Il caso Diciotti

Riprendo oggi a scrivere sul mio blog, dopo un breve periodo di vacanze trascorse a Taranto, mia città natale.

Non si può certo affermare che sia stata finora un’estate tranquilla, sia sotto l’aspetto meteorologico, sia soprattutto per quel che concerne la politica, con animatissime discussioni e polemiche indotte da quanto è accaduto (tragedia di Genova in primis) e accade, questione ILVA e immigrazione su tutte.

Ed è proprio di quest’ultimo problema che vorrei parlare, sulla scorta della notizia diffusasi ieri sera, l’indagine a carico del Ministro per gli Interni Matteo Salvini e del Capo di Gabinetto dello stesso Ministero. I reati contestati sarebbero quelli di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale, e gli atti sono stati trasmessi dalla Procura di Agrigento al Tribunale dei Ministri dal Procuratore Capo di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Ciò è conseguente alle indagini avviate da quest’ultimo per la vicenda di Nave Diciotti, della Guardia Costiera Italiana, quindi una Nave Militare, e questo particolare ha un suo fondamentale rilievo nelle considerazioni che esprimerò tra breve.

Inizierò con alcune importanti precisazioni:

  • quando in mare si verifica una situazione di pericolo, e a una nave, sia essa militare o civile, giunge una richiesta di aiuto, non ci sono storie: i naufraghi vanno soccorsi, senza esitare un solo istante, siano essi clandestini, bianchi, neri, gialli, senza distinzione di razza o etnia! E’ l’antica e sacra legge del mare, chiunque abbia navigato sa che il salvataggio anche di una sola vita umana è mille volte più importante di qualsiasi legge nazionale o di qualsivoglia decisione politica. Io, durante i sei anni trascorsi a bordo delle navi della Marina Militare, ho sempre avuto in mente questo dogma, e così tutti i miei colleghi, per un marinaio questa cosa è fuori discussione. I naufraghi vanno salvati, portati a terra al sicuro e affidati a chi può prendersi cura di loro, poi i politici decidono cosa fare!
  • ciò nondimeno, la vicenda di nave Diciotti va analizzata con attenzione e sgomberando il campo da posizioni velleitarie, demagogiche e dettate più da convenienze di parte che dalla valutazione di elementi oggettivi.

Il fenomeno dell’immigrazione in Italia è uno dei temi più scottanti e controversi di questi ultimi anni, destinato d’altronde a non esaurirsi nel breve periodo, date le oggettive condizioni di sottosviluppo di numerosi Paesi dell’Africa, dai quali provengono le maledette carrette del mare gestite da scafisti senza scrupoli.

L’Italia, per la sua stessa posizione geografica in mezzo al Mare Mediterraneo, costituisce fatalmente la meta più facile da raggiungere, e in questi anni il fenomeno ha assunto dimensioni tali da far nascere nella gente la percezione di una sorta di invasione, pur non confermata dai numeri che oggettivamente raccontano di una realtà diversa.

Nè si può dire che la politica abbia dato buona prova di sè nella gestione del problema: senza tirarla troppo per le lunghe, mi limiterò a osservare che abbiamo avuto prima un periodo di assoluta non gestione, quando al Viminale sedeva Angelino Alfano, con il Governo Letta e poi Renzi, quindi un cambio di rotta con Marco Minniti, al quale va riconosciuta un’azione ben più incisiva, nel solco della quale sta agendo ora Salvini, piaccia o meno alla sinistra che non riesce a riconoscere la continuità che, a mio avviso, è palese a chiunque abbia un minimo di memoria dei fatti.

Per quanto mi riguarda non intendo avventurarmi in considerazioni di natura sociologica, ma dico solo che penso che il fenomeno debbe essere gestito, i flussi migratori debbano essere controllati, e che debbano essere accolte e integrate nella nostra società soltanto quelle persone alle quali venga riconosciuto lo status di profughi, perchè provenienti da teatri di guerra e da situazioni di assoluto ed effettivo disagio socio economico.

Gli altri no, a meno che non si voglia cedere a quell’impulso falsamente buonista di certa parte della nostra cosiddetta intellighenzia, ammantata di ipocrisia, pronta ad affermare che tutti hanno diritto a essere accolti da noi, salvo poi indignarsi se la cosa li investe e riguarda da vicino, vedi illuminante esempio di Capalbio: è bastato far balenare l’ipotesi che nel bel rifugio dei radical chic potessero arrivare qualche decina di immigrati, perchè i paladini della sinistra in maglione di cachemire insorgessero sdegnati, per la paura che gli eventuali nuovi ospiti potessero derubarli dei Rolex con i quali sono soliti cingere i loro polsi falsamente proletari.

E quindi sono d’accordo con la linea prima di Minniti e ora di Salvini, che come ripeto trovo essere in continuità tra di loro, pur con un approccio semantico differente, dovuto con tutta evidenza all’appartenenza ad aree politiche fondamentalmente diverse.

Queste le considerazioni di carattere generale, e mi limito a queste, discutere più a lungo del problema nei suoi lineamenti di impostazione richiederebbe analisi ben più approfondite, ma preferisco in questo momento restare sulla stretta attualità.

Salvini è indagato dalla Magistratura per i reati di di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale: non mi esprimo su questo elemento, non sono un avvocato, non ho cognizione di leggi e codici, e sono avvezzo a discutere solo delle poche cose che conosco, quindi le considerazioni che esprimerò sono attinenti all’area del ragionamento, sviluppato sulla base della valutazione dei fatti oggettivi, e non certo all’esame dei fatti giuridici che hanno indotto la Procura di Agrigento ad agire come ha fatto, non avendo alcuna competenza specifica.

Osservo tuttavia che:

  • Salvini è Ministro per gli Interni in carica in un Governo legittimamente eletto dal Parlamento a seguito di elezioni democratiche. Tra i suoi compiti vi è quello della tutela dell’ordine pubblico, e impedendo lo sbarco sul territorio nazionale di immigrati irregolari, perchè occorre riconoscere che tali sono oggettivamente, adempie a un proprio dovere, come affermano numerosi commentatori sui pochi giornali non di parte. Ne consegue che parlare di sequestro di persona appare quanto meno improprio: se il Ministro lascia circolare liberamente sul territorio nazionale immigrati irregolari, che non hanno alcun titolo a risiedervi, compie invece il suo dovere istituzionale?
  • a mio avviso, dopo aver soccorso in mare gli immigrati, ha sbagliato a non farli immediatamente sbarcare a Catania, porto di approdo, e farli ricoverare in una struttura adeguata e attrezzata come si conviene, in  attesa di deciderne la destinazione definitiva. Non è possibile far restare a bordo di una nave Militare, che in quanto tale dispone di spazi ristretti all’osso, più di 150 persone per un lungo e indeterminato periodo di tempo, esponendo essi stessi e, permettetemelo, soprattutto l’equipaggio della nave a pericoli di contagio, favoriti dalla ristrettezza degli spazi e dalla forzata promiscuità. I Militari della Guardia Costiera stanno compiendo il loro dovere fino in fondo, senza tentennamenti di sorta e con abnegazione, come è nella tradizione delle Forze Armate Italiane (e non è un parere di parte il mio, è quanto ampiamente riconosciuto da tutti coloro possono definirsi intellettualmente onesti), e non possono essere messi a rischio della loro stessa salute. Compito dei politici è stabilire le strategie e prendere opportune decisioni, ma nel quadro del buon senso e delle regole principali
  • ieri sera la controversa vicenda sembra aver trovato una soluzione, e i migranti ancora a bordo di nave Diciotti sono finalmente sbarcati per essere portati in una struttura di accoglienza: il Governo, con un colpo a sorpresa, ha reso noto di aver raggiunto un accordo con l’Albania e l’Irlanda perchè questi due Paesi accolgano circa 20 persone ciascuno, mentre i restanti saranno affidati alla Chiesa Cattolica, grazie a un’intesa raggiunta con i Vescovi Italiani, che quindi se ne prenderanno cura.

E allora tiriamo le somme della storia, almeno fin qui:

  • la Magistratura, in presenza di una notizia di reato, ha l’obbligo di intervenire e di procedere con le opportune indagini, secondo quanto stabilito dalla legge che, come si sa, prevede l’obbligatorietà dell’azione penale. Quindi, bene ha fatto il Procuratore di Agrigento a procedere con la sua attività: non mi convince però la decisione di procedere con l’iscrizione nel registro degli indagati del Ministro e del Capo di Gabinetto. Il Ministro perchè, come argomentavo prima, ha agito, a mio sommesso parere, secondo quelle che sono le attribuzioni che discendono dal proprio incarico tutelando, a rigore, l’ordine pubblico, visto lo status di irregolari dei migranti in questione. Non vedo cos’altro avrebbe dovuto fare: ricordo peraltro che costoro sono stati salvati da una nostra Unità Navale, e che non si vede per quale motivo debbano restare tutti sul nostro suolo. Ribadisco che le mie valutazioni sono del tutto prive di qualsiasi fondamento giuridico, e che il Magistrato avrà ovviamente agito secondo scienza e coscienza, ma ciò nondimeno le sue azioni non mi convincono. Ricordo infine che nel 1999 l’allora Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, del Partito dei Democratici di Sinistra (ex PCI), autorizzò l’uso di basi italiane e del nostro spazio aereo in occasione della guerra nei Balcani, alla quale nostri Tornado parteciparono attivamente con i bombardamenti, altro che sequestro di persona,  tradendo, in punta di diritto, i dettami della nostra Costituzione, che ripudia la guerra (Articolo 11 “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”), ma non mi risulta che alcun Magistrato intervenne, in quel frangente, con analoga solerzia, un altro evidente caso di strabismo politico…
  • con l’accordo raggiunto, Salvini ha dimostrato vieppiù, ove mai ce ne fosse bisogno, che l’Europa è una costruzione astratta e del tutto insignificante, che agisce in spregio delle sue stesse norme, visto che ad accogliere parte dei migranti sarà l’Albania, che dell’UE non fa parte, nel silenzio assordante di Parigi, Berlino, Madrid e il resto del caravanserraglio
  • il Governo, visto il comportamento dell’UE, minaccia ora di bloccare i contributi alla stessa, nonostante ciò costituisca un preciso obbligo di legge,  fin quando il problema dell’immigrazione non verrà affrontato seriamente e risolto. L’opposizione, e segnatamente il PD, è insorto violentemente, dimenticando, come è solito fare, che non più tardi di due anni fa era il suo allora Segretario Matteo Renzi a proporre la medesima iniziativa (https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/07/migranti-renzi-serve-il-numero-chiuso-ma-sullo-ius-soli-andiamo-avanti/3713699/)… il nostro è un Paese spesso privo di memoria storica, ma il PD ci faccia il favore di tacere e di non rendersi ancor più ridicolo di quanto già ha dimostrato di essere. E anche Minniti, al quale confermo l’apprezzamento per la sua opera in tema di immigrazione, dimostri maggiore serietà, quando afferma che la chiusura dei porti (peraltro mai messa in atto da questo Governo), non è una soluzione efficace, dimenticando di averla proposta egli stesso e che non fu attuata soltanto per il diniego dell’allora Ministro per le Infrastrutture Del Rio, del suo stesso partito. Un pò di serietà è necessaria
  • se i migranti approdano tutti, o quasi, in Italia, lo dobbiamo alla improvvida decisione di Renzi (e come ti sbagli…), che barattò con l’UE l’approdo di tutti costoro sul nostro suolo con la flessibilità in tema di economia, ottenendo la possibilità di spendere svariati miliardi di euro distribuendo a destra e a manca bonus su bonus, di assoluta inefficacia, come dimostrano i dati. Non lo dico io, ma è una dichiarazione più volte rilasciata da Emma Bonino, non certo sospettabile di simpatie nei confronti di Lega e 5S (https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/11/aquarius-bonino-renzi-baratto-i-soccorsi-per-la-flessibilita-salvini-per-i-voti-la-priorita-e-salvare-quei-migranti/4418842/), e mai smentita. Anche in questo caso quindi, il PD farebbe bene a non calcare la mano sull’argomento, per dignità e onestà, e non chieda, come sta facendo in queste ore, le dimissioni di Salvini perchè indagato: ha tenuto in carico nel Governo Gentiloni il Ministro dello Sport Lotti, coinvolto nella vicenda CONSIP, o anche in questo caso è tradito dalla memoria?

Come finirà la vicenda? Credo che, una volta esaminati gli atti e valutata la documentazione prodotta dalla Procura di Agrigento, tutto finirà in una bolla di sapone, come spesso è accaduto in passato.

Certo si è aperta una crisi tra le istituzioni lacerante, della quale non sentivamo certamente il bisogno, e l’iniziativa della Magistratura, ove dovesse concludersi con un niente di fatto, rischia di fare di Salvini un eroe, agli occhi di chi ne sostiene convintamente le azioni, con il risultato di un’ulteriore crescita dei consensi, già consistenti a dar credito ai sondaggi.

Quindi, vista con gli occhi dell’opposizione, siamo in presenza di un evidente caso di eterogenesi dei fini, e ancora una volta si cavalca l’attività della Magistratura per cercare di sconfiggere un avversario politico per via giudiziaria, dimenticando che poi nelle urne gli elettori si pronunciano liberamente: ricordino i politici tutti, di maggioranza e di opposizione, che la gente è più accorta di quanto loro credano, e che chi è intellettualmente libero e onesto giudica i fatti per gli effetti che producono, e non in funzione di chi li compie.

Se una cosa è ben fatta, lo è sia se la compie la sinistra, sia se la compie la destra, basta con la spocchia e con la presunta superiorità morale, non se ne può più.

 

 

Uno spettacolo deprimente

Tra il 2014 e il 2015, l’allora Governo Renzi varò una serie di provvedimenti legislativi il cui insieme andò a costituire il cosiddetto “jobs act”, ovvero una legge che si propone di gestire la complessa tematica del lavoro, vera e propria emergenza assoluta nel nostro Paese.

Capisaldi di tale provvedimento sono l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, che sanciva che il licenziamento è valido solo se avviene per giusta causa o giustificato motivo, ma applicabile solo alle aziende con almeno 15 dipendenti, l’introduzione del contratto a tutele crescenti e una serie di altri dispositivi, con il fine ultimo di combattere il fenomeno della precarietà.

A distanza di qualche anno, i risultati prodotti dalla legge sono contraddittori: a un aumento dei posti di lavoro, anche grazie alla decontribuzione per le nuove assunzioni, iniziativa che ha di fatto dopato il mercato, giacchè quando gli effetti del meccanismo si sono esauriti sono aumentati i licenziamenti, ha fatto seguito un drammatico aumento dei posti a tempo determinato e una contemporanea e potente flessione di quelli a tempo determinato, determinando così il fallimento dell’obiettivo alla base dell’intero provvedimento.

Tutto questo in un quadro complessivo di drastica riduzione dei diritti dei lavoratori, a quasi esclusivo beneficio delle aziende, le quali hanno dimostrato in ogni occasione di gradire i contenuti della legge, con il PD che, da partito di massa e di ispirazione proletaria, si è definitivamente connotato come schieramento politico di riferimento dei cosiddetti poteri forti, tradendo la sua storia e la sua originaria vocazione, finendo per essere punito clamorosamente da chi non ne riconosce più la rappresentatività e il rispetto dei valori fondanti.

Quanto ho appena affermato è comprovato dai dati ufficiali degli organi statali di controllo, ISTAT in primis, e non è assolutamente confutabile, al di là delle farneticanti dichiarazioni di taluni esponenti del PD, i quali attribuiscono al jobs act virtù miracolose delle quali però, con tutta evidenza, la gente comune, dotata di ben dell’intelletto in misura maggiore di costoro, non si è avveduta, a giusta ragione, e si è visto nelle urne.

Ebbene, accade che durante la campagna elettorale che ha preceduto le elezioni del 4 marzo, dopo le quali ha visto la luce il Governo Lega-M5S, dopo mille vicissitudini, e la quasi scomparsa del PD, che aveva governato ininterrottamente dal 2011, l’attuale Ministro Di Maio, tra le mille e mille promesse che ha ritenuto di proporre ai suoi potenziali elettori, ha più volte garantito che uno dei primi provvedimenti che senz’altro sarebbero stati adottati vi era la reintroduzione dell’art. 18: iniziativa questa sulla quale io stesso, che non sono uomo di sinistra, sono assolutamente d’accordo, convinto che i diritti dei lavoratori debbano essere tutelati e garantiti, nel rispetto della legge e della loro stessa dignità.

Termine quest’ultimo che identifica il decreto legge che Di Maio ha voluto e che proprio in queste ore è ai voti in Parlamento: e qui casca l’asino…

Tra le centinaia di emendamenti presentati, uno proposto da Liberi e Uguali proponeva esattamente la reintroduzione dell’art. 18: quale migliore occasione per il M5S e per il suo leader per rispettare e mantenere una precisa promessa elettorale, e quindi votare in maniera compatta l’emendamento, dando prova di senso di responsabilità e coerenza? Che importa se l’emendamento viene proposto da una forza di opposizione, se nel merito è quanto si vuole fare?

E invece che fa il M5S, in evidente crisi confusionale? Vota contro, rimangiandosi quanto promesso, e lo fa senza fornire una spiegazione convincente e ragionevole, richiamando un incomprensibile necessità di procedere a un meccanismo più integrato, rimandato tuttavia a tempi non definiti e vaghi… tace la Lega, che nello specifico evidentemente non ha la stessa sensibilità, non è forse argomento cruciale per i suoi obiettivi.

Non ci siamo, la politica è anche coerenza, rispetto degli impegni assunti, sulla base dei quali il corpo elettorale si esprime, e questi comportamenti, da parte di chi è solito appellare il proprio Governo come quello del cambiamento, dimostrano che alle fine della fiera, ci troviamo in presenza di un brodo primordiale all’interno del quale è francamente complicato discernere tra le varie forze politiche, i cui comportamenti sono connotati da una somiglianza tale da renderli quasi indistinguibili tra di loro.

Quello che ho portato è solo un esempio di ciò che sta accadendo, e dopo due mesi circa di attività del nuovo Governo abbiamo assistito a un’attività non certo alacre, ma personalmente, essendo ormai disincantato rispetto alla qualità della nostra classe politica, ho aperto una fede di credito nei confronti della compagine governativa, cercando di valutarne l’attività senza pregiudizi.

Ma i comportamenti dei politici sono assolutamente inqualificabili: pensate a cosa sta accadendo sulla RAI, con l’impasse sulla nomina del Presidente, individuato in Marcello Foa, giornalista che apprezzo ma che non ha ricevuto i voti sufficienti per l’elezione, per motivi che l’opposizione (PD e Forza Italia soprattutto, stranamente d’accordo sul tema…) attribuisce al metodo e alla presunta inadeguatezza del designato quale figura di garanzia.

E con il PD che, con un atteggiamento che ne rivela l’assoliuta mancanza di senso del ridicolo e del pudore, minaccia di salire al Colle per lamentare presso il Presidente della Repubblica il timore di pericolo per la democrazia e per la pluralità dell’informazione!

Proprio quel partito che, durante l’esperienza di Governo di quella figura al tempo stesso drammatica e clownesca di Matteo Renzi ha occupato manu militari la RAI, nominando direttori di rete e dei TG i cui meriti erano esclusivamente quelli di essere asserviti al verbo del bugiardone toscano, provocando l’allontamento dalla stessa RAI prima di Giovanni Floris, poi di Milena Gabanelli e poi di Massimo Giannini, colpevoli di aver cercato di fare le pulci al cosiddetto gliglio magico, in una riedizione dell’editto bulgaro di berlusconiana memoria: avete presente la scandalosa campagna d’informazione a favore del sì sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, sonoramente battuto nelle urne?

Senza contare le centinaia di nomine imposte in tutti i settori della gestione della cosa pubblica, e un esempio su tutti è quello di Antonella Manzione, ex capo dei Vigili Urbani di Firenze, inopinatamente nominata prima quale responsabile dell’Ufficio Legislativo di Palazzo Chigi (e infatti s’è visto come e con quale efficacia venivano scritte le leggi, puntualmente vittime dei ricorsi spesso accolti dagli organi competenti), e poi niente di meno che Consigliere di Stato, ruolo per il quale non possedeva i requisiti tanto da costringere a cambiare i regolamenti ( http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/giglio-tragico-promozione-dell-ex-capo-vigili-firenze-antonella-143286.htm)?

Altro che salire al Quirinale per lamentarsi: devono ringraziare il cielo che l’attuale Presidente della Repubblica è persona della quale è noto il garbo istituzionale e il carattere mite, perchè se ci fossero stati Pertini o magari Cossiga, con ogni probabilità la delegazione del PD sarebbe stata scaraventata giù dalle scale, come francamente meriterebbe, vista l’assoluta faccia di bronzo e la mancanza di un pur minimo senso della realtà dei fatti e del pudore.

Il dramma è che dall’altra parte l’atteggiamento delle forze dell’attuale Governo mostrano di avere imparato la lezione e in fretta: occupazione dei posti di gestione, nomine tutt’altro che trasparenti…

A dimostrazione che il cambiamento vale in campagna elettorale, quando si promette tutto e il suo contrario, ma poi, quando ci si siede dietro una scrivania a gestire il potere, tutto cambia e si assumono atteggiamenti già visti, triti e ritriti, di fronte ai quali ci si domanda se non avesse ragione Guglielmo Giannini, fondatore del movimento d’opinione chiamato Fronte dell’Uomo Qualunque, il cui motto era “non ci rompete più le scatole”, rivolto ai partiti cosiddetti tradizionali i quali, subito dopo la seconda guerra mondiale, si affacciavano sulla scena politica dopo la fine del regime fascista.

Non sto inneggiando a un ritorno del qualunquismo, fenomeno pericoloso e che certamente non risolve il problema dell’inadeguatezza della classe politica, ma certo si fa fatica a dare fiducia a chi, alla prova dei fatti, dimostra di non meritarla, determinando sempre di più la siderale distanza tra la politica e le reali esigenze della gente, sempre più in difficoltà, senza lavoro, con i giovani che fuggono all’estero, con le sacche di povertà che aumentano drammaticamente, con il Sud che arretra senza che nessuno attivi iniziative significative… e questi stanno a pensare alla Presidenza della RAI, come se vivessero sulla Luna!

Possibile che in questo Paese non si possa arrivare a comportamenti coerenti, corretti, improntati a interessi diffusi e non di parte, come dovrebbe essere in una democrazia compiuta? Speriamo bene, siamo camminando su un sentiero sconnesso, irto di difficoltà, e rischiamo di farci male tutti, ma ciascuno volge il capo dall’altra parte, quasi ignaro di ciò che accade, e dimentico che situazioni analoghe si sono già verificate in passato e non sono state foriere di prosperità e benessere ma si sa, noi Italiani non amiamo particolarmente l’analisi e la storia, preferiamo l’immediatezza e l’istinto, confidenti nell’italico stellone.

Che dire, speriamo bene…