A che servono i talk show?

Ieri sera ho seguito su LA7 la trasmissione “Di martedì”, incuriosito dalla presenza di Eugenio Scalfari, Matteo Renzi e Massimo D’Alema, e dalla possibilità di confrontare tesi e posizioni che, in questi ultimi giorni della campagna elettorale, i tre avrebbero sicuramente argomentato.

Mal me ne incolse, dal momento che ho assistito a uno spettacolo che non esito a definire penoso, contraddittorio e, in qualche momento, addirittura imbarazzante.

E quel che più mi ha indispettito è stato l’atteggiamento di Giovanni Floris, il giornalista che conduce la trasmissione, e spiegherò il perchè.

Tanto che, a un certo punto, esausto e per porre fine al supplizio, ho spento la televisione per evitare di distruggerla con  una martellata…

Il primo intervento è stato quello di Renzi, e data la mia nota idiosincrasia verso il personaggio ho dovuto fare uno sforzo immane per ascoltarne le parole, come sempre vaniesie, vuote e prive di riferimento rispetto alla realtà dei fatti: e fin qui nulla di nuovo, è il suo stile e non c’era bisogno della trasmissione di ieri per averne ulteriore conferma.

Ma mi domando perchè Floris non gli abbia posto neanche una sola domanda su, a titolo di esempio:

  • la questione delle banche, sulla quale Renzi dovrebbe fare chiarezza, prima o poi, da Banca Etruria all’insider trading tra lui e De Benedetti
  • sul recente scandalo in Campania per la gestione dei rifiuti, che vede coinvolta la dinastia De Luca e che mette in luce quanto sia stata effimera la stagione della rottamazione e del millantato  rinnovamento della classe politica, una delle tante promesse mancate da Renzi. A dire il vero su questa faccenda Floris ha provato a porre qualche quesito, ma ha consentito a Renzi di svicolare clamorosamente, senza insistere e senza ottenere alcuna risposta plausibile
  • sull’inchiesta CONSIP, totalmente ignorata
  • sulle modalità con le quali sono state definite le candidature del PD, che vanta il triste primato del numero degli inquisiti inseriti nelle liste, passando con i cingoli peraltro sulla minoranza interna, alla quale sono stati riservati pochissimi posti per far spazio ai suoi pretoriani, alla faccia della  democrazia e della rappresentatività
  • alla Boschi candidata a Bolzano, dopo aver combinato tutto quello che sappiamo, in barba alle dichiarazioni ripetute con le quali Renzi ha affermato che la legge elettorale varata grazie a ben otto voti di fiducia avrebbe consentito il collegamento diretto tra il candidato e il territorio
  • dulcis in fundo, nessuna domanda sulla madre di tutte le promesse non mantenute, ovvero l’impegno di lasciare la scena politica nel caso avesse perso il referendum  sulla riforma costituzionale

E dire che Floris, a mio avviso, è tra i giornalisti più efficaci e puntuali, ma certo in questa occasione non lo ha dimostrato affatto.

Poi è arrivato Eugenio Scalfari, a coadiuvare Floris nell’intervista a Renzi.

Chiariamo subito, Scalfari è uno dei giornalisti più prestigiosi e autorevoli, ha fondato e diretto giornali che nel tempo sono diventati punti di riferimento nel panorama dell’informazione italiana, e ancora oggi, alla veneranda età di 94 anni, i suoi interventi e i suoi editoriali sono certamente interessanti e acuti.

Ciò nondimeno, non ne condivido alcune teorie, prima tra tutte la sua predilezione per i regimi oligarchici rispetto a quelli democratici, cosa che ho già trattato in un precedente post: ma ieri sera, durante l’intervista, nella quale ha dato ulteriore segno di una certa qual simpatia per Renzi, ne ha detta una che francamente mi ha letteralmente fatto saltare sulla sedia, tanto l’ho trovata insensata e, quel che è più grave, irrispettosa rispetto alla volontà della gente, cui spetta la sovranità, secondo la nostra Costituzione.

Rivolgendosi a Renzi, e ricordandone la vicenda della sconfitta nel già citato referendum, Scalfari ha avuto l’ardire di suggerigli che, tale era la giustezza dell’impianto della riforma, che sarebbe buona cosa pensare, nella prossima legislatura, a riproporla con un nuovo referendum!!!

Ora, Scalfari sarà autorevole, straordinariamente acuto e il suo pensiero degno di essere ascoltato e valorizzato, ma sarà bene che ricordi che quella riforma, scritta con i piedi, sbagliata, dannosa e giudicata tale non da me, ma da un nutritissimo stuolo di insigni Costituzionalsti, studiosi di ingegneria costituzionale, ampissimi settori della società civile, è stata bocciata da circa 20 milioni di italiani, e che per quanto lo stesso Scalfari, come già detto, ami l’oligarchia deve comunque mettersi in testa che i risultati di una libera consultazione democratica vanno rispettati, anche e soprattutto quando non ci piacciono.

Questa è la democrazia, e la spocchia con la quale certi personaggi della cosiddetta “intellighenzia” sono soliti trattare le decisioni che il popolo assume e che spesso sono in netto contrasto con le loro posizioni “illuminate” è odiosa, ributtante e quanto più è lontano da un mero criterio di onestà intellettuale.

E’ questo il mio pensiero, e non toglie nulla al rispetto e all’ammirazione che pure provo per un personaggio così prestigioso e importante, ma che a volte sembra pensare di essere il solo detentore della verità assoluta.

Infine è arrivato D’Alema, il quale naturalmente ha ribattuto punto su punto alle affermazioni di Renzi e dello stesso Scalfari, come era d’altronde facile immaginare.

E a questo punto, e a conclusioni di questo mio scritto, faccio una riflessione finale che spiega il perchè del titolo del post:

  • il pubblico della trasmissione ha tenuto un  atteggiamento che francamente non so spiegarmi, dal momento che ha applaudito tutto quello che diceva Renzi, per poi acclamare con il medesimo entusiasmo le affermazioni di D’Alema, di segno diametralmente opposto. Allora delle due una: o gli astanti soffrivano tutti di personalità bipolare, tanto da accogliere con favore tutto e il contrario di tutto, o, più probabilmente, applaudono a comando, il che fa sì che si possa affermare che allora quello non è un talk show, ma una sit comedy…
  • il conduttore, Giovanni Floris, ha accuratamente evitato di porre agli intervistati le domande che tutti vorremmo rivolgere loro, come a evitare che gli stessi potessero infastidirsi per argomenti evidentemente scomodi

Ma tra poco più di una settimana andremo a votare, al termine di una campagna elettorale che è la peggiore tra le tante che ho vissuto, e compito di un sistema di informazione degno di questo nome dovrebbe essere proprio quello di porre domande scomode, che facciano piena luce su quanto accade, e non di  consentire al potente di turno di prenderci in giro impunemente, nella speranza che al momento di votare ciascuno di noi dimentichi le azioni e le promesse non mantenute di ciascuno di loro, cosa che non credo che accadrà, perchè la gente è meno sprovveduta di quanto i nostri poco qualificati politici pensano.

E allora, se le cose stanno così, a che servono i talk show?

Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito…

E sì, l’antica saggezza orientale…

Vi sarete accorti che negli ultimi giorni, la stampa “libera e indipendente”(sic…) sta dedicando ampio spazio all’opaca faccenda dei rimborsi dei 5 Stelle, in questa che è la peggiore campagna elettorale che io ricordi.

Di cosa stiamo parlando? Gli eletti del Movimento 5 Stelle, deputati, senatori e consiglieri regionali, devono devolvere una parte dello stipendio per la costituzione di un fondo, il cui ammontare viene destinato al Ministero per lo Sviluppo Economico, a sostegno delle piccole e medie imprese per agevolarne l’attività, tanto più in un periodi di profonda crisi quale è quello che stiamo attraversando.

Dall’inizio dell’attuale legislatura, i 5 Stelle hanno raccolto e versato in questo modo circa 23 milioni di Euro: si è scoperto ora che dalla cifra totale mancherebbe quasi 1 milione (uso il condizionale perchè la cifra esatta non è certa), in quanto una decina di parlamentari non hanno effettuato il bonifico nei tempi previsti.

Alcuni hanno provveduto a mettersi in regola, altri hanno promesso di farlo, fatto sta che questa vicenda occupa praticamente tutte le prime pagine dei più importanti quotidiani, con un risalto assoluto e assordante, e lo stesso vale per i notiziari TV e on line.

Non mi sembra improprio che l’informazione metta in luce il comportamento sicuramente contraddittorio assunto dai colpevoli della vicenda, dal momento che il M5S ha fatto dell’onestà e della coerenza la propria cifra distintiva, e quindi non adempiere a un dovere da essi stessi liberamente stabilito e accettato, apre una macchia sulla loro credibilità.

Nè le dichiarazioni di alcuni protagonisti, con la promessa di rinunciare all’elezione, qualora ottenuta, per pagare il fio del misfatto compiuto, servono a granchè: sappiamo bene che una volta eletti, i parlamentari che volessero rinunciare al seggio dovrebbero presentare le dimissioni, e attendere che il Parlamento stesso le accetti e ratifichi, prima di renderle operative, e sappiamo che queste sono procedure lunghe e tutto sommato incerte.

Quindi poche storie: la frittata è fatta, e chi ha sbagliato paghi.

Tutto ciò premesso, vorrei porre alla vostra attenzione qualche semplice considerazione:

  • la gran parte dei partiti avversari dei 5 Stelle attaccano a testa bassa, rinfacciando a questi ultimi con virulenza questo comportamento
  • il re delle fake news, al secolo Matteo Renzi, ancora ieri sera dalla Gruber su LA7 a “Otto e mezzo”, paragonava Di Maio a Mario Chiesa, quello che Craxi definì un semplice mariuolo all’epoca di Mani Pulite, e dalle cui gesta prese le mosse il terremoto politico che provocò la fine della Prima Repubblica. Lo statista fiorentino farebbe bene però a dare un’occhiata alle sue liste elettorali, infarcite come sono di inquisiti, rinviati a giudizio e affini, e quanto a impresentabili, che dire della Madia, Ministro che copia da pubblicazioni scientifiche per redigere la propria tesi di dottorato senza citare le fonti, e si erge così a paladina della lotta ai furbetti della Pubblica Amministrazione, o la Fedeli che dichiara quale titolo di studio una laurea che non ha mai conseguito (e forse non ha nemmeno  la maturità) e resta imperterrita al suo posto di Ministro dell’Istruzione (ditemi voi se è mai possibile…), facendo strage di congiuntivi, o la Boschi che briga per assicurare un futuro alla Banca vice presieduta dal padre, negando poi di averlo fatto davanti al Parlamento. E per finire, perchè il Pinocchio toscano candida ala Camera il figlio del Governatore della Campania De Luca, per il quale la Procura di Salerno ha chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta? O la deputata Micaela Campana, quella che mandava i messaggini a Buzzi, condannato per Mafia Capitale, salutandolo con l’appellativo “grande capo”, e che durante il processo per ben 39 volte non ha risposto alle domande degli inquirenti, tanto che ora se ne ipotizza l’incriminazione per falsa testimonianza? La faccia tosta di Renzi è uno dei più grandi misteri dei nostri tempi oscuri…
  • e che dire della coalizione di centro destra, a capo della quale c’è un condannato in via definitiva per frode fiscale (l’ex cavaliere Berlusconi), le cui liste, soprattutto per quanto riguarda Forza Italia, sono infarcite di vecchie cariatidi della politica, o di inquisiti per reati di vario genere e natura, ex tronisti e aspiranti miss, in nome della presunta competenza e autorevolezza
  • e infine, quali sono gli altri partiti i cui eletti devolvono una parte dei propri emolumenti per supportare l’attività delle imprese in difficoltà? A me non ne risultano, M5S a parte.

Come ho avuto già modo di affermare in precedenti post, non ho mai votato per il M5S e non lo farò neanche il prossimo 5 marzo, perchè la loro proposta politica non mi convince, al pari di quella di quasi tutte le forze in campo, e quel giorno, per la prima volta da quando esercito il mio diritto/dovere di elettore, sarò in seria difficoltà nell’esprimere la mia preferenza, ma l’atteggiamento che tutti stanno assumendo nei confronti dei 5 Stelle mi indigna.

Invece di rivolgere lo sguardo alla luna (il fatto cioè che i 5 Stelle mollano una parte del proprio stipendio, come nessun altro fa), la stampa cosiddetta libera si concentra sulla punta del dito, cioè su quelli che non hanno tenuto fede all’impegno assunto, comunque una più che sparuta minoranza: e il M5S dovrà espellerli, senza discussioni, per non correre il rischio di essere accomunati al Pd, a Forza Italia e al resto della compagnia.

Comincino Renzi, Berlusconi e affini a espellere i loro rappresentanti impresentabili, specialisti in bugie e fritture di pesce, di fughe di notizie su inchieste in corso (vedi CONSIP), o di concorso esterno in  associazione mafiosa, tanto per rinfrescare la memoria, e solo allora avranno la necessaria autorevolezza per ergersi a moralizzatori della classe politica.

Se non lo faranno, ancora una volta, secondo me, saranno colpiti dall’eterogenesi dei fini, e il loro disegno teso a screditare l’avversario politico gli si ritorcerà contro, andrà a finire che il M5S prenderà un sacco di voti, e poi gli elettori saranno accusati di avere precato il loro voto: e questa sarebbe la classe dirigente alla quale dovremmo affidare il futuro di questa Nazione ferita e che sembra incapace di rialzarsi e riaffermare la propria storia e cultura?