Abbasso la cultura!

Cosa deve fare un Governo, per il popolo dal quale è stato investito della responsabilità della gestione della cosa pubblica?

Lavorare con alacrità per realizzare le condizioni migliori perchè il popolo stesso viva in condizioni dignitose, le migliori possibili, sia sotto l’aspetto materiale che sotto quello etico, sociale e morale.

Non deve essere asservito a poteri differenti da quelli che la Costituzione vigente gli indica, ma trovare le soluzioni ai problemi che impediscono la realizzazione di quegli obiettivi appena citati, non ultimo il diritto alla felicità, che la Costituzione Americana definisce come “inalienabile”, in maniera ferma e irremovibile.

Perchè questo preambolo? Non ho intenzione di parlare di manovre economiche, di DEF, di rating e delle agenzie che lo determinano, tutti argomenti che inondano i mass media in questi giorni, e non già perchè non li ritenga importanti per le sorti del nostro Paese, ma solo perchè vorrei invece parlare di una notizia che mi ha sconcertato.

Mi riferisco alla decisione di cancellare la traccia di storia da quelle possibili per l’esame di maturità, presa  con la Circolare MIUR n. 3050 del 4 ottobre 2018 e Documento di lavoro della commissione presieduta da Luca Serianni, introdotta dall’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, sull’attività della quale non mi soffermo per carità di Patria.

Credo che questa decisione sia insensata, improvvida e tenda a marginalizzare la storia, quale materia d’insegnamento, sull’onda di questa moda che tende a ignorare le esperienze del passato, delle quali fare tesoro per costruire un futuro nel quale si eviti di compiere errori che hanno portato, talora, a drammaticità delle quali ancora paghiamo il prezzo.

Peraltro, leggendo le cronache, pare che la citata Commissione abbia maturato la sua scelta scellerata senza aver mai consultato gli storici, gli insegnanti e gli studenti, nelle scuole e nel mondo accademico, mostrando arroganza e supponenza certamente fuori luogo.

Ora, è bene che tutti riconosciamo che noi Italiani non abbiamo memoria storica, non siamo avvezzi a riconoscere le oggettività del passato, pronti come siamo, nella gran parte dei casi, a correre in soccorso dei potenti del momento.

Un esempio: durante il fascismo, la stragrande maggioranza degli italiani erano ferventi sostenitori di quel regime, lo seguivano e ne approvavano le azioni, osannavano Mussolini dalle cui labbra pendevano. A supporto di questa tesi, consiglio la lettura di un ottimo saggio dello storico Giordano Bruno Guerri, personaggio che non ha paura di esprimere tesi spesso contro corrente, “Fascisti. Gli italiani di Mussolini. Il regime degli italiani”: se ne ricaverà un ritratto spietato, lucido, che con dati di fatto e testimonianze incontrovertibili dimostra che l’entusiasmo per la nuova religione laica, con i suoi riti collettivi e le oggettive benemerenze sociali del governo, indusse la maggior parte degli italiani ad aderire al fascismo, che aveva dato loro la coscienza e l’orgoglio di essere un popolo.

Ebbene, dopo la rovinosa caduta del regime, tutti gli osannanti diventarono prontamente antifascisti, democratici, dimenticando in un solo istante ciò che erano stati fino a quel momento: quindi, nessuna memoria, nessuna assunzione di responsabilità. Ed esempi analoghi, pur meno drammatici, se ne potrebbero fare in gran numero, anche in tempi recentissimi.

E allora cosa sarebbe necessario fare, per debellare questa malattia dalla quale siamo affetti? Volgere il nostro sguardo al passato, studiare gli avvenimenti che hanno segnato il cammino nel tempo della nostra comunità, analizzarne con onestà intellettuale gli effetti, valorizzarne gli esiti per capire cosa ci ha portati fin qui, correggendo se necessario la rotta da seguire per costruire un futuro migliore.

E visto che il nostro Paese sembra abbandonarsi tristemente a un destino declinante, al quale pare che tutti quanti noi siamo disposti a rassegnarci, studiare la nostra storia può aiutarci a capire che l’Italia e la sua gente è uno dei Paesi che più hanno contribuito alla cultura e allo sviluppo dell’attuale società: nessuno può ignorare la ricchezza che ha connotato da sempre la nostra Patria, nei campi dell’arte e della letteratura, della scienza, della medicina, e non dobbiamo dimenticarlo, anche se ora sembra quasi impossibile alla luce degli spettacoli avvilenti ai quali ci tocca assistere quotidianamente.

E che fanno i nostri ineffabili governanti? Allontanano la storia dalle scuole, ne disconoscono l’importanza, la cancellano dalle materie oggetto di esame, come già fu fatto anni addietro con la geografia, con scelta altrettanto colpevole, così che le nuove generazioni, già alle prese con innegabili problemi d’identità culturale e di collocazione sociale, ignorino ciò che la loro progenie è stata, e continuino a pensare, perchè è a questo che li condanniamo, che conti solo il presente, e che fare esperienza del passato sia un inutile esercizio accademico.

E allora avanti con le stupidità, con le vaghezze di una classe dirigente ignorante e incompetente, inadeguata e poco responsabile: la decisione presa dalla Commissione Serianni è sbagliata, dannosa e ingiustificabile.

Tantissimi esperti della materia  stanno protestando contro il provvedimento, e hanno prodotto un documento  sotto il coordinamento della Giunta centrale per gli studi storici e delle Società degli storici (Cusgr, Sis, Sisem, Sisi, Sismed, Sissc) per chiedere all’attuale Ministro per l’Istruzione, l’Università  e la Ricerca un incontro per esaminare la possibilità di emendarlo (http://www.sissco.it/articoli/sulla-rimozione-della-traccia-di-storia-dallesame-di-stato/).

L’iniziativa del Comitato va sostenuta, e tornando al preambolo di questo scritto, credo e spero che il Governo possa tornare su questa infausta decisione, il cui permanere contribuirà certamente al progressivo e inesorabile processo di tramonto dei valori moralmente rilevanti, sui quali un Paese civile, moderno e sviluppato fonda la costruzione del proprio futuro, e lo studio della storia di sè stesso e del mondo costituisce un mattone fondamentale per costruirlo.

“Un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani”  Indro Montanelli