Il cupio dissolvi del PD

Ieri il Governo ha posto la questione di fiducia sul decreto “milleproroghe” alla Camera: è la prima volta che l’attuale esecutivo segue questa procedura da quando si è insediato.

La decisione è stata ferocemente contestata dall’opposizione, tanto da indurre un folto numero di Deputati del PD a occupare l’emiciclo e i banchi riservati al Governo.

Non  intendo entrare nel merito del decreto, un altro di quei contenitori all’interno dei quali viene infilato un autentico fritto misto di provvedimenti, quasi sempre disomogenei, ma al quale negli ultimi anni tutti i Governi hanno fatto ricorso per velocizzare le procedure, nonostante ciò non consenta un attento e analitico esame dei contenuti del dispositivo.

Voglio invece parlare dell’atteggiamento dell’opposizione, e segnatamente del PD, partito che sembra andare alla ricerca della propria autodistruzione, con un accanimento che non trova alcuna ragione logica, e che ormai comincia a far dubitare della salute psichica dei suoi responsabili.

Il PD accusa il Governo, e segnatamente il M5S dal quale sembra essere ossessionato, di avere tenuto un comportamento illegittimo, avendo posto la fiducia su un provvedimento non ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, privando in questo modo il Parlamento della possibilità di discuterne.

Di per sè, il ragionamento non fa una grinza, perchè in effetti il ricorso alla fiducia evita la discussione e chiudeil discorso con un semplice voto dall’esito chiaramente scontato, giacchè un’eventuale bocciatura significherebbe la caduta dell’esecutivo.

Ma è singolare che tale fondata contestazione venga mossa proprio da quel partito che dello strumento della fiducia ha fatto un uso sistematico e smodato, attraverso gli ultimi due Governi basati sulla maggioranza di sinistra: e a riprova di ciò vediamo cosa ci suggeriscono i numeri, che nella loro fredda oggettività non  mentono mai.

Il Governo Renzi ha posto la fiducia 66 volte, stabilendo un record,  il Governo Gentiloni 32: questi i dati, incontestabili (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-12-29/nella-legislatura-chiesti-108-voti-fiducia-183427.shtml?uuid=AEf33lYD&refresh_ce=1).

Quindi, accusare l’attuale Governo perchè è ricorso a uno strumento del quale ci si è abbondantemente serviti appare francamente demenziale, oltrechè strumentale e, arrivo a dire, disonesto.

Ma la cosa peggiora se poi andiamo a guardare su quali provvedimenti i Governi appena citati hanno posto la fiducia, entrando così nel merito, cosa che in  questo Paese si fa sempre meno.

Ho già detto che il decreto milleproroghe è ormai entrato nella tradizione politica italiana, con un malvezzo che a mio avviso andrebbe abbandonato.

Ma come unico esempio (potrei farne cento altri, ma non mi pare il caso), vorrei ricordare agli smemorati del PD che nell’aprile del 2015 l’allora Governo Renzi pose alla Camera la fiducia sull’Italicum, quella orrenda legge elettorale che secondo il bugiardone toscano era talmente ben congegnata che sarebbe stata copiata da tutta l’Europa… confermando il suo leggendario fiuto politico, aveva talmente ragione che la legge fu sonoramente bocciata dalla Corte Costituzionale e, caso unico nell’intero panorama mondiale, fu abrogata senza essere mai stata testata.

Ora, cosa vuol dire porre la fiducia sulla legge elettorale? Significa semplicemente ferire drammaticamente la democrazia, perchè non è onesto stabilire le regole del gioco a colpi di maggioranza, senza un serio e libero dibattito parlamentare, e questo è talmente vero, incontrovertibile e incontestabile, che nella storia d’Italia una simile nefandezza fu compiuta soltanto nel 1923, in pieno regime fascista, sulla “legge Acerbo”, e nel 1953, con la cosiddetta “legge truffa”, due precedenti dei quali certo non si può andare fieri.

Quindi, altro che decreto milleproroghe: ciò che fece nel 2015 il Governo Renzi è indegno di un sistema democratico.

Ma, evidentemente non contenti di questa schifezza, caduto Renzi dopo i ceffoni presi in pieno viso con la sconfitta nel referendum costituzionale, si insedia il suo avatar Gentiloni e promette solennemente che il suo esecutivo non  si sarebbe mai e poi mai interessato di legge elettorale, perchè non si trattava di materia di competenza del Governo ma del Parlamento: vivaddio, finalmente un sussulto di dignità e una decisione corretta e condivisibile.

Ma si sa, la coerenza è virtù della quale i nostri politici non sono largamente dotati, e allora che accade? Viene partorita la nuova legge elettorale, strampalata e orrenda quanto l’Italicum, alla quale viene dato il nome di Rosatellum, dal cognome di Ettore Rosato, Deputato del PD, che probabilmente in preda a tremendi dolori di pancia partorisce un incomprensibile meccanismo senza capo nè coda, proporzionale e maggioritario allo stesso tempo, ideato con il manifesto intento di impedire la vittoria alle allora forze di opposizione (poi per il noto principio dell’eterogenesi dei fini, nel marzo 2018 alle elezioni politiche il PD ottiene un risultato che passerà alla storia come la peggiore performance della storia della sinistra).

E che fa l’ineffabile Gentiloni, tradendo l’impegno preso solennemente di non interessarsi di tale materia? Udite udite, pone la fiducia e il Rosatellum diventa legge con otto fiducie, reiterando il vulnus del Governo precedente e dimostrando una assenza di senso dello Stato assolutamente incomprensibile per un partito che già nel nome si professa democratico.

Allora, va bene tutto, è assolutamente scontato e lecito che l’opposizione incalzi la maggioranza senza tregua e ne smascheri le contraddizioni, ne contesti i provvedimenti che non condivide e proponga soluzioni alternative, in Italia il consociativismo è sempre attivo ed è dannoso.

Ma una forza politica seria e credibile non può abbandonarsi a questi atteggiamenti puerili, strumentali, ammantati di falsità, dimenticando i suoi stessi comportamenti tenuti in situazioni analoghe nel recente passato, pensando, ed errando, che la gente non  abbia memoria e non sappia valutare la mancanza di coerenza e, quel che è peggio, il rifiuto della realtà come peraltro ha mostrato nelle urne con continuità, condannando il PD a una serie infinita di sconfitte delle quali i presunti notabili del  partito sembrano non essersi ancora accorti.

Affidare poi alla Boschi il compito di denunciare il presunto improprio comportamento dell’attuale governo, a quella Boschi che per il comportamento tenuto nella passata legislatura (promesse tradite e legami con le banche), vuol dire essere in preda a un delirio suicida.

Lo stesso vale per Del Rio, anch’egli intervenuto ieri sulla questione in aula, e dal quale ancora aspettiamo che faccia chiarezza sui comportamenti a dir poco inusuali tenuti dal Ministero delle Infrastrutture durante la sua gestione, nei confronti di Autostrade nella vicenda drammatica del Ponte Morandi: il Ministro ha la responsabilità oggettiva di ciò che accade nel suo Dicastero, e non può cavarsela affermando di non essere stato al corrente di nulla, allora cosa ci stava a fare lì, oltre che a scaldare la poltrona?

Serietà, coerenza, crdibilità, onestà intellettuale, queste le virtù che dovrebbero illuminare la strada di chi fa politica e si propone per gestire la cosa pubblica, non la bugia, la spocchia e la supponenza di cui questi tristi personaggi sono ammantati.

E stendiamo un velo pietoso sulla cosiddetta stampa libera che, impegnata a fare il tifo perchè l’attuale Governo cada il prima possibile, evita accuratamente di porre le domande giuste per far luce su ciò che davvero accade in questo nostro triste e malinconico panorama politico.

 

 

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