Realtà e fantasia

Torno a scrivere dopo un lungo periodo di silenzio, dovuto a circostanze che mi hanno tenuto impegnato per altre faccende.

Lo faccio oggi, all’indomani delle elezioni regionali e del referendum, e spiego subito il perchè.

Come è logico, i mezzi d’informazione sono quasi esclusivamente impegnati a commentare gli esiti delle elezioni, e lo fanno in un modo che, francamente, suscita in me una certa perplessità.

Non mi soffermerò in particolare sul referendum: il risultato parla chiaro, 70 a 30, e quindi il successo del fronte del SI’ ha vinto, pur con una percentuale che forse ci si attendeva potesse essere ancora più alta. Io ho votato NO, ma questo conta poco.

Intendo invece parlare delle regionali e soprattutto, come già detto, del modo con il quale l’informazione ne sta commentando l’esito.

Per mia forma mentis, sono uomo di numeri, e mi affido alla loro arida schiettezza per valutare i fatti, che sono la sola cosa che contano, essendo invece le opinioni personali soggettive e comunque opinabili.

Escludiamo la Valle d’Aosta, che ha una legge elettorale particolare, che non prevede l’elezione del Presidente della Regione, e con il Governo che si forma in Giunta tra le forze che tra di loro raggiungono un accordo: mi limiterò a dire che la Lega è il primo partito con il 24% dei voti.

Per le altre 6 Regioni interessate, il bilancio pre elezioni vedeva 4 di esse a guida centrosinistra, e le restanti 2 a guida centrodestra.

Dopo le elezioni, il bilancio è di 3 a 3: ciò vuol dire, molto semplicemente, che vi è una parte che scende e quella avversa che sale. Anche un bambino capisce che chi scende ha perso, chi sale ha vinto.

Peraltro la Regione che è passata al centrodestra è le Marche, da tempo immemore feudo della sinistra, e averla persa è un segnale politico rilevante, ma l’informazione non sembra essersene avveduta.

Ebbene, come commentano i mass media? Sonante vittoria del centrosinistra, cocente sconfitta del centrodestra, negando l’evidenza.

Ad oggi, il bilancio generale vede 15 Regioni guidate dal centrodestra e 5 dal centrosinistra: questa considerazione ha un qualche significato, o è del tutto irrilevante?

C’è sì o no un palese problema di asincronia tra il Governo nazionale, basato su di una innaturale alleanza tra un partito, il M5S, che non ha quasi più rappresentanza sul territorio alla luce dei voti ottenuti, e un altro, il PD, che canta vittoria ma non si schioda da un 20%.

Gli esperti della Costituzione, che la applicano a loro esclusivo piacimento e solo quando è funzionale alle loro esigenze, osserveranno che una cosa sono le regionali, altro è la composizione del Governo, figlio dei parlamentari eletti in occasione delle politiche.

Dimenticano però gli autorevoli pareri di insigni e qualificati Costituzionalisti i quali, pur riconoscendo la perfetta legittimità dell’esecutivo, sottolineano che in ogni caso quando si verifica una sostanziale distanza tra le forze presenti in Parlamento e la volontà popolare, lo strumento dello scioglimento delle Camere è a disposizione del Presidente della Repubblica.

Ed è utile ricordare che questo fu il parere espresso da Costantino Mortati, che la Costituzione ha contribuito a scriverla…

E altrettanto fecero altri illustri studiosi, come Spadaro, Barile, Ruggeri, La Rocca: ma tutto ciò non serve, secondo i costituzionalisti della domenica va bene così, Madama la Marchesa.

Ciò detto, vediamo di affidarci ai numeri per valutare cosa è accaduto nei partiti, sempre e soltanto affidandoci ai numeri: mi limiterò a un confronto tra PD e Lega.

Sul M5S c’è poco da dire: è praticamente scomparso quasi ovunque, perdendo un mare di voti e diventando di fatto impalpabile.

FdI è il solo partito che può dire oggettivamente di essere cresciuto nei suffragi, confermando un trend ormai costante da tempo.

Quasi non pervenuti gli altri, Italia Viva, Azione e altre forze: dico solo che con riferimento specifico a Matteo Renzi, le percentuali risibili ottenute anche nella sua Toscana segnano la fine della sua parabola, e che ormai anche le sue piccole manovre di palazzo somigliano più alla commedia dell’arte che non a cosa seria.

Allora vediamo che cosa ci dicono i numeri, Regione per Regione, confrontando dati omogenei, cioè quelle delle regionale del 2015 con quelli del 2020.

TOSCANA

PD 2015 46,3% 2020 34,7%

LEGA 2015 16,2% 2020 21,8%

PUGLIA

PD 2015 19,8% 2020 17,6&

LEGA 2015 assente 2020 9,5%

CAMPANIA

PD 2015 19,5% 2020 17,36%

LEGA 2015 assente 2020 5,28%

VENETO

PD 2015 16,7% 2020 11,9%

LEGA 2015 17,8% 2020 16,8%

LIGURIA

PD 2015 25,6% 2020 19,8%

LEGA 2015 20,2% 2020 17,1

MARCHE

PD 2015 35,1% 2020 25,1%

LEGA 2015 13% 2020 22,4%

Certo, è noioso, ma i numeri non tradiscono, e dal loro esame freddo e asettico non mi pare che possano esservi dubbi di sorta sul giudizio complessivo, il PD arretra ovunque, la Lega avanza nella maggior parte delle Regioni e arretra dove erano presenti liste dei Presidenti di Regione della sua stessa area.

E nonostante ciò, ieri Zingaretti sosteneva che il PD è il primo partito della Nazione, e che se l’alleanza con il M5S si fosse concretizzata in tutte le Regioni, il centrosinistra avrebbe potuto vincere ovunque: dimenticando, il tapino, che nella sola Regione dove ciò si è verificato, la Liguria, il candidato del centrosinistra unito, Sansa, ha subito una solenne batosta!

Ora, magari non è il caso di scomodare psicologi e affini, ma fossi al posto dei suoi parenti un check up glielo farei fare, evidentemente aver limitato i danni, perchè questo è accaduto, lo ha inebriato sottraendogli lucidità.

Ma altrettanto stanno facendo i talk show, i giornali, i mass media nella quasi totalità, presentando una realtà che i numeri smentiscono con chiara evidenza: ciò non fa loro onore, perché il compito di un’informazione seria, equilibrata e credibile è presentare i fatti, raccontare la verità, fornendo elementi oggettivi a supporto, e non distribuire opinioni strumentali e inconsistenti.

Questo lo fanno per l’appunto gli opinionisti, ognuno secondo il proprio pensiero e la propria visione, poi chi li ascolta giudica e si fa un’idea: i giornalisti veri, degni di questo nome, devono fare altro.

Sono fermamente convinto che la parzialità e la manifesta faziosità dei mass media, sbilanciati da una sola parte e pronti a presentare una realtà che tale non è, alla luce dei dati oggettivi, costituiscano un serio problema per la democrazia compiuta in questo Paese, e prima si verificherà un profondo rinnovamento della classe giornalistica meglio sarà.

Fino ad allora, altro non si può fare che affidarsi alla propria coscienza e formarsi un’opinione basandosi sugli elementi disponibili, lasciando che i cantori del sistema del pensiero unico si cuociano nel loro brodo.

Io non sono più disposto a starli a sentire.