Domani si vota…

Finalmente la campagna elettorale è finita: forse mai come questa volta è durata così tanto, praticamente dal 4 dicembre del 2015, quando si celebrò il referendum sulla riforma costituzionale, sonoramente bocciato nelle urne dal 60% degli elettori, e che vide la ritirata di Renzi, che su quell’evento aveva puntato tutto, tradendo in parte la sua stessa promessa di ritirarsi dalla vita politica, se il risultato della consultazione gli fosse stato avverso.

L’esito delle elezioni politiche che si celebreranno domenica prossima è quanto mai incerto, e i sondaggi, finchè è stato possibile conoscerne i dati, ipotizzano un quadro confuso, indefinito, all’interno del quale la coalizione di centro destra sembra poter vantare un vantaggio rispetto ai competitori, ma senza che ciò possa assicurarle la prospettiva certa di una maggioranza solida, tale da consentire la nascita di un Governo stabile e in grado di sviluppare la propria politica senza intoppi.

Dal canto loro, gli altri schieramenti non sembrano essere in grado di ottenere suffragi sufficienti per la formazione di una compagine di Governo: il M5S potrebbe essere il primo partito per i voti che otterrà (ma non è detto che costituisca però il primo gruppo parlamentare in termini di eletti, per gli infernali meccanismi dell’indegna legge elettorale con la quale andremo a votare), il PD e le liste a esso connesse peggio ancora, se i sondaggi fin qui resi noti saranno confermati.

Tutti gli altri partiti e/o movimenti che dir si voglia, svolgeranno una mera funzione di testimonianza, non avendo alcuna possibilità reale di poter incidere sulle dinamiche che porteranno, forse, alla formazione del nuovo Governo.

In questo quadro confuso e indefinito, gli organi di stampa, cartacea, radio televisiva e on line, sembrano aver preso posizione, nella quasi totalità, tifando per una sorta di prorogatio del Governo Gentiloni, in nome di una continuità e affidabilità senza della quale il nostro Paese, a loro dire, sarebbe destinato a vivere tempi drammatici.

Ebbene, pur comprendendone le argomentazioni senza però condividerle del tutto, il mio parere è che costoro fanno finta di ignorare o di non tenere in debito conto un concetto lapalissiano: il 4 di marzo 46 milioni di italiani sono chiamati a esprimere il proprio voto nelle urne, per esercitare un diritto dovere difeso dalla Costituzione, in nome della libertà, per la quale molti nostri compatrioti hanno sacrificato la propria vita.

Non è retorica, è storia: Mark Twain diceva che se votare servisse a qualcosa, non ce lo lascerebbero fare… forse non aveva torto, se pensiamo a quello che si è verificato in Italia negli ultimi sette anni, dal Governo Monti in poi, ma è ora di ristabilire un minimo di ordine e coerenza.

Dal 5 marzo in avanti, quando i risultati saranno noti, si attiverà una procedura complessa che vedrà l’elezione dei Presidenti di Senato e Camera, la composizione e l’insediamento dei gruppi parlamentari e l’avvio delle consultazioni del Presidente della Repubblica, per la formazione del nuovo Governo.

Quello attuale, non più rappresentativo del volere popolare, ammesso che lo sia mai stato, dovrà rassegnare le dimissioni, per garbo istituzionale, e potrà rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti in attesa dell’insediamento del nuovo esecutivo, ma certamente non  potrà legiferare come se niente fosse,  perchè se lo facesse tradirebbe l’esito della consultazione elettorale appena celebrata. Altro che prorogatio, se non si potrà formare un nuovo Governo rispettoso degli esiti delle elezioni si torni a votare, senza indugi, tanto un Governo di scopo per fare una nuova legge elettorale non lo faranno mai.

Noi cittadini votiamo, e la classe politica dirigente ha il dovere di rispettare l’esito della consultazione popolare, punto e basta! E i vari Juncker, l’Economist, gli oligarchi alla Scalfari che diffidano della maturità del corpo elettorale e preferirebbero affidare le sorti dell’Italia a un gruppo di fidati ascari, naturalmente scelti oculatamente da loro che posseggono il Sacro Graal della conoscenza e della virtù, la smettano di stabilire cosa è bene e cosa è male, la democrazia è una cosa diversa, che gli piaccia o no.

E allora tutti noi siamo chiamati a scegliere, magari turandoci il naso, come Montanelli (quello sì che era un giornalista vero…) suggerì nel 1976 quando pareva che il PCI potesse superare la DC nelle elezioni dell’epoca, ed esprimiamo liberamente la nostra scelta, in barba ai soloni dei falsi e ipocriti salotti intellettuali all’amatriciana, ricordandoci che costoro poi sono soliti saltare in gran fretta sul carro dei vincitori, secondo un costume tipicamente italiano e del quale i nostri “liberi pensatori” sono autentici specialisti.

Ciascuno lo faccia liberamente, senza condizionamenti, nella convinzione che ogni scelta è da rispettare, anche quelle che sono le più lontane dalle posizioni di ciascuno di noi: per quanto mi riguarda, purtroppo questa volta non ho assolutamente le idee chiare, e credo che esprimerò il mio voto in funzione di alcune considerazioni.

Non voterò certamente per il PD, e non per la disistima che provo per il suo Segretario Matteo Renzi, che reputo il peggiore politico apparso sulla scena italiana negli ultimi decenni, ma perchè non condivido l’assetto che il partito ha assunto negli ultimi anni, che lo ha portato peraltro a perdere praticamente tutte le elezioni, amministrative, comunali e regionali, tenute dopo le Europee del 2014, quelle del famoso 40,8%, a sancire il crescente allontanamento del partito dalle posizioni e dalle idee che dovrebbero connotare un partito che dice di essere di sinistra ma che poi, nei fatti, assume decisioni e comportamenti che con la sinistra stessa non  hanno nulla a che spartire (banche, jobs act, IMU da non far pagare neanche ai plurimilionari, bonus cultura anche ai figli di questi ultimi, buona scula, etc., etc.).

Non voterò per Forza Italia e per la Lega, perchè abbiamo già visto di cosa sono capaci, perchè non posso accettare che un partito si affidi a una persona condannata in via definitiva per frode fiscale, per venire poi a raccontarci come combattere l’evasione fiscale con ricette improbabili e poco credibili, e mi domando in quale altro paese civile ciò sarebbe consentito.

Nè posso votare per un partito come la Lega, che anche quando propone provvedimenti in qualche misura condivisibili, lo fa adducendo ragioni e giustificazioni che a volte superano financo i confini della più retriva demagogia, vellicando gli istinti più bassi e parlando, come sul dirsi, alla pancia delle persone.

Non voterò neanche per il M5S, perchè credo che non sia ancora pronto ad assumersi la responsabilità di governare un Paese complicato come il nostro, anche se poi a pensare che lo hanno fatto personaggi come Alfano, Boschi, Lotti, Fedeli, Madia, Poletti, Lorenzin, Pinotti, Galletti, lo stesso Del Rio che di fronte a ciò che sta accadendo alle Ferrovie in questi giorni sembra essere Biancaneve, del tutto ignaro delle proprie responsabilità di Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, beh, allora qualche dubbio mi viene.

Nè è sufficiente a indurmi a votare per loro lo sdegno che provo per gli organi d’informazione, che hanno condotto una campagna diffamatoria nei loro confronti degna di miglior causa, scandagliando con assoluta pignoleria la pagliuzza infilata negli occhi dei 5S, ignorando però le travi infilate in quelli degli altri partiti, sulla nefandezze dei quali si potrebbero scrivere pagine e pagine…

E allora chi resta? Poca roba, ma il discrimine che mi guiderà sarà il seguente:

  • in primis, trascorrerò la giornata odierna per capire se vi è un candidato, nel mio collegio, che non sfrutta l’osceno stratagemma del paracadute, per assicurarsi comunque il seggio. Sì, perchè, amici miei, sapete che questa orribile legge elettorale è congegnata per fare in modo che il nostro voto non conti nulla, dal momento che il meccanismo prevede l’attribuzione automatica del nostro voto a tutte le liste che appoggiano il singolo candidato all’uninominale, il quale, se è presente anche nei listini bloccati nel proporzionale di altre ciscoscrizioni, verrà comunque eletto, in barba al nostro voto. E’ il caso della Boschi, candidata a Bolzano nell’uninominale e in ben 5 collegi proporzionali, disseminati in tutta Italia, e quindi verrà eletta in ogni caso, anche se sconfitta: il Rosatellum è, di fatto. una legge truffa, che probabilmente sarà giudicata anticostituzionale come l’altrettanto infame Italicum, il tutto grazie alla “competenza e affidabilità” di coloro i quali l’hanno scritta.

Dovessi riuscire a trovare questo coraggioso, gli darò il mio voto;

  • privilegerò quelle forze che hanno assunto l’impegno di non tradire il responso elettorale, aderendo a pasticciate intese trasversali post elettorali, atte semplicemente a occupare poltrone e a dare vita all’ennesimo Governo estraneo alle scelte degli elettori, come troppe volte è accaduto negli ultimi anni.

Capisco bene che le ragioni addotte sono fragili, estranee a una scelta consapevole e ragionata, ma l’alternativa è il non voto, e francamente non me la sento, credo che votare sia un diritto ma soprattutto un dovere, anche in un momento storico come quello che stiamo vivendo, nel quale sembra quasi che le forze politiche facciano a gara per farci allontanare da loro; credo che sia necessario partecipare, dare il nostro piccolo contributo, anche quando non siamo del tutto convinti della nostra scelta.

E’ una triste situazione, questo è certo, e non resta che confidare nella correttezza istituzionale del Presidente Mattarella, al quale è affidato il compito di navigare in acque agitate e perigliose, alla ricerca di una soluzione a quello che si presenta come un vero e proprio rebus: mancano poche ore e poi finalmente potremo ragionare sui numeri e non sulle deliranti dichiarazioni dei politici di turno.

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