Politica e magistratura

Da quando il Governo giallo-verde si è insediato, ormai da più di un anno, i mass media hanno condotto una vera e propria battaglia per svelarne le incongruità, contastarne le iniziative, fare le pulci a qualsiasi provvedimento abbia attuato o solo promesso o ventilato, con una costanza e con una quasi unanimità senza precedenti.

Tutto certamente lecito, direi quasi doveroso, nel rispetto del criterio secondo il quale l’informazione non deve fare sconti a nessuno: Goffredo Buccini, noto giornalista del Corriere della Sera, è solito citare un motto che dice: “quando un giornalista sente dire che fuori piove, apre la finestra e vede se è vero, prima di scriverlo sul suo giornale”.

Eccellente, è proprio quello che ci si aspetta da un sistema informativo serio e credibile: aggiungo solo che questa finestra pare che sia stata aperta solo ora, perchè in passato, anche di fronte a nefandezze compiute dai Governi precedenti – e ne sono state fatte eccome – era rimasta quasi sempre chiusa.

L’altro allarme che sentiamo fragorosamente risuonare è quello del pericolo per la democrazia, minata alle sue fondamenta da un probabile ritorno del fascismo, del quale sarebbero ammantate le forze politiche che appoggiano il governo, e segnatamente la Lega: ebbene, personalmente trovo questa tesi sommamente ridicola, antistorica, priva di qualsiasi fondamento.

Si può non essere d’accordo sulle posizioni politiche del Governo, contestarne le conseguenti iniziative, giudicarle nel merito, ma da qui a parlare di dittatura, neo fascismo, diffuso razzismo, rende tutto poco serio, e chi cade in questa tentazione, preso dal sacro fuoco del politicamente corretto, rischia di ridurre il tutto a una cosa poco seria, e farebbe bene a leggere qualche buon libro di storia per verificare facilmente che le condizioni sociali  e geopolitiche attuali sono profondamente diverse da quelle che, nel secolo scorso , portarono all’avvento delle drammatiche dittature naziste e fasciste.

Ciò nondimeno, se c’è un qualche pericolo per la solidità della nostra democrazia risiede in quello che sta accadendo in questi giorni a proposito dello scandalo che ha investito il CSM, e che sta svelando il lurido e losco rapporto che si è instaurato tra la Magistratura, o meglio tra quella parte di essa che non ne rispetta il codice deontologico, e certa parte della politica.

Come si sa, uno dei capisaldi della nostra struttura istituzionale è la separazione dei poteri, e quindi potere esecutivo e potere giudiziario devono conservare quella compartimentazione che ne garantisca la certezza che l’uno non potrà mai essere contaminato dall’altro: nei fatti però ciò non è assicurato dalla realtà delle cose, e la storia repubblicana ci ha raccontato che questa illecita e pericolosa commistione si è più volte realizzata, il che ci ha portato a vedere magistrati che si mettono a fare politica e politici che si interessano di faccende inerenti la magistratura.

Ma ciò che sta emergendo in questi giorni sul caso CSM testimonia di un salto di qualità di tale gravità da far davvero temere per la solidità della struttura del nostro sistema democratico: pensare a una Magistratura permeabile agli interessi della politica fa tremare i polsi, perchè mina la fiducia che ciascun cittadino deve poter riporre nel giudice che viene chiamato a giudicarlo qualora dovesse incappare nelle maglie della giustizia, e dato che chiunque abbia la sventura di incappare in un guaio giudiziario deve poter nutrire la certezza che avrà un giusto processo, e che chi lo giudicherà è persona libera e indipendente, scevra da interessi di parte e non asservito ad alcun potere esterno al suo ufficio.

Chiariamo subito un concetto: lo scandalo del quale parliamo nasce da intercettazioni telefoniche che i giornali stanno largamente pubblicando e che riguardano un nutrito gruppo di Magistrati e segnatamente due politici, entrambi del PD, Luca Lotti e Cosimo Ferri.

Due considerazioni: la prima è che occorre fare molta attenzione all’uso che si fa delle intercettazioni, che secondo me dovrebbero essere diffuse solo se contengono informazioni di interesse pubblico e comunque solo dopo che le azioni giudiziarie che ne dovessero conseguire siano state avviate, per evitare il malvezzo tipicamente italiano di celebrare i processi in TV o sui giornali.

La seconda è che le intercettazioni a politici in carica sono proibite dalla legge, e quindi ciò che stiamo leggendo in questi giorni, nella parte che riguarda i due deputati del PD coinvolti, è al di fuori dalle regole e, in  punta di diritto, queste informazioni non dovrebbero essere diffuse.

Ma c’è un efficacissimo proverbio, che dice che quando il saggio indica la Luna, lo stolto si limita a guardare il dito: ebbene, nel caso specifico, il dito è ciò che stabilisce la legge, la Luna invece è lo scempio che è stato fatto delle istituzioni.

Non citerò alcuna intercettazione, per leggerle è sufficiente visitare qualsiasi sito d’informazione per trovarne trascrizioni integrali, e mi limito a ricordare che stiamo parlando di un autentico e immondo mercato delle vacche, con riunioni notturne presso alberghi romani durante le quali si discuteva illecitamente di quale Magistrato mandare in questa o quella Procura, di come condizionarne l’attività, di come aggiustare processi in corso per aiutare questo o quel referente politico o per perseguire personali tornaconto e ottenere benefici.

E qui entrano in campo i politici, e in particolare Luca Lotti, noto alle cronache per essere uno dei più fedeli aderenti a quella congrega di oscuri personaggi che hanno costituito il cosiddetto giglio magico, cioè quella cerchia di figuri fedeli a Matteo Renzi nella stagione che ne ha segnato prima il fragoroso successo e poi la rapidissima e ancor più clamorosa caduta.

Già pesantemente implicato nell’inchiesta CONSIP, nell’ambito della quale è stato rinviato a giudizio per favoreggiamento, Lotti partecipa clandestinamente a queste riunioni notturne, interessandosi attivamente e insistentemente alla decisione circa la nomina del nuovo Capo della Procura di Roma, in sostituzione di Pignatone ormai in pensione.

Per intenderci, l’inquisito briga per stabilire chi sarà il responsabile della Procura che lo giudicherà: spero ci si renda conto della inaudita gravità di questo comportamento, che dimostra in maniera incontrovertibile la totale mancanza di senso dello Stato, di rispetto delle istituzioni, di esclusivo interesse al proprio bieco e personale tornaconto.

Non vi è nè può esserci alcuna giustificazione a tale indegno comportamento: a poco vale che Lotti si sia autosospeso dal partito, avvalendosi di un istituto peraltro inesistente! Cosa vuol dire autosospensione? Non percepirà gli emolumenti da parlamentare? Non parteciperà ai lavori in aula, e li seguirà in TV? Si iscrive al Gruppo Misto? Insomma, una presa in giro, un finto passo indietro per dare prova di un rigore morale del quale il personaggio in questione è evidentemente privo.

Il solo modo per dimostrare ravvedimento da una colpa della quale si è macchiato è quello di dare le dimissioni da parlamentare, in attesa che la sua posizione venga chiarita dalla Magistratura nel caso che vi siano aspetti penali: quanto all’autorevolezza etica e morale quella è profondamente minata dai suoi comportamenti.

Il PD, all’interno del quale questo scandalo si sviluppa in modalità esclusiva, dato che i protagonisti di questa storia inquietante sono tutti suoi eletti, dal canto suo dovrebbe assumere un’iniziativa incisiva e decisa, e non  limitarsi a stantie dichiarazioni ammantate di inapplicabile garantismo, giacchè in questo caso i fatti sono lampanti e comprovati, per dare dimostrazione pratica di rigore, di rispetto delle istituzioni e delle regole democratiche: se non dovesse farlo e con urgenza, dilapiderà in maniera drammatica e temo irreversibile quel che rimane della sua credibilità, e il processo di progressiva diminuzione dei consensi continuerà implacabilmente.

A riprova di ciò, voglio riportare quello cui ho assistito ieri sera, durante la trasmissione “Quarta Repubblica” su Rete4: tra gli ospiti citerò Alessia Morani, deputata del PD e fervente renziana, e Gianrico Carofiglio, scrittore, ex magistrato ed ex senatore del PD: due personaggi quindi schierati dalla stessa parte, non due avversari.

La Morani, in  preda a una sorta di delirio, sosteneva l’assoluta normalità del comportamento di Lotti, che a suo parere aveva compiuto attività del tutto lecite, ininfluenti e tali da non destare alcuna meraviglia: all’obiezione del perchè allora tenere queste riunioni carbonare di notte e non alla luce del sole, con assoluta serietà non ha trovato niente di meglio da rispondere se non che evidentemente di giorno avevano altro da fare, suscitando l’ilarità di molti dei presenti.

Probabilmente pensava di partecipare a Zelig, e non a una trasmissione di approfondimento politico, ma chi conosce il personaggio in questione sa bene che è prodiga di queste amenità, che produce copiosamente e quotidianamente.

Insomma, un atteggiamento ottuso, che nega la realtà e l’evidenza dei fatti, preoccupante per chi per il proprio ruolo rappresenta la istituzioni e che invece risponde solo all’esigenza di difendere la posizione indifendibile di chi sta dalla stessa propria parte, in spregio alla logica, al buon senso, e offendendo l’intelligenza sua e di chi ha la sventura di ascoltarne le farneticazioni.

Carofiglio, che non trovo particolarmente simpatico per la spocchia e per la presunzione con la quale tratta chiunque non si trovi d’accordo con le sue considerazioni politiche, ha assunto nel merito della questione una posizione netta e decisa che, al di là delle mie considerazioni sui suoi atteggiamenti, ne dimostra il rigore morale, etico e la lucidità d’analisi, e quindi non ho alcuna difficoltà a rendergliene merito.

Ha sostenuto cioè l’inaudita gravità del comportamento di Lotti, ha chiesto un immediato intervento della segreteria del partito che porti all’espulsione di Lotti dallo stesso, ha parlato di ferita alle istituzioni e di lacerazione del tessuto democratico: parole inequivocabili, nette, precise, che non lasciano spazio a interpretazioni e che, secondo me, riportano una posizione che tiene conto dell’esigenza del rispetto della legge, del senso dello Stato, e di onestà morale che consente di giudicare i fatti e la loro consistenza al di là della disciplina di partito.

Ora non resta che attendere, vedremo da un lato se il PD riuscirà a dare un segnale tangibile di aver recuperato un minimo di credibilità, e dall’altro se la Magistratura riuscirà a cancellare le ombre che ne stanno compromettendo l’autorevolezza, il che rischia di provocare un danno di dimensioni incalcolabili al tessuto democratico del Paese.

Concludo dicendo che magari non sarebbe male se il Presidente della Repubblica, nella sua veste di Capo del CSM, si facesse sentire e pronunciasse qualche significativa parola su questa terribile vicenda: va bene la discrezione e la misura, ma il garante della Costituzione ha il dovere di far sentire la sua voce autorevole, per rassicurare tutti noi sulla tenta delle istituzioni democratiche, mai in pericolo come in questi giorni a causa di ciò che sta accadendo.

Altro che fascismo e razzismo, barzellette degne degli spettacoli di cabaret che si spacciano indebitamente da talk show di approfondimento politico: apriamo gli occhi, è con queste attività carbonare e oscure che si mette in pericolo la democrazia…