L’informazione è di parte

In questi giorni, il teatro della politica ci propone il consueto spettacolo della definizione della manovra finanziaria, rito al quale nessun Governo, di destra o di sinistra o del nulla, come l’attuale, non può in alcun modo sottrarsi: al momento, i dettagli delle singole iniziative non sono ancora stabiliti, e in Parlamento si assisterà, come sempre, alla battaglia con la quale ciascuna parte politica cercherà di ottenere qualche singolo e specifico vantaggio da presentare come uno storico successo.

Quindi, nessun commento nel merito dei singoli provvedimenti, sia perchè, come già accennato, non ancora noti, ma soprattutto in quanto  è praticamente certo che la manovra non conterrà alcuno spunto meritevole di essere considerato significativo e veramente utile per la crescita economica del Paese, e per il raggiungimento di un qualche risultato tangibile sulla strada di una maggiore equità e giustizia fiscale: la classe politica miserrima che in questi anni è alla ribalta non è capace di tali iniziative nè ha il coraggio di intraprenderne.

Ma allora perchè scrivere questo post?

Perchè, a mio avviso, in queste ultime settimane la deriva del sistema dei mass media, già apparsa evidente da tempo, e l’assoluta parzialità della quale sia i giornali, nella loro gran parte, sia l’informazione radio televisiva stanno dando tangibile e oggettiva prova, sta raggiungendo livelli francamente intollerabili, tanto da far ragionevolmente dubitare del fatto che gli operatori del settore, soprattutto quelli reputati più autorevoli e importanti (seppur spesso per autoattribuzione…) siano effettivamente in buona fede.

Una prova di cio?

Ecco l’elenco dei commentatori che ieri sera popolavano i vari talk show andati in onda sulle varie emittenti:

Otto e mezzo (LA7): Carlo Calenda, Chiara Geloni, Luca Telese

Piazza pulita (LA7): Carlo Cottarelli, Marco Damilano, Alessandro De Angelis e, dulcis in fundo, Richard Gere

Stasera Italia (Rete4): Maria Elena Boschi, che ha tenuto di fatto un comizio di un’ora per pubblicizzare Italia Viva e la Leopolda, Giampiero Mughini, Alessandro Lenzi e Giovanni Minoli

Diritto e rovescio (Rete4): Maurizio Belpietro, Claudia Fusani, Francesca Fagnani, Matteo Ricci, Gianluca Brambilla

Naturalmente ne avrò saltati altri, sono certamente masochista, visto che mi ostino a seguire tali trasmissioni, sia pure in parte, ma proviamo a contare quanti, su un totale di sedici, sono in qualche misura collocabili nello scenario di centro destra e quanti in quelli di centro sinistra, escludendo dal novero Brambilla in quanto imprenditore e come tale non politicamente esposto.

E’ presto fatto: il solo Maurizio Belpietro, Direttore de La Verità e di Panorama!

Gli altri quattordici sono certamente collocabili a sinistra, qualcuno come politico militante, qualcuno come giornalista “simpatizzante”, per non parlare dell’ineffabile buddista Gere, il quale pontifica sull’accoglienza in casa d’altri, ma certamente non si sogna neppure di ospitare qualche migrante nelle sue ville di Bel Air o di Hollywood: insomma, accogliamo tutti, ma non nel mio giardino.

In soldoni, quattordici a uno, in nome della pluralità e dell’imparzialità dell’informazione libera e indipendente.

C’è un aneddoto che dice che un giornalista serio e credibile, sentito dire che piove, debba aprire la finestra e verificare la veridicità della notizia, per riportarla correttamente sul suo giornale: ho l’impressione che, di questi tempi, le finestre delle redazioni dei giornali, cartacei o televisivi, siano sbarrate, e piuttosto che verificare e fornire informazioni oggettive, si preferisca perorare la causa prediletta, in barba a qualsiasi criterio di oggettività.

Si veda, per fare un esempio, il caso dell’accordo di Malta sulla redistribuzione dei migranti: quello che era, agli occhi di chiunque avesse un pò di memeoria e spirito critico, un protocollo d’intesa assolutamente interlocutorio e basato su promesse che, sulla base della storia e dei fatti, sarebbero state prontamente smentite, è stato contrabbandato dai politici del Governo dei pagliacci come soluzione definitiva e storica al problema (e fin qui nessuna meraviglia, mentire è la cosa che i nostri politici sanno fare meglio), ma ricordo benissimo l’autorevolissimo Enrico Mentana affermare, durante il suo TG, che eravamo in presenza della svolta storica che avrebbe posto fine al dramma che è sotto gli occhi di tutti.

E ora che i nodi stanno venendo al pettine, che gli sbarchi sono triplicati e di redistribuzione non se ne parla nemmeno, nessun giornalista ha sentito la necessità di smentire sè stesso ammettendo di aver preso una topica, concedendo credito a un Governo nato grazie a una bieca manovra di palazzo, con un Presidente del Consiglio che si è reso protagonista di una giravolta disinvolta e cinica, degna del più virtuoso degli acrobati da circo e da una forza politica che è stata maggioranza nel Governo precedente (M5S) ma che ora sembra essere redenta dalla taumaturgica presenza del PD, il partito che detiene il record di indagati, dati oggettivi alla mano.

Operazione pienamente legittima, a norma della Costituzione, che va rispettata anche quando gli effetti prodotti dalla sua applicazione non rientra nella nostra soddisfazione, ma non vi è dubbio sul fatto che il Governo attuale sia lontano dall’espressione e dalla tendenza della volontà popolare, almeno stando a quanto hanno detto le ultime elezioni europee e sembrano indicare e ribadire gli ultimi e ricorrenti sondaggi.

Un sistema informativo credibile, corretto, equilibrato e conscio del fatto che se milioni di elettori si esprimono in un certo modo, non saranno certamente perchè tutti analfabeti funzionali, ma perchè in cerca di soluzioni che evidentemente tardano ad arrivare, e quindi dovrebbero limitarsi a esporre i fatti con obiettività, tenendo per sè i propri legittimi convincimenti, senza spacciarli come giudizi stentorei e definitivi, a mò di Tribunale della Cassazione.

Ma ciò non accade, i nostri giornalisti, fatta salva qualche rara e sparuta eccezione, preferiscono assecondare i propri editori, adottando linee editoriali che lisciano il pelo a qualle parte politicamente corretta che ritiene di essere depositaria della verità unica e e incontrovertibile, moralmente ed eticamente superiore e intellettualmente predominante.

Buon pro gli faccia: la mia convinzione è cha la gente comune, addestrata alla gestione quotidiana della vita vera e vissuta, è molto meno stupida di quanto si pensi, e poichè è abituata a fare i conti con i fatti che vive sulla propria pelle, non si lascia facilmente abbindolare dai soloni che pongono le loro riverite terga sui comodi divani dei patinati salotti televisivi e non, e si esprime liberamente nelle urne.

Sì, perchè prima o poi ci sarà concesso il privilegio di esercitare quello strano diritto/dovere del voto, nella speranza che, per una volta, se ne rispettino gli esiti: di partiti che vanno impunemente al Governo perdendo puntualmente le elezioni, francamente non se ne può più!

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