: il prof. Ainis, nel suo articolo, ci ricorda che Tony Blair fu sempre eletto nel collegio di Sedgefield e senza paracadute, come fanno i suoi colleghi italiani, dimostrando di avere queli attributi del tutto sconosciuti ai nostri politicanti: o dentro, o fuori, senza infingimenti. Da noi invece la Corte Costituzionale ha consentito le puricandidature, fino a cinque, e quindi buonanotte alla possibilità effettiva di scelta. Vedrete che tutti i big torneranno in Parlamento, anche quelli che perderanno la sfida nell’uninominale, perchè saranno nascosti nei listini proporzionali, come accadeva con il Porcellum, solo che allora lo sapevamo, ora ci hanno fatto credere che non sarebbe più stato così, prendendoci in giro.

E non una trasmissione televisiva, non uno dei talk show politici, decide di dedicare a questo problema un pò di tempo, per rendere un servizio agli elettori, preferendo porre al politico di turno domande comode e quasi sempre poco interessanti.

Non so cosa voterò il 4 marzo, ma raccoglierò il consiglio del prof. Ainis: cercherò disperatamente un candidato nei collegi che non sia presente anche nei listini proporzionali, dimostrando così coraggio e corenza, e gli darò il mio voto, semplicemente.

Ma coraggio e coerenza non sono virtù delle quali i nostri politici sono dotati, e ho paura che la mia sarà una ricerca vana… l’inganno è servito…

1 commento su “La beffa del Rosatellum”

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