La pluralità dell’informazione

Da stamattina si assiste a una vera e propria processione di esponenti del PD, su tutte o quasi le emittenti televisive nazionali, private e pubbliche.

Non prima di ricordare che oggi si vota per le regionali in Friuli Venezia Giulia, e che criteri di pari opportunità suggerirebbero un atteggiamento equanime, nei confronti delle liste elettorali che prendono parte a tale competizione, per quanto io non creda che gli elettori si facciano influenzare da questa o quella intervista, trovo francamente insopportabile che, facendo zapping tra un canale e l’altro, non si possa che assistere al giornalista di turno che, invariabilmente, chiede al rappresentante del PD quali saranno i destini del mondo e dell’umanità tutta.

Come chi ha la pazienza di leggere quanto scrivo su questo blog sa, sono fermamente convinto che un partito che rappresenti efficacemente i valori della sinistra, l’eguaglianza, i diritti delle minoranze, le necessità di quello che una volta si definiva il proletariato, sia assolutamente necessario, come altrettanto lo sarebbe una destra sociale, conservatrice e certamente democratica, al fine di dare un senso compiuto e moderno a un sistema politico che, mai come di questi tempi, appare confuso e contraddittorio.

Ciò nondimeno, occorre fare i conti con la realtà, che vede oggi uno scenario nel quale il PD, che di quella sinistra è stato il più importante portabandiera, è ridotto ai minimi termini come conseguenza di una politica a mio avviso dissennata, che lo ha progressivamente allontanato da quelle classi sociali delle quali ha via via disconosciuto le necessità e le istanze, e da quel popolo che non vi si riconosce più, come i recenti catastrofici e ripetuti risultati elettorali hanno dimostrato.

Ma gli organi d’informazione non se ne danno per intesi, e, come accennavo poco fa, oggi le TV e i giornali sono desolatamente invasi da esponenti del succitato partito.

Abbiate pazienza e perdonate la pignoleria, ma ecco l’elenco, probabilmente non esaustivo, ma che dà il segno di quella occupazione pseudo-militare:

  • prima mattina, su LA7, a Omnibus è ospite l’ineffabile Ministro Valeria Fedeli, quella sul cui effettivo titolo di studio stiamo ancora aspettando lumi, che discute del fenomeno del bullismo nelle scuole. Giova ricordare, per inciso, l’iniziativa che sta interessando i docenti delle scuole elementari, ai quali si sta chiedendo il possesso della laurea per continuare a esercitare la propria professione, pena il licenziamento, anche per gli insegnati già immessi in ruolo, da parte di un Ministero retto da una persona che non ha ancora sentito la necessità di chiarire di quale titolo di studio possa fregiarsi: inutile direr che ragioni di mera opportunità suggerirebbero un comportamento ben diverso…
  • su Repubblica, solito editoriale della domenica di Eugenio Scalfari, talmente e perdutamente innamorato dell’attuale Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, del quale racconta puntualmente le gesta e i miracoli compiuti dal suo Governo (Italia fanalino di coda in Europa per la crescita, disoccupazione giovanile che ci pone al desolante primo posto in Europa, aumento della precarietà del lavoro nonostante il salvifico jobs act, eredità lasciata al prossimo esecutivo di un buco valutabile in una trentina di miliardi di € tra clausole di salvaguardia, rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione la cui copertura non è garantita per i prossimi esercizi finanziari, manovra correttiva già segnalata dall’UE, legge elettorale ignobile approvata ponendo per ben otto volte la questione di fiducia, tanto per richiamare i più mirabolanti risultati), da suggerirne la prorogatio almeno fino al 2019, in barba a quanto decretato nelle urne dagli elettori! Ma si sa, il leggendario giornalista non ama la democrazia, preferisce i sistemi oligarchici, nei quali pochi appartenenti a non meglio specificate elite decidono per tutti… peccato che la nostra Costituzione vigente sancisca cose diverse, magari una ripassatina non guasterebbe
  • ora di pranzo, LA7, Minoli nella sua trasmissione “Faccia a faccia”, intervista Francesco Boccia, esponente della minoranza PD, sull’opportunità di un Governo con il M5S
  • dopo pranzo, su RAI3, trasmissione di Lucia Annunziata “Mezz’ora in più”, inizia la processione: si parte dall’intervista al Ministro Carlo Calenda, noto rivoluzionario in maglione di cachemire, il quale sproloquia affermando prima che in caso di un  Governo PD-M5S strapperebbe la tessera del partito, per poi auspicare un Governo di respiro istituzionale al quale dovrebbero contribuire tutti, M5S compreso!!! Un’analisi assolutamente lucida, profonda e coerente, non  c’è che dire. Senza alcun riguardo per la salute dei malcapitati telespettatori, la conduttrice congeda il Che Guevara “de noantri”, e inizia ad intervistare quelli che essa stessa, presentandoli, definisce tre renziani, Claudio Velardi, giornalista vicino da sempre al PD,  Elisabetta Gualmini, vice Presidente della Regione Emilia Romagna, e tale Giuliano da Empoli, Presidente del think tank Volta ed editorialista del Messaggero, in collegamento da Parigi, un altro intellettuale radical chic. E giù a chiedere lumi su cosa il PD debba fare, quali iniziative debba prendere per salvare il Paese dai barbari che hanno vinto le elezioni: e in risposta a tali quesiti, ho trovato particolarmente urtante l’atteggiamento del da Empoli il quale, con un atteggiamento spocchioso e supponente davvero intollerabile e insopportabile, ha affermato che gli elettori non hanno capito nulla e che con il loro voto hanno dimostrato di preferire forze politiche populiste, sovraniste e irresponsabili al PD, vessillifero di competenza (Fedeli, Madia, Poletti, Lorenzin, Alfano, etc. etc. docet…) e responsabilità. Per finire con una delirante considerazione di Velardi, che afferma che il 4 marzo non ci sono stati nè vincitori nè vinti, perchè con un sistema elettorale proporzionale le due categorie non esistono! Quindi il PD, passato dal 25% del 2013 (Segretario Bersani) al 18 % del 2018 (Segretario Renzi), dopo aver perso referendum costituzionale, amministrative, comunali, regionali e via così, dovrebbe rivendicare con orgoglio il risultato elettorale testè conseguito, senza contare che domani, allo spoglio dei voti in Friuli Venezia Giulia, Regione nella quale esprime il Presidente uscente (la Serracchiani) rischia di prendere l’ennesima batosta… contenti loro…
  • e stasera ci sarà il botto finale, quando su RAI1, da Fabio Fazio, il feroce “giornalista”, talmente accomodante che al suo confronto Bruno Vespa è la reincarnazione di Gengis Khan, si esibirà in uno dei suoi ormai proverbiali monologhi il redivivo Matteo Renzi, the King of the fake news, il quale all’indomani del 4 marzo aveva annunciato le dimissioni dalla carica di Segretario del partito, salvo poi continuare a menare il can per l’aia, come è suo costume da che è sulla scena, e aveva anche affermato che per almeno due anni avrebbe taciuto, ma il personaggio è questo, è patologicamente incapace di rispettare gli impegni assunti e la parola data. E quindi tutti a pendere dalle sue labbra, per sapere cosa sarà del nostro futuro, affidato ancora una volta a questo leggendario statista, uomo fermo e e leale, che ha una sola parola, che fa quel che dice e dice quel che fa: io mi risparmierò il supplizio, non ho intenzione di sprecare il mio tempo per ascoltare le farneticazioni del personaggio in questione, leggerò un buon libro e domani comprerò un quotidiano, come faccio ogni giorno, e mi abbevererò alla fonte della sapienza e della virtù del Senatore toscano, conscio che basterà leggerne le dichiarazioni e pensare che poi farà l’esatto contrario.

Ora, è vero che il PD governa questo Paese ininterrottamemente dal 2011, va bene anche che alle recenti elezioni ha pagato dazio proprio per aver gestito la cosa pubblica tanto a lungo, ma i tempi cambiano, e oggi lo scenario politico è totalmente diverso dal passato, sono emerse nuove realtà sulle quali ogni opinione è naturalmente legittima, ed è oggettivo che il PD non ha più un ruolo centrale, come dicono i numeri, che lo pongono irrimediabilmente in una posizione subalterna.

E di questa circostanza gli organi d’informazione devono tenere conto, l’82% dei votanti si sono espressi in maniera contraria al PD, e hanno tutto il diritto di ascoltare anche li rappresentanti dei partiti in favore dei quali hanno espresso la propria preferenza, invece che rischiare di finire in overdose, per via dell’accerchiamento ai quali oggi sono stati sottoposti.

Nè si può ragionevolmente affermare che la classe dirigente del PD abbia analizzato con chiarezza le ragioni del progressivo e irrefrenabile allontanamento di gran parte del suo elettorato (quasi sette milioni di voti in meno rispetto alle europee del 2014), limitandosi a ripetere il mantra della cattiva comunicazione, del fatto che i votanti “non hanno capito”, che se al referendum avesse vinto il sì ora avremmo un Governo (mentendo ancora una volta, dato che l’orrendo Italicum è stato bocciato dalla Corte Costituzionale e non dal referendum), e ripetendo fino allo sfinimento gli straordinari risultati raggiunti dai Governi che ha gestito finora, piuttosto che accogliere e valorizzare le istanze della gente, e badare magari un pò meno alle banche e ai cosiddetti poteri forti, ai quali invece ha rivolto ogni sua attenzione.

Se la nostra classe politica fosse composta da gente responsabile, e qui non mi riferisco solo al PD ma a tutte le compagini, nessuan esclusa,  varerebbero un Governo di scopo, al quale affidare pochi e specifici compiti nell’interesse del Paese, ovvero la manovra finanziaria, per scongiurare la minaccia delle clausole di salvaguardia che prevedono l’aumento dell’IVA, con i conseguenti effetti devastanti per l’economia e per le tasche degli italiani, e una nuova legge elettorale equa ed efficace, che tenga in debito conto le reiterate indicazioni della Corte Costituzionale, per poter andare a nuove elezioni nel più breve tempo possibile e avere finalmente un Governo nella pienezza delle proprie funzioni e, quel che più conta, rigorosamente rispettoso di ciò che il corpo elettorale esprime nelle urne, attraverso il processo democratico delle libere elezioni.

Con buona pace dei soloni alla Scalfari, altro che prorogatio di governi che non rappresentano l’autentico volere del popolo sovrano!

P.S.: il tormento non è ancora finito, questa sera da Giletti su LA7, tra gli altri ospiti, c’è Alessia Morani, naturalmente del PD, non c’è scampo, avete presente Blob, il fluido che uccide…?

Una classe politica da farsa

Dunque, vediamo di fare il punto della situazione.

Abbiamo votato il 4 di marzo u.s., ormai cinquanta giorni fa, e il risultato prodotto da una legge elettorale che definire orribile è poco, è lo stallo nel quale i nostri inqualificabili politico annaspano, senza che si riesca a individuare una possibile soluzione ragionevole.

E qui sta emergendo, con straripante prepotenza, l’inadeguatezza degli attuali protagonisti dell’agone politico, rispetto ai quali i vituperati loro predecessori della Prima Repubblica assurgono a vette inarrivabili.

Cosa è accaduto dal 4 marzo in poi?

Cominciamo dal PD e dal suo ormai mitico (aggettivo che odio ma che nella circostanza è il più adatto) ex-segretario, Matteo Renzi, il quale, preso atto della clamorosa sconfitta subita, che ha portato il partito al minimo storico dal 1948 a oggi, rassegna le dimissioni “virtuali”, dal momento che continua imperterrito a gestire il partito e a dettarne la linea politica: e la stampa che continua non valorizzare questa incoerenza come meriterebbe, tanto in Italia le dimissioni non sono una cosa seria, lo sappiamo bene…

A questo punto, M5S e Lega, i partiti che hanno oggettivamente conseguito il migliore risultato, eleggono i Presidenti della Camera e del Senato, con i voti di Forza Italia e di Fratelli d’Italia.

Tutto fa presagire che ciò costituisca il viatico per la formazione di un Governo tra M5S e la coalizione di centro destra, nel rispetto del voto degli elettori, e anche in considerazione del fatto che il PD, primo responsabile di una legge elettorale ignobile fatta approvare ponendo per ben otto volte la fiducia, studiata con l’idea di non produrre alcun vincitore per poi fare un Governo PD-FI, decide di porsi all’opposizione.

E qui inizia il valzer: DiMaio, dopo aver votato la Casellati al Senato, una berlusconiana di ferro, improvvisamente scopre l’impresentabilità di Berlusconi, e pone a Salvini un veto sulla presenza di Forza Italia nell’eventuale Governo: il leader della Lega non ci sta, perchè sa bene che la possibilità di essere capo della coalizione del centro destra, e del suo 37% dei voti, è condizionata dal fatto che la coalizione stessa regga, altrimenti casca tutto il castello.

Il capo del M5S propone allora il cosiddetto “contratto”, ovvero una proposta di iniziative di Governo avanzata sia al Centrodestra che al PD, come se fosse la stessa cosa, e senza tenere in alcuna considerazione che destra e sinistra, per storia, ideologia, posizioni politiche, non si equivalgono ma rappresentano due idee della società fondamentalmente diverse tra loro, ma evidentemente a Di Maio questi semplici concetti fanno difetto, forse la lettura di qualche buon libro gioverebbe alla causa…

Vista l’immobilità della situazione, il Presidente della Repubblica affida un incarico esplorativo al Presidente del Senato, che alla luce del diniego dei 5S si conclude con un nulla di fatto, e quindi un nuovo incarico al Presidente della Camera, e qui viene il bello!

Di Maio annuncia, urbi et orbi, che ogni possibilità di accordo con il centro destra è assolutamente da escludere, e che la sola chance rimasta è quella di formare un Governo basato su di un’intesa con il PD, altrimenti si va nuovamente al voto.

E il PD, ovvero il vero e certo sconfitto alle elezioni, il cui ex-segretario aveva annunciato con atteggiamento stentoreo che il partito sarebbe stato all’opposizione, mostra un certo interesse e annuncia una seria riflessione sulla proposta del M5S.

Quindi tutte le contumelie che i due partiti si sono scambiati durante la campagna elettorale erano uno scherzo, e penso con affetto all’on. Andrea Romano, uno dei politici meno coerenti che si conoscano, dalemiano quando D’Alema era in auge, montiano quando Monti era reputato il salvatore della Patria, tanto da essere eletto nelle liste di Scelta Civica nel 2013, per poi passare al PD di Renzi quando quest’ultimo diventa Presidente del Consiglio, forse fulminato dalla statura di statista del personaggio, e ora direttore dell’organo di stampa on line del partito “Democratica”, insomma, un uomo per tutte le stagioni, che ogni volta che appare in TV, molto spesso per la verità, non riesce a pronunciare cinque parole di seguito senza fare a meno di attaccare i 5S, nei confronti dei quali probabilmente soffre di una vera e propria fissazione.

Come farà il povero Romano, nel caso in cui dovesse condividere un’avventura di Governo con quelli che fino a ieri sono stati i suoi acerrimi nemici?

E le vestali di Renzi, la Morani, la Malpezzi, la Bonafè, la Moretti, tutte sempre pervicacemente impegnate ad attaccare i pentastellati, quali argomenti saranno costrette a trovare per giustificare una siffatta alleanza?

Ma attenzione, analoghe considerazioni vanno espresse sulla coerenza del M5S, che ha sempre dichiarato di voler azzerare tutte le riforme varate dai Governi dal 2011 a oggi, molte delle quali sono certamente targate PD (jobs act, buona scuola, riforma Fornero sulle pensioni, riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione, per citare le più significative): non è possibile che le parole non valgano nulla, la gente ha buona memoria e non credo che gradisca le prese in giro, e qui ne stiamo vedendo tante.

Non sono sicuro che questa ipotesi di accordo tra M5S e PD possa sortire un risultato positivo: nel PD le acque sono molto agitate, ed è di oggi, a titolo di esempio, la dichiarazione del nuovo Che Guevara, il Ministro Carlo Calenda, il feroce rivoluzionario proveniente dai salotti bene di Roma, uno al quale i proletari guardano con fiducia, la cui decisione più dirompente presa finora è se indossare una cravatta regimental o una a pois, il quale, dopo aver pensato bene di non presentarsi alle elezioni, e che quindi rappresenta solo sè stesso, ha dichiarato che in caso di accordo tra PD e 5S, lascerebbe il partito al quale si è recentemente iscritto.

Quello che è certo è che ho la forte impressione che del voto liberamente espresso nelle urne dagli elettori non freghi nulla a nessuno, nè agli ineffabili politici, il cui esclusivo interesse è quello di assicurarsi una comoda poltrona dalla quale seguire e coltivare i propri personali interessi, nè alla stampa, che apparentemente mantiene una posizione neutrale, ma che in effetti tifa apertamente per l’una o per l’altra fazione.

Sono sinceramente indignato, non riesco più a distinguere tra chi promette di abbandonare la vita politica in caso di sconfitta, e dopo averne subite numerosissime e sempre più clamorose è sempre lì a menare le danze (Renzi), e chi pur di ottenere per sè la carica di Presidente di Consiglio è disposto a fare accordi pure con il diavolo, in barba a tutto ciò che ha promesso e dichiarato finora (Di Maio), o chi pur essendo condannato in via definitiva in sede penale si propone quale garante della Democrazia e padre nobile della Patria (Berlusconi), e compagnia bella.

Non accetto che questo sia un Paese nel quale la parola data non vale nulla, nel quale non si distingue più tra chi propone il bianco e chi il nero, immersi tutti in un brodo primordiale nel quale tutto è indistinto e indeterminato.

La democrazia è un’altra cosa: c’è chi vince e c’è chi perde, i primi governano, i secondi fanno l’opposizione, questo accade nei Paesi veramente evoluti, e se si fanno degli accordi devono essere chiari, oggettivi, verificabili, stabiliti in armonia con quello che la base elettorale ha espresso, e invece qui assistiamo a uno squallido teatrino nel quale si sta rappresentando una farsa, nella quale potremmo vedere gli sconfitti al Governo e la coalizione vincente (pur non autonoma dal punto di vista numerico) all’opposizione…

Boh, forse mi illudo di vivere in un Paese normale, ma dovrò fare prima o poi un serio esame di coscienza e prendere atto di quanto è sotto gli occhi di tutti, e cioè che fino a quando non riusciremo a capire che la lealtà, la fedeltà alle proprie convinzioni, pur essendo sempre pronti a mutarle ma apertamente, con franchezza, è un valore imprescindibile per tutti, ma ancor di più per chi è chiamato a gestire la cosa pubblica, non potremo mai considerarci una democrazia compiuta e degna di essere considerata tale.

Non volevo essere così prolisso, la sintesi è importante,  ma la situazione nella quale ci troviamo è seria, e merita una riflessione attenta e meditata, in fin dei conti la politica decide delle regole della nostra convivenza e affidarla a questi personaggi è drammaticamente pericoloso, e sì che di voltagabbana nella nostra storia ne abbiamo visti e non pochi , ma pare che la lezione non ci sia servita…

“Un Paese che non ha memoria del proprio ieri, non può avere un domani” (Indro Montanelli)

Dell’Italia…

Per quarant’anni ho indossato una divisa, dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e di difendere la Patria, quando fui nominato Ufficiale della Marina Militare.

E seguendo questi precetti, ho prestato il mio servizio per tutti questi anni, senza mai metterli in dubbio, anche in periodi storici nei quali il termine Patria veniva pronunciato sottovoce, perchè qualche cosiddetto intellettuale riteneva che fosse sinomino di chissà quale nostalgia di tempi passati, ignorando che invece è una parola all’interno della quale albergano i principi che fanno di una terra uno Stato, una comunità che fonda le sue radici sulle proprie tradizioni, sulla sua cultura e sulla sua storia.

Ebbene, in questi tempi recenti il mio Paese sta collezionando una serie di incidenti di fronte ai quali io resto perplesso, per usare un eufemismo, e che mettono in discussione, secondo me, la nostra stessa dignità di Nazione forte e autorevole.

Pochi giorni fa, gendarmi francesi armati hanno fatto irruzione sul nostro territorio nazionale, nei pressi della stazione di Bardonecchia, ai confini tra Italia e Francia, per sottoporre a un test dell’urina un nigeriano, sospettato di essere uno spacciatore.

Esistono dei trattati che consentono questo tipo di attività, ovvero permettono a forze di un Paese di attraversare il confine per evitare che un individuo reo di aver commesso un reato possa continuare a delinquere nel Paese confinante, ma per far questo è necessario che il Paese in questione, e in questo caso l’Italia, sia preventivamente avvertito e conceda il proprio permesso perchè l’operazione si compia.

Ciò che la Francia non ha fatto, visto che i suoi gendarmi hanno sconfinato impunemente e senza il previo consenso delle autorità Italiane: ora, un Paese con la schiena dritta convoca l’ambasciatore della Francia, ne pretende le pubbliche scuse e, se ciò non accade, lo espelle in men che non si dica e basta.

Esattamente quello che ha fatto il premier inglese, Teresa May, espellendo un gran  numero di diplomatici russi per la vicenda della spia che si presume sia stata assassinata dai servizi segreti di quella nazione: giova ricordare che l’Italia, in forza dell’alleanza che ci lega alla Gran Bretagna, si è accodata alla decisione, espellendo anche noi due diplomatici russi, pur senza essere direttamente coinvolti nella vicenda.

E ora che invece l’episodio ci vede in prima linea, ci siamo limitati, finora, a elevare la solita “ferma protesta” per l’accaduto, e ancora aspettiamo che l’ineffabile Macron, quello che certa parte degli intellettuali radical chic aveva individuato come paladino della nuova Europa solidale e socialmente avanzata, porga le sue scuse per questo atto di superbia e di arroganza: non va bene, noi siamo l’Italia, e meritiamo rispetto anche dai francesi, che pensano di essere ancora una potenza coloniale senza esserlo, naturalmente. Pensate per un attimo a cosa sarebbe accaduto a parti invertite, la Francia avrebbe messo su un pandemonio, come minimo.

Ieri sera, il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha comunicato che 14.000 immigrati che quella Nazione non intende ospitare sul proprio territorio saranno ridislocati in altri Stati, tra i quali l’Italia, con l’assenso dell’ONU, circostanza poi smentita di fronte al finto stupore degli interessati.

Sembra però strano che un uomo politico avveduto ed esperto come l’israeliano si spinga a rilasciare una dichiarazione così impegnativa, senza essere sicuro di quanto afferma, e la smentita fa certamente parte del gioco: non vorrei ci fosse sotto qualcosa, e che il nostro Governo magari sia stato informato della cosa e ora stia cercando di gestirla senza sollevare un polverone, non sarebbe la prima volta.

Ieri il nostro Presidente della Repubblica si è complimentato con il suo collega Al Sisi, Presidente dell’Egitto, per la plebiscitaria vittoria ottenuta alle elezioni per la sua riconferma: per carità, si tratta di un dovere istituzionale, ma bisogna sempre ricordare che siamo sempre in attesa che si faccia luce sulla drammatica e vergognosa vicenda della morte di Giulio Regeni, barbaramente assassinato in Egitto e sulla cui fine le autorità di quel Paese si sono mostrate, finora, assolutamente reticenti.

Quindi, va bene complimentarsi con Al Sisi, va bene pure che Mattarella gli abbia ricordato, nel suo messaggio, che l’Italia attende ancora che la verità venga a galla, ma abbiamo reinsediato il nostro Ambasciatore in quel Paese, senza che ciò abbia sortito alcun risultato tangibile, e i genitori di quel povero ragazzo sono costretti a elemosinare un’iniziativa ferma, decisa, autorevole, che faccia capire ai nostri reticenti interlocutori che l’Italia è uno Stato che non transige su certi principi e che tutela i suoi cittadini sempre e comunque, senza fermarsi di fronte a scuse di comodo, imbarazzanti per chi le accampa, ma ancor più per chi le accetta senza reagire adeguatamente.

Dulcis in fundo, la vicenda ormai annosa dei due Fucilieri di Marina, La Torre e Girone, che, pur essendo rientrati in Italia, ancora attendono che si faccia luce sulla loro storia, nella quale l’Italia ha tenuto un atteggiamento equivoco e ondivago, mancando di tutelare due suoi uomini in divisa, accusati di essere due omicidi senza che gli accusatori abbiano esibito lo straccio di una prova tangibile e incontrovertibile.

Intendiamoci bene, la vicenda mi colpisce particolarmente perchè sono due miei commilitoni, ma ciò premesso quello che mi piacerebbe, e che credo sarebbe il giusto atteggiamento da assumere, è la ferma pretesa che l’India fornisca elementi probanti sulle accuse che muove, così da assicurare ai due Fucilieri un giusto ed equo processo, al termine del quale possano essere assolti se innocenti, e puniti se colpevoli, ponendo fine a questa incresciosa situazione.

Vi ricordo due casi: l’incidente del Cermis del 1998, quando un Gruman pilotato da un Capitano del Corpo dei Marines degli USA, durante un volo d’addestramento, tranciò i cavi di una funivia, facendo precipitare la cabina da un’altezza di 150 metri, provocando la morte di 19 passeggeri.

Ebbene, il pilota fu immediatamente preso, impacchettato e riportato immediatamente negli USA, ove è stato inquisito, processato e condannato a sei mesi di detenzione, per scontarne poi solo quattro e mezzo per buona condotta.

E poi il caso Calipari, funzionario e agente segreto italiano che il 4 marzo del 2005, durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, venne ucciso a Baghdad a un posto di blocco gestito dagli americani.

Il soldato che aprì il fuoco non fu  mai consegnato alle autorità italiane per essere giudicato, e gli USA rifiutarono sempre di collaborare per fare giustizia di quello che fu un vero e proprio assassinio.

Insomma,  non è questione di questo o di quel Governo, ma di decidere, una volta per sempre, se l’Italia è una Nazione e uno Stato che è capace con i fatti di far valere la propria autorevolezza nel consesso internazionale, non solo a parole, con le ferme proteste che non fanno neanche il solletico alle parti interessate, ma agendo con reale fermezza, facendo valere le prorie ragioni in tutte le sedi competenti, senza avere paura di assumere iniziative congrue e significative.

Non dimentichiamo mai chi siamo stati nella storia, di quali patrimoni di cultura, di arte, di storia siamo titolari, e basta con questi atteggiamenti supini, accomodanti, dobbiamo reclamare con forza e determinazione il nostro ruolo tra i grandi Paesi del mondo occidentale, e se i cosiddetti intellettuali interpreti del  politicamente corretto, modo ipocrita di atteggiarsi, saranno in disaccordo, pazienza, ce ne faremo una ragione.

Mostrare di avere la schiena dritta può servire anche per rinsaldare quel sentimento di appartenza che mostriamo di possedere solo durante i mondiali di calcio, quando mostriamo la bandiera tricolore, salvo poi riporla mestamente alla prima sconfitta: siamo Italiani, con la I maiuscola, facciamo valere la nostra identità e la nostra storia, non sono numerosi i popoli che possano reggerne il confronto.