Sull’orlo del baratro

Quello che è accaduto ieri, con il tramonto del tentativo di formare un Governo Lega-M5S, sta trascinando il Paese in una crisi istituzionale senza precedenti, dopo più di ottanta giorni da quel 4 marzo, giorno nel quale si tennero le elezioni politiche dalle quali, di fatto, non uscì un chiaro responso, sia per la frammentazione del sistema, sia soprattutto per via di una legge elettorale indegna e orribile, della quale la responsabilità è chiara (ci tornerò in seguito).

In conseguenza delle decisioni del Presidente della Repubblica, M5S e FdI hanno annunciato di voler attivare la procedura di messa in stato d’accusa dello stesso, a norma dell’art. 90 della Costituzione: per chiarire, credo fermamente che questa iniziativa sia assolutamente improvvida, fuori luogo, del tutto immotivata e pericolosa per la tenuta delle istituzioni.

Ma ciò non mi esime dall’esprimere la mia opinione su quanto sta accadendo, e confesso tutte la mie perplessità, da un lato, e il mio stupore, dall’altro, in particolare per l’azione del Presidente della Repubblica, uomo che stimo e per il quale provo sincera ammirazione per il suo rigore morale, ma che in questa occasione non mi ha convinto.

Come tutti sappiamo, o dovremmo sapere se non ci piace fare finta di portare l’anello al naso,  la pessima legge elettorale fu ideata dal PD e da FI (leggi Renzi e Berlusconi), con il chiaro ma inconfessato intento di ottenere un risultato tale da consentire loro di fare un Governo insieme dopo le elezioni, in una riedizione del patto del Nazareno.

E così la legge fu approvata, con il mitico Gentiloni che, in barba alle sue stesse parole pronunciate al momento dell’insediamento come Presidente del Consiglio, allorchè ebbe a dichiarare che il suo Governo non si sarebbe mai occupato di tale materia, che nella norma e nella prassi è di competenza del Parlamento, pose la fiducia per ben otto volte, a dimostrazione della sua credibilità e autorevolezza.

Per amore di precisione, va aggiunto che anche la Lega votò a favore, e che quindi condivide la responsabilità con PD e FI: votarono contro M5S e FdI.

Sappiamo poi che in realtà il quadro emerso dalle elezioni ha relegato Renzi e Berlusconi a un ruolo assolutamente marginale, essendo stati sonoramente sconfitti  i loro due partiti: ciò ha portato a una sorta di paralisi istituzionale dalla quale non siamo ancora usciti.

Dopo più di ottanta giorni, ieri si è consumata la fine del tentativo del prof. Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio incaricato e proposto dal M5S, il quale ha sottoposto al Presidente della Repubblica la lista dei Ministri, assicurandogli l’esistenza di una sicura maggioranza parlamentare, in grado di sostenere il Governo che egli si accingeva a presiedere.

Ha dovuto però prendere atto del veto opposto dal Presidente della Repubblica di fronte alla eventuale nomina di Paolo Savona, quale Ministro per l’Economia, e su questa situazione di stallo il tentativo è miseramente naufragato.

Paolo Savona è un economista di chiara fama, la cui autorevolezza è assolutamente fuori discussione ed è universalmente riconosciuta: il veto sul suo nome sembrerebbe trarre origine dalle sue posizioni scettiche sul sistema di gestione dell’euro e, in maniera particolare, dalle sue considerazioni non certo benevole sulla maniera della Germania di intendere l’Unione Europea e sulle sue smanie di supremazia.

Da un lato il Presidente della Repubblica è stato irremovibile, in forza della prerogativa di nomina dei Ministri che gli assegna l’art. 92 della Costituzione, dall’altro egualmente fermo è stato il leader della Lega, Matteo Salvini che, nonostante la disponibilità dell’altro leader della coalizione Luigi Di Maio a trovare una soluzione media, non ha inteso ragioni e tutto è finito nella cenere.

Stamattina il Presidente della Repubblica ha conferito l’incarico di formare il Governo al dott. Carlo Cottarelli, per una compagine che sarà evidentemente tecnica e che avrà il compito principale di condurci a nuove elezioni in autunno.

Premesso che la nostra classe politica dirigente, in senso totale e nessuno escluso, sta vieppiù dimostrando la sua frustrante inadeguatezza, a chi va attribuita la responsabilità di questa drammatica situazione? La mia convinzione è che in questo caso nessuno possa chiamarsi fuori, e che tutti gli attori di questa commedia non hanno tenuto un comportamento  che possa tenerli al riparo da critiche, ovvero:

  • perchè il Presidente della Repubblica non ha mai ritenuto di conferire l’incarico al leader della colizione di centro-destra, destinataria del maggior numero di voti dopo il 4 marzo? Gli ineffabili analisti politici che scrivono sui giornali e imperversano in TV ci hanno spiegato che, bontà loro, il Presidente non potrebbe mai mandare in Parlamento un Governo che non abbia la certezza matematica di avere una maggioranza certa e stabile. Ebbene, allora come farà ora a mandare alle Camere il costituendo Governo Cottarelli che, senza alcun dubbio, non otterrà la fiducia? Non è palese la contraddizone? Aspettiamo risposte da qualche insigne politologo in grado di spiegare l’arcano
  • perchè Savona non può fare il Ministro? Perchè è inviso all’establishment europeo? Ma quale diritto hanno costoro a interferire sulle scelte di un Paese sovrano che si accinge a formare un Governo, in ossequio alle decisioni prese dal popolo sovrano nelle urne? Se ci pieghiamo alle pressioni esterne, dovremmo cominciare allora a riflettere se non siamo invece un Paese a sovranità limitata. Peraltro, Savona non è un pericoloso tupamaros, è un insigne e prestigioso economista già Ministro della Repubblica e titolare di mille incarichi di assoluto rilievo presso Enti pubblici e privati. Diciamo pure che tra lui e il timido Padoan non c’è partita, eppure il veto è stato ferreo e assoluto
  • nella sua dichiarazione rilasciata ieri resa, con l’intento di spiegare le ragioni che hanno portato alla situazione attuale,  il Presidente della Repubblica ha affermato che la politica economica del Governo deve essere improntata al pieno rispetto delle direttive europee, per garantire la tenuta dei conti e per salvaguardare il risparmio degli italiani. In linea di principio non si può non essere d’accordo, ma decine e decine di economisti concordano nel dire che la linea di assoluto rigore tenuto negli ultimi anni non ha sortito i risultati attesi e spesso annunciati con squilli di tromba, anzi ha portato il Paese a vedere aumentate drammaticamente le disuguaglianze, all’aumento dei poveri (undici milioni di italiani vivono in condizioni di povertà e sei milioni sono poveri assoluti, secondo i dati dell’ISTAT) e, complessivamente, l’Italia è fanalino di coda in Europa per tasso di crescita e occupazione, soprattutto giovanile
  • questi dati di fatto hanno trovato sfogo nelle urne, con gli elettori che hanno inconfutabilmente punito i partiti che dal 2011 a oggi hanno governato, portando il debito dai 2000 miliardi del 2011 ai 2300 abbondanti di oggi. Intendo dire che evidentemente gli italiani sperano in una politica economica diversa, più attenta ai bisogni della genete comune che non alle banche e all’alta finanza, e il Presidente della Repubblica che fa? Conferisce l’incarico a Cottarelli, sulle cui qualità di economista non si discute, tale è il suo prestigio e autorevolezza, ma che è alfiere di una politica rigorista e che tende alla diminuzione del debito attraverso una maggiore leva fiscale, ovvero esattamente il contrario di quanto anela la maggior parte degli italiani. Insomma, sia detto con il dovuto rispetto per il Presidente della Repubblica, l’incarico a Cottarelli sembra essere quasi una provocazione, in spregio alle determinazioni del corpo elettorale, e assume con ogni evidenza la connotazione di una scelta politica, competenza che certamente non è inserita nel perimetro delle attribuzioni di Mattarella, dal momento che la definizione della politica del Governo e le conseguenti azioni realizzative della stessa competono al Presidente del Consiglio, attraverso i Ministri. Ergo, mi domando perchè il Presidente della Repubblica non abbia conferito l’incarico alla  al Presidente del Senato o a quello della Camera, scelta certamente più istituzionale e meno  divisiva
  • Mattarella avrebbe preferito un  Ministro dell’Economia politico, espressione dei partiti che si proponevano di formare il Governo. Ma allora non avrebbe dovuto accogliere la proposta di conferire l’incarico a Giuseppe Conte, espressione del M5S ma non  eletto, sarebbe stato più lineare, o quel che vale per l’Economia non vale per il Governo?
  • infine, credo che questa gestione della crisi da parte del Presidente della Repubblica sia stata complessivamente e politicamente deficitaria, e che la scelta finale di Cottarelli consegni alla Lega, in particolare, la possibilità di condurre una campagna elettorale, ormai prossima, in discesa, nella quale certamente Salvini gli attribuirà tutta la responsabiltà della mancata nascita di un Governo rispettoso del risultato elettorale, e credo che non sia difficile ipotizzare una forte affermazione della Lega stessa.

Come si è capito, non sono del tutto convinto della bontà delle scelte del Presidente della Repubblica siano state lineari ed efficaci, così come credo che le forze politiche di maggioranza hanno messo su un castello di sabbia difficilmente sostenibile e che, tutto sommato, non siano dispiaciute di come sono andate le cose, ma ciò nondimeno confido in un sussulto di senso dello Stato da parte di quelle compagini che minacciano la messa in stato d’accusa, perchè in un momento già così difficile e apparentemente senza via d’uscita, di tutto abbiamo bisogno tranne che di drammatizzare una situazione senza precedenti e una crisi istituzionale che sta lacerando profondamente il tessuto sociale di un Paese stremato dalle difficoltà.

Una volta tanto i nostri politici, che stanno dando di loro una pessima prova improntata all’irresponsabilità e all’incapacità manifesta, tutti e nessuno escluso, pur con diversi “gradi di colpevolezza”, dimostrino di avere a cuore le sorti dell’Italia e di potersi redimere dalle colpe che hanno oggettivamente.

Non bisogna soffiare sul fuoco, c’è sempre il rischio che qualcuno si lasci prendere dal pathos e possa compiere un gesto inconsulto, è già successo in passato e le attuali condizioni sono tutt’altro che serene.

 

 

Il populismo, secondo me

Da tempo gli editoriali di Eugenio Scalfari, e la linea assunta da La Repubblica, mi hanno indotto a non comprare più quel quotidiano, del quale sono stato lettore fin ndal suo primo numero, nei lontani anni ’70: ciò che mi ha portato a questa decisione è stato, in particolare, l’atteggiamento di rifiuto del responso elettorale del 4 marzo ultimo scorso, e la sgradevole sufficienza e spocchia con la quale il giornale ha analizzato il voto, dando a intendere che l’espressione della volontà popolare sia stata un errore.

Ieri però ho comprato la Repubblica, solo perchè la domenica viene distribuito un inserto, molto interessante, sulle novità letterarie, argomento che mi interessa particolarmente: mal me ne incolse, perchè il solito Scalfari, nel suo tradizionale editoriale, mi ha fatto venire l’orticaria con delle considerazioni, a mio avviso farneticanti, sul fenomeno del quale tutti parlano, ovvero il populismo, mostrando ancora una volta di nutrire una sua convinzione che reputo del tutto strumentale e avulsa dalla realtà dei nostri tempi.

Come sa chi ha la pazienza di frequentare questo blog, non sono un elettore nè del M5S, nè della Lega, ma ho un rispetto sacrale della espressione della volontà popolare, fedele al dettato della nostra Costituzione, e leggere le argomentazioni di chi invece, dall’alto della sua presunta superiorità morale e intellettuale, è solito giudicare improvvide le decisioni democraticamente assunte dai votanti, quando non collimano perfettamente con le loro convinzioni, mi indigna.

E Scalfari, tra costoro, è senz’altro un capofila, cadendo peraltro in palesi ed evidenti contraddizioni: ieri ha esordito nel suo editoriale esaminando il fenomeno del populismo, in Europa ma naturalmente soffermandosi sulla situazione italiana, attribuendolo tout court alla destra, e quel che è più grave e offensivo, scrivendo testualmente “il populismo non è il popolo che rivendica la sua libertà e il suo sovranismo, ma una plebe totalmente priva di cultura politica, di valori e di ideologie”.

E per non sbagliare, ha definito Di Maio e Salvini come due dittatori, ai quali ha poi aggiunto, bontà sua, anche Renzi, ma in posizione più defilata e sfumata: dimenticando che egli stesso, solo poche settimane fa, scriveva e diceva che Di Maio avrebbe dovuto assumere la funzione di capo di una nuova sinistra, fondendo tra loro M5S e PD, così da poter formare un governo con i numeri necessari e sufficienti per operare efficacemente.

Ora, sento la necessità di fare due precisazioni, che derivano da quello che penso sull’argomento:

  • la prima è che credo che il populismo non sia nè di destra nè di sinistra, ma che sia un fenomeno che nasce dalla disuguaglianza tra le classi sociali, che negli ultimi decenni ha arricchito quelle più abbienti, e impoverito quelle maggiormente bisognose, frutto di una politica che ha strizzato l’occhio ai cosiddetti poteri forti, ignorando le istanze dei ceti medi impoverendoli progressivamente. Scalfari, e tutti quelli che ne condividono le idee oligarchiche e spocchiose, possono attribuire al populismo la richiesta di maggiore attenzione ai diritti dei lavoratori, drasticamente abbattuti da leggi come il jobs act, la domanda di maggiore sicurezza e tutela dell’ordine e della legge, la voglia di equità, per sanare situazioni quali quelle dei comuni lavoratori che dovranno andare in pensione a 70 anni percependo magatri 1000€ al mese, dopo aver versato contributi per più di 40 anni, quando un parlamentare a 65 anni, avendo fatto una una sola legislatura (4 anni, 6 mesi e 1 giorno), prenderà più di 1200€ al mese? Se i cosiddetti intellettuali credono che la gente possa essere catalogata come populista solo perchè ha gli occhi per vedere, e un cervello per giudicare, allora vuol dire che la distanza che li separa dal sentire comune è tale da impedire loro di guardare con oggettività la realtà di chi vive la vita giorno per giorno, e ciò certamente non dà loro il diritto di pontificare dai salotti che sono soliti frequentare, quelli nei quali sorseggiano prosecco e ingurgitano tartine, con gli occhi foderati di prosciutto.
  • quanto poi al sillogismo populismo=destra, e quindi totale mancanza di cultura politica, valori e ideologie, faccio delle considerazioni di carattere personale, cosa che normalmente mi ripugna. Io mi ritengo un uomo di destra, e nonostante quello che pensa Scalfari, leggo libri e quotidiani, mi informo, studio, approfondisco gli argomenti dei quali poi disserto, e cerco di ragionare con la mia testa, e quindi non mi ritrovo in quella categoria descritta con tanta presunzione e sicumera dal prestigioso giornalista. E credo che come me nella destra italiana vi siano chissà quanti milioni di persone, certo non tutti ignoranti e zotici, come crede Scalfari. Al quale sommessamente ricordo che di destra sono stati grandi italiani come Cavour, Arturo Michelini, Malagodi, Benedetto Croce, D’Annunzio, Tomasi di Lampedusa, Carlo Emilio Gadda, Piero Chiara, Eugenio Montale, Marinetti, Landolfi, Pirandello, Silone, Vittorini, e tantissimi altri connazionali che hanno dato lustro al nostro Paese. Erano privi di cultura politica e di valori anche costoro? Scenda dal piedistallo il grande giornalista, e cerchi di essere un pò più equo e obiettivo.

Qualche considerazione poi sulla crisi politica in atto, e sull’azione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale va certamente riconosciuto il merito di avere assunto un ruolo di guida, in una situazione della quale ancora si stenta a vedere una sicura via d’uscita.

Personalmente sono dell’idea che Mattarella stia tenendo un atteggiamento assolutamente conforme e adeguato alla sua alta funzione, ma qualcosa non mi convince fino in fondo, ovvero:

  • in un intervento ha ricordato che Einaudi, da Presidente della Repubblica, attribuì a Pella l’incarico di formare un Governo nel 1953, ignorando le indicazioni della DC, primo partito dopo le elezioni. E’ vero, ma Mattarella ha dimenticato di aggiungere che Einaudi fece questa mossa solo dopo aver prima conferito il mandato a De Gasperi, leader della DC, e solo dopo che quest’ultimo gli comunicò di non aver trovato una maggioranza, Einaudi prese l’iniziativa. Ciò non è accaduto nei nostri giorni, perchè Mattarella non  ha conferito alcun mandato pieno nè a Di Maio, nè a Salvini, rispettivamente leader del primo partito e della prima coalizione, e francamente non se ne capisce il perchè
  • la situazione nella quale ci troviamo è senz’altro figlia della ignobile legge elettorale ideata congiuntamente da PD e FI, con il voto anche della Lega, approvata a suon di fiducie (ben otto) e che probabilmente presenta profili di incostituzionalità. Mattarella, nel ricordare che al Presidente della Repubblica è conferito il potere di non promulgare leggi quando palesemente non conformi, non ha però esercitato questo potere quando il Rosatellum gli è stato proposto, non ravvedendo in essa quindi alcun problema, nonostante egli sia stato Giudice Costituzionale e, in quanto tale, tra coloro che hanno cassato l’Italicum, del quale l’attuale legge elettorale è vicino parente
  • infine, si legge sulla stampa che Mattarella sta esercitando una sorta di pressione sulle nomine del Presidente del Consiglio e del Ministri che andranno a formare il possibile nuovo Governo: giusto, la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di nomina dei componenti dell’esecutivo, ma non mi pare che tale azione sia stata esercitata allorchè si formò il gabinetto Gentiloni, nonostante la presenza di Ministri tutt’altro che all’altezza della situazione, vedi i vari Fedeli, Madia, Poletti, Alfano, Lorenzin, e l’elenco potrebbe continuare, tutti personaggi sulla cui competenza, autorevolezza e credibilità è bene stendere un velo pietoso.

Ciò nondimeno, continuo a nutrire fiducia nell’azione del Presidente della Repubblica, che certamente asseconderà il volere del popolo votante, da rigoroso garante della Costituzione quale egli è senz’altro.

E che i nostri politici si diano una mossa, il tempo stringe e l’Italia ha assolutamente bisogno di un Governo nella pienezza delle sue funzioni.