Il caso Sea Watch

Il caso Sea Watch sta monopolizzando tutti i mezzi d’informazione ormai da qualche giorno, riproponendo in tutta la sua evidenza quanto il fenomeno dell’immigrazione sia diventato centrale e sensibile presso l’opinione pubblica.

Intendiamoci, oggettivamente deve essere ricordato che tale problema presenta almeno due chiavi di lettura:

  • quello dei numeri, che stabilisce che parlare di emergenza è improprio, tanto più dopo che dal 2018 gli sbarchi sono drasticamente calati, grazie all’azione prima del Ministro Minniti e ora del Ministro Salvini e dei rispettivi Governi
  • ciò nondimeno, la percezione della gente racconta una storia diversa, e di questo bisogna tenere assolutamente conto, dal momento che la vita quotidiana e le sensazioni che ne connotano lo svolgersi non subiscono l’influenza dei dati statistici, ma piuttosto quello che determina la qualità della vita stessa è il fatto di sentirsi sicuri, di non nutrire timori, di poter uscire la sera per una passeggiata senza la paura di essere aggrediti, e purtroppo, al di là della fredda aridità delle cifre, in certi quartieri e soprattutto nelle periferie delle nostre città, tutto ciò non si concretizza. Ne consegue il fatto che la gente vede negli immigrati, a torto o a ragione, una delle fonti delle loro insicurezze.

A poco servono le indagini sociologiche, le dotte analisi di sedicenti esperti che, al riparo nelle loro ricche abitazioni nei quartieri più esclusivi delle rispettive città, si abbandonano a considerazioni ligie alla deprecabile adorazione del politicamente corretto, salvo poi stupirsi quando le tornate elettorali finiscono con il premiare quelle forze politiche che, magari talvolta  in maniera strumentale, danno risposte alle istanze della gente comune, venendo tacciate di populismo, con atteggiamento spocchioso e saccente: la realtà però è più complessa, e la voce che viene dal “basso” va ascoltata, non dileggiata e derisa.

Ma non è questo il vero motivo che mi induce a parlare del caso Sea Watch, e quindi vengo al dunque.

La nave è da giorni alla fonda davanti a Siracusa, con a bordo 47 migranti raccolti nelle acque della Libia: batte bandiera olandese, e questa considerazione è di estrema importanza per le considerazioni che devono essere espresse.

I mezzi d’informazione, giornali, TV, radio e quant’altro, fatte salve rarissime eccezioni, stanno letteralmente massacrando l’azione del Governo che al momento non consente che i 47 migranti sbarchino sul territorio italiano, per procedere con l’iter per il riconoscimento del loro status.

In particolare, si fa leva sul fatto che i 47 migranti, tra i quali ci sarebbero minorenni, devono sbarcare perchè le condizioni di vita a bordo sono ormai insostenibili: ebbene, è sicuramente così, e lo dico con cognizione di causa.

Sono stato imbarcato per anni sulle Navi della Marina Militare, e so per esperienza diretta che costringere tanta gente in spazi angusti e promiscui, in condizioni per le quali le Navi stesse non  sono state progettate, è possibile soltanto in condizioni di emergenza e per periodi limitati al necessario: protrarre oltre questi limiti la permanenza a bordo è addirittura pericoloso, sia per motivi  sanitari che di sicurezza.

Quindi, la mia posizione è che i migranti debbano essere sbarcati al più presto, identificati, messi su di un idoneo mezzo di trasporto e portati in Olanda, e ora spiegherò il perchè.

Questo pomeriggio, su LA7, durante la trasmissione Tagadà, è intervenuta la Prof.ssa Elda Turco Bulgherini, ordinario di diritto della navigazione presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “Tor Vergata”: finalmente, ho pensato, almeno sentiamo la voce di una persona che conosce una materia tanto complessa, visto che da giorni sentiamo pareri strampalati e destituiti di ogni fondamento, da parte di tuttologi che, avendo visto il mare solo in cartolina, fanno scempio delle leggi della navigazione e, quel che è più grave, dell’intelligenza altrui.

La Professoressa, argomentando come si conviene e con assoluta precisione, chiarezza e dovizia di particolari, ha esposto i fatti in punta di diritto e ha spiegato quanto segue:

  • la Sea Watch ha soccorso e raccolto i migranti in acque internazionali in prossimità delle coste libiche, ha volto la prora a nord e ha iniziato la navigazione verso il primo porto sicuro, in ossequio alle millenarie leggi del mare e ai trattati internazionali che regolano la materia
  • osservate una cartina del Mediterraneo, e vedrete che la Nazione più vicina, per la rotta seguita dalla nave, è la Tunisia, e quindi il Comandante avrebbe dovuto volgere la sua prora in quella direzione, avendo a cuore l’incolumità dei 47 migranti e la loro salvezza. La Professoressa Turco Bulgherini ha chiaramente affermato che questa sarebbe stata la sola soluzione da adottare, sia per le ragioni umanitarie testè addotte, sia in punta di diritto, perchè la Tunisia ha la propria zona SAR (Search and Rescue) di competenza entro la quale DEVE assicurare assistenza a chi la chiede, cosa che tuttavia il Comandante non ha fatto

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  • ma che fa invece il Comandante della Sea Watch? Prosegue verso nord, nonostante fosse a sole 40 miglia nautiche dalle coste tunisine, con  la possibilità quindi di raggiungerle entro poche ore, e così entra nella zona di competenza SAR di Malta, ma anche in questo caso non pensa di dirigere verso La Valletta, perseguendo il nobile fine del salvataggio dei 47 migranti, ma procede ancora in direzione nord fino a quando finalmente entra in zona italiana e, arrivato al largo di Siracusa, si pone alla fonda in quelle acque.

Per riassumere, il Comandante della Sea Watch, avendo a bordo 47 persone in situazione certamente precaria, a quanto riferisce con mare agitato, piuttosto che cercare immediato riparo nel porto sicuro più vicino, ovvero prima in Tunisia e poi a Malta, decide di prolungare a dismisura il suo viaggio verso le coste italiane e, così facendo, lasciando il cerino in mano al nostro Governo, del quale peraltro è nota la posizione sull’argomento: quali siano le ragioni del suo inaccettabile comportamento non è dato sapersi, ma ha certamente contravvenuto alle norme internazionali.

La Professoressa Turco Bulgherini ha concluso il suo intervento affermando che, al di là di qualsiasi considerazione di natura umanitaria, dal momento che come al solito l’Europa brilla per la sua assenza, e visto che i migranti sono stati raccolti in acque internazionali, la loro gestione ricade sotto la responsabilità dell’Olanda, semplicemente perchè la Sea Watch naviga sotto quella bandiera e quindi è iscritta al Registro Navale di quella Nazione: vi lascio immaginare lo sconcerto dell’ineffabile conduttrice della trasmissione, tale Tiziana Panella che, chiaramente disorientata dal fatto che la Professoressa non avesse addossato ogni responsabilita’ all’Italia, non sapeva più come ribattere…

Insomma, in buona sostanza non si capiscono le ragioni che hanno indotto il Comandante della Sea Watch ad assumere decisioni così ingiustificate, che non hanno tenuto in alcun conto nè la necessità di garantire ai migranti la pronta assitenza, nè il rispetto delle leggi e delle norme, sia quelle scritte che quelle del mare che si tramandano da secoli, e di questo deve essere chiamato a rispondere nelle sedi opportune.

Quelli che ho elencato sono fatti, sostanziali e oggettivi, e mi sottraggo allo squallido teatrino al quale stiamo purtroppo assistendo, teso a distinguere i buoni dai cattivi, con atteggiamento manicheo dettato dalla cattiva fede  di chi vi si abbandona, per ragioni bieche e meschine.

Chiunque conosca il mare e le sue leggi sa che il dovere del soccorso è sacro, e che non deve tenere conto di etnia, religione, nazionalità, sesso o età: ma questo non deve spingere alla menzogna e alla negazione dei fatti, che devono essere affermati e commentati con onestà intellettuale e non strumentalizzati, sia da parte delle forze di governo che di quelle d’opposizione, le prime vantando la propria azione, le seconde dimenticando di avere governato fino a pochi mesi fa e di avere contribuito in maniera determinante alla pessimagestione di questo fenomeno.

Quindi, la mia opinione è che ora il Governo deve autorizzare lo sbarco dei 47 migranti, i meno colpevoli di tutti in questa miserevole vicenda, li deve imbarcare su di un mezzo idoneo e portarli o sotto la sede del Governo Olandese o, se preferisce, sotto il palazzo sede del Parlamento Europeo, e che se la vedano loro: questa storia deve finire, e se in passato l’Italia ha accettato di accogliere tutti i migranti raccolti per mare, in cambio di elemosine con le quali pagare mance elettorali (chi ha orecchie per intendere intenda, vedi dichiarazioni della Bonino e della Fedeli…), ora è giunto il momento che l’Europa faccia la sua parte, altrimenti alle prossime elezioni del 4 marzo i risultati di questa politica ipocrita e falsamente buonista saranno evidenti, con buona pace dei politicamente corretti a buon mercato.

Dopo di che il Governo denunci il Comandante della Sea Watch e il suo armatore per non aver adempiuto alle norme vigenti in materia, e se la legge lo consente (io non lo so perchè sono ignorante nello specifico) la Magistratura ponga la nave sotto sequestro.

Da parte loro, i politici tutti smettano di fare passerelle, di recarsi a bordo per sincerarsi delle condizioni dei poveri 47 sventurati, dei quali di fatto non gliene frega nulla e sulla pelle dei quali speculano in maniera disonesta e mostrino, una volta tanto, rigore, onestà intellettuale e senso della realtà.

E, dulcis in fundo, i giornalisti, o per meglio appellarli i giornalai, evitino, se ne sono capaci, di mentire, di strumentalizzare ogni notizia pensando così di orientare i giudizi di chi masochisticamene li ascolta, come purtroppo io mi ostino a fare, asserviti di volta in volta a questo o a quel potente pro tempore, al quale poi voltano immediatamente le spalle quando si tratterà di saltare sul carro del prossimo vincitore.

E’ uno spettacolo indecoroso quello al quale stiamo assistendo, che dà il segno di un Paese imbarbarito, rancoroso, nel quale le fazioni e la rabbia verso l’avversario hanno la meglio sul ragionamento, sull’analisi e, purtroppo, sulla verità.

 

 

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