Dell’Italia…

Per quarant’anni ho indossato una divisa, dopo aver giurato fedeltà alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e di difendere la Patria, quando fui nominato Ufficiale della Marina Militare.

E seguendo questi precetti, ho prestato il mio servizio per tutti questi anni, senza mai metterli in dubbio, anche in periodi storici nei quali il termine Patria veniva pronunciato sottovoce, perchè qualche cosiddetto intellettuale riteneva che fosse sinomino di chissà quale nostalgia di tempi passati, ignorando che invece è una parola all’interno della quale albergano i principi che fanno di una terra uno Stato, una comunità che fonda le sue radici sulle proprie tradizioni, sulla sua cultura e sulla sua storia.

Ebbene, in questi tempi recenti il mio Paese sta collezionando una serie di incidenti di fronte ai quali io resto perplesso, per usare un eufemismo, e che mettono in discussione, secondo me, la nostra stessa dignità di Nazione forte e autorevole.

Pochi giorni fa, gendarmi francesi armati hanno fatto irruzione sul nostro territorio nazionale, nei pressi della stazione di Bardonecchia, ai confini tra Italia e Francia, per sottoporre a un test dell’urina un nigeriano, sospettato di essere uno spacciatore.

Esistono dei trattati che consentono questo tipo di attività, ovvero permettono a forze di un Paese di attraversare il confine per evitare che un individuo reo di aver commesso un reato possa continuare a delinquere nel Paese confinante, ma per far questo è necessario che il Paese in questione, e in questo caso l’Italia, sia preventivamente avvertito e conceda il proprio permesso perchè l’operazione si compia.

Ciò che la Francia non ha fatto, visto che i suoi gendarmi hanno sconfinato impunemente e senza il previo consenso delle autorità Italiane: ora, un Paese con la schiena dritta convoca l’ambasciatore della Francia, ne pretende le pubbliche scuse e, se ciò non accade, lo espelle in men che non si dica e basta.

Esattamente quello che ha fatto il premier inglese, Teresa May, espellendo un gran  numero di diplomatici russi per la vicenda della spia che si presume sia stata assassinata dai servizi segreti di quella nazione: giova ricordare che l’Italia, in forza dell’alleanza che ci lega alla Gran Bretagna, si è accodata alla decisione, espellendo anche noi due diplomatici russi, pur senza essere direttamente coinvolti nella vicenda.

E ora che invece l’episodio ci vede in prima linea, ci siamo limitati, finora, a elevare la solita “ferma protesta” per l’accaduto, e ancora aspettiamo che l’ineffabile Macron, quello che certa parte degli intellettuali radical chic aveva individuato come paladino della nuova Europa solidale e socialmente avanzata, porga le sue scuse per questo atto di superbia e di arroganza: non va bene, noi siamo l’Italia, e meritiamo rispetto anche dai francesi, che pensano di essere ancora una potenza coloniale senza esserlo, naturalmente. Pensate per un attimo a cosa sarebbe accaduto a parti invertite, la Francia avrebbe messo su un pandemonio, come minimo.

Ieri sera, il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, ha comunicato che 14.000 immigrati che quella Nazione non intende ospitare sul proprio territorio saranno ridislocati in altri Stati, tra i quali l’Italia, con l’assenso dell’ONU, circostanza poi smentita di fronte al finto stupore degli interessati.

Sembra però strano che un uomo politico avveduto ed esperto come l’israeliano si spinga a rilasciare una dichiarazione così impegnativa, senza essere sicuro di quanto afferma, e la smentita fa certamente parte del gioco: non vorrei ci fosse sotto qualcosa, e che il nostro Governo magari sia stato informato della cosa e ora stia cercando di gestirla senza sollevare un polverone, non sarebbe la prima volta.

Ieri il nostro Presidente della Repubblica si è complimentato con il suo collega Al Sisi, Presidente dell’Egitto, per la plebiscitaria vittoria ottenuta alle elezioni per la sua riconferma: per carità, si tratta di un dovere istituzionale, ma bisogna sempre ricordare che siamo sempre in attesa che si faccia luce sulla drammatica e vergognosa vicenda della morte di Giulio Regeni, barbaramente assassinato in Egitto e sulla cui fine le autorità di quel Paese si sono mostrate, finora, assolutamente reticenti.

Quindi, va bene complimentarsi con Al Sisi, va bene pure che Mattarella gli abbia ricordato, nel suo messaggio, che l’Italia attende ancora che la verità venga a galla, ma abbiamo reinsediato il nostro Ambasciatore in quel Paese, senza che ciò abbia sortito alcun risultato tangibile, e i genitori di quel povero ragazzo sono costretti a elemosinare un’iniziativa ferma, decisa, autorevole, che faccia capire ai nostri reticenti interlocutori che l’Italia è uno Stato che non transige su certi principi e che tutela i suoi cittadini sempre e comunque, senza fermarsi di fronte a scuse di comodo, imbarazzanti per chi le accampa, ma ancor più per chi le accetta senza reagire adeguatamente.

Dulcis in fundo, la vicenda ormai annosa dei due Fucilieri di Marina, La Torre e Girone, che, pur essendo rientrati in Italia, ancora attendono che si faccia luce sulla loro storia, nella quale l’Italia ha tenuto un atteggiamento equivoco e ondivago, mancando di tutelare due suoi uomini in divisa, accusati di essere due omicidi senza che gli accusatori abbiano esibito lo straccio di una prova tangibile e incontrovertibile.

Intendiamoci bene, la vicenda mi colpisce particolarmente perchè sono due miei commilitoni, ma ciò premesso quello che mi piacerebbe, e che credo sarebbe il giusto atteggiamento da assumere, è la ferma pretesa che l’India fornisca elementi probanti sulle accuse che muove, così da assicurare ai due Fucilieri un giusto ed equo processo, al termine del quale possano essere assolti se innocenti, e puniti se colpevoli, ponendo fine a questa incresciosa situazione.

Vi ricordo due casi: l’incidente del Cermis del 1998, quando un Gruman pilotato da un Capitano del Corpo dei Marines degli USA, durante un volo d’addestramento, tranciò i cavi di una funivia, facendo precipitare la cabina da un’altezza di 150 metri, provocando la morte di 19 passeggeri.

Ebbene, il pilota fu immediatamente preso, impacchettato e riportato immediatamente negli USA, ove è stato inquisito, processato e condannato a sei mesi di detenzione, per scontarne poi solo quattro e mezzo per buona condotta.

E poi il caso Calipari, funzionario e agente segreto italiano che il 4 marzo del 2005, durante la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena, venne ucciso a Baghdad a un posto di blocco gestito dagli americani.

Il soldato che aprì il fuoco non fu  mai consegnato alle autorità italiane per essere giudicato, e gli USA rifiutarono sempre di collaborare per fare giustizia di quello che fu un vero e proprio assassinio.

Insomma,  non è questione di questo o di quel Governo, ma di decidere, una volta per sempre, se l’Italia è una Nazione e uno Stato che è capace con i fatti di far valere la propria autorevolezza nel consesso internazionale, non solo a parole, con le ferme proteste che non fanno neanche il solletico alle parti interessate, ma agendo con reale fermezza, facendo valere le prorie ragioni in tutte le sedi competenti, senza avere paura di assumere iniziative congrue e significative.

Non dimentichiamo mai chi siamo stati nella storia, di quali patrimoni di cultura, di arte, di storia siamo titolari, e basta con questi atteggiamenti supini, accomodanti, dobbiamo reclamare con forza e determinazione il nostro ruolo tra i grandi Paesi del mondo occidentale, e se i cosiddetti intellettuali interpreti del  politicamente corretto, modo ipocrita di atteggiarsi, saranno in disaccordo, pazienza, ce ne faremo una ragione.

Mostrare di avere la schiena dritta può servire anche per rinsaldare quel sentimento di appartenza che mostriamo di possedere solo durante i mondiali di calcio, quando mostriamo la bandiera tricolore, salvo poi riporla mestamente alla prima sconfitta: siamo Italiani, con la I maiuscola, facciamo valere la nostra identità e la nostra storia, non sono numerosi i popoli che possano reggerne il confronto.

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