Fate presto!

Ricordate il 2011? L’Italia fu investita da una terribile bufera finanziaria, e fu alle prese con una crisi provocata dai mercati che assalirono il debito sovrano, portando in poche settimane lo spread a livelli insostenibili, fino a provocare una situazione di emergenza economica che costrinse l’allora Governo Berlusconi a prendere una serie di provvedimenti, che tuttavia non riuscirono a raffreddare l’aria.

Il Sole24ore, il più autorevole quotidiano economico Italiano, che da giorni esaminava con attenzione la situazione in atto, il 10 novembre 2011 uscì con un titolo cubitale che fece storia: “FATE PRESTO”, lanciando un appello alle istituzioni per salvare l’Italia dalla crisi di fiducia che aveva fatto impennare lo spread BTp/Bund fino a 575 punti.

Come finì la storia è noto: il Governo Berlusconi rassegnò le dimissioni, l’allora Presidente Della Repubblica Napolitano affidò a Mario Monti l’incarico di formare un nuovo Governo (ricordo che solo poche settimane prima Monti fu nominato Senatore a vita, chissà se per caso o per preveggenza…): nacque così un Governo tecnico le cui gesta sono note a tutti.

Ebbene, il preambolo mi è servito per effettuare un parallelo con la situazione di questi giorni, che ci vede alle prese con la tragedia provocata dalla pandemia del Coronavirus in atto, alla quale si sta sommando un più che prevedibile danno economico le cui conseguenze rischiano di essere devastanti.

E probabilmente, mai come in questo momento, quel titolo così lapidario e definitivo diventa assolutamente attuale, perché se fu adeguato nel 2011, lo sarebbe mille volte di più oggi, alla luce dei fatti.

La curva dei contagi di questa seconda fase della pandemia cresce con preoccupante progressione ormai esponenziale, in Italia come nel resto del mondo, e le iniziative che si stanno mettendo in atto sembrano non essere in grado di contenerne l’espansione, almeno finora.

Solo ieri, nel nostro Paese si sono registrati più di 21.000 casi di contagio (pur con tutti i distinguo tra positivi sintomatici, asintomatici e così via), e le strutture ospedaliere, prese d’assalto dall’onda mostrano preoccupanti segnali di stress.

Di fronte a una situazione oggettivamente grave, e con ogni probabilità destinata a protrarsi ancora a lungo nel tempo, sarebbe necessaria una doverosa presa di coscienza da parte di chi ha responsabilità di Governo e di gestione, perché ogni giorno che passa lo stato delle cose si aggrava sempre di più.

Non tornerò su un argomento già trattato, quello delle manchevolezze accumulate nei mesi trascorsi tra la fine del primo periodo di chiusura e il presentarsi della seconda ondata, ma è indubbio che lo spettacolo al quale stiamo assistendo in questi giorni difficili è tutt’altro che edificante.

La maggioranza che appoggia il Governo (e che non è tale nel Paese, giova ricordarlo) è lacerata, spaccata, e non trova assonanza completa su nulla: l’ultimo esempio è l’ultimo DPCM, appena firmato ed emanato, e già pesantemente contestato non già solo dall’opposizione, il che sarebbe certamente normale e fisiologico, ma da Italia Viva, partito che ha più parlamentari che elettori: quello che è strano è che prima si approvano i provvedimenti in Consiglio dei Ministri, poi si dice che non vanno bene… partiti di lotta e di governo, un film già visto.

Intanto, nelle piazze monta la protesta: in numerose città la gente scende in piazza, le categorie più colpite dai recenti provvedimenti sono in preda a una comprensibile disperazione, vedono seriamente compromesso il loro futuro.

E attenzione a pensare che questi moti siano gestiti da intelligenze occulte, il cui fine è quello di sfruttare la situazione in atto al fine di sovvertire l’ordine democratico: ci sono certamente infiltrazioni da parte di gruppi politicizzati, di destra ma anche di sinistra, con buona pace dei Gad Lerner e dei Gianrico Carofiglio, democratici a senso unico, affetti da strabismo che li costringe a guardare sempre e solo da una parte.

Quando un essere umano teme per il futuro suo e per quello dei suoi figli, ai quali teme di dover negare la possibilità di vivere una vita dignitosa, teme di non poter mettere insieme il pranzo con la cena, e come se ciò non bastasse si sente esortare a tenere comportamenti responsabili, a seguire le norme, a dare segno di ragionevolezza, da parte di chi, assopito sulle poltrone del potere, non ha compiuto il proprio dovere istituzionale, mancando alle promesse fatte e agli impegni assunti, è del tutto comprensibile che possa perdere la pazienza, e le conseguenze non possono che essere drammatiche.

Ricordo che siamo in stato di emergenza dal 31 gennaio u.s., che lo saremo ancora per lungo tempo, che il Governo va avanti a forza di DPCM, esautorando di fatto il Parlamento delle sue funzioni, con il risultato che, dopo aver millantato il virtuale modello Italia, ora siamo nel pieno della tempesta e abbiamo ragione di dubitare delle qualità del timoniere: ma nessuno paga per le sue negligenze.

In un momento di grave emergenza, se è oggettivo che chi doveva operare con efficacia non lo ha fatto, pur avendone avuto il tempo, l’autorità e le risorse, costui va rimosso, e non mi riferisco solo al Commissario straordinario Arcuri, la cui sola capacità che gli si può ragionevolmente riconoscere è quella di addossare responsabilità ad altri, ma anche più in alto.

L’ho già scritto, ma il sillogismo è calzante: dopo la disfatta di Caporetto, il Re destituì il Generale Cadorna, colpevole della sconfitta, e lo sostituì con Armando Diaz, che portò il nostro Esercito al trionfo di Vittorio Veneto, che di fatto pose fine alla 1^ Guerra Mondiale.

Allora, essendo palese agli occhi di chi vuol vede che questo Governo non è adeguato per gestire una situazione estremamente drammatica, complessa, che richiede competenza e professionalità certe e che è francamente difficile ritrovare nell’attuale esecutivo, a mio avviso il Presidente della Repubblica deve intervenire, nell’ambito delle sue prerogative, e chiedere al Governo di prendere atto della realtà, assumendosi la responsabilità di quanto accade, il che gli farebbe onore.

E’ auspicabile la collaborazione fattiva di tutte le parti in causa, maggioranza, opposizione, corpi intermedi, ma con disponibilità vera, responsabile, scevra da interessi di bottega: sono sempre stato contrario a soluzioni che non siano figlie dell’espressione della volontà popolare, ma nei momenti di emergenza sono necessari interventi emergenziali, e credo sia necessario un nuovo Governo, presieduto da una personalità di ben altro spessore rispetto al tremulo e vanaglorioso Conte, e al quale partecipino tutte le forze presenti in Parlamento, sulla base di un progetto comune e condiviso il cui solo obiettivo sia quello di uscire dal tunnel, per poi ridare la parola agli elettori.

Basta con le conferenze stampa, con le promesse inevase, con le colpevoli dichiarazioni senza senso (il vaccino anti Covid disponibile a dicembre…), la pazienza della gente è al limite di guardia, le manifestazioni di protesta si susseguono, e se Dio non voglia dovesse scapparci l’evento drammatico, cosa potrà accadere in quelle piazze?

E allora, FATE PRESTO, prima che sia troppo tardi, a scherzare con il fuoco, c’è il rischio di bruciarsi…

Tutti a casa

“Tutti a casa” è il titolo di un bellissimo film del 1960 diretto da Luigi Comencini, con un cast strepitoso ricco di grandi attori, tra i quali spiccava uno straordinario Alberto Sordi, al quale l’interpretazione del Tenente Innocenzi fruttò il David di Donatello, e con un cammeo dell’immenso Eduardo De Filippo, nel ruolo del padre.

Fedele alla mia passione per il cinema, ho pensato che quel titolo, che si riferisce amaramente allo sbando nel quale l’Esercito Italiano precipitò all’indomani dell’8 settembre del 1943, quando il Maresciallo Badoglio comunicò la notizia dell’armistizio, possa essere tristemente evocativo: i soldati Italiani festeggiarono felici la fine della guerra, e si levò il grido “Tutti a casa!”, non immaginando che i guai stavano solo per cominciare, e che i Tedeschi, fino al giorno prima alleati, di colpo si erano tramutati in acerrimi nemici.

Il Tenente Innocenzi, in attesa di ordini e di direttive, inizia così un viaggio periglioso attraverso l’Italia dilaniata dalla guerra, e dal Nord parte verso il Meridione, per tornare a casa, dove lo attende l’anziano genitore: prima pavido e impaurito, ma con il passare dei giorni sempre più consapevole del dramma nel quale l’Italia era sprofondata, si riscatterà nel finale del film, quando metterà coraggiosamente la sua esperienza di soldato al servizio degli insorti nella Napoli che si ribellava ai Tedeschi, anche per onorare la memoria del fedele suo sottoposto che lo aveva seguito durante il viaggio, un grande Serge Reggiani.

Vi domanderete perché abbia pensato di ricorrere a una storia così importante in questo momento: la risposta è che il dramma sanitario e sociale che stiamo vivendo in questi mesi in qualche maniera mi fa pensare all’Italia di quei momenti tremendi del dopo armistizio, anche se il paragone può sembrare irriverente.

Nel mio precedente post, ho inteso esprimere il mio parere sui principi della pianificazione della gestione dell’emergenza, in relazione alla micidiale seconda ondata del contagio del Coronavirus che si sta manifestando con ferocia in questi ultimi giorni: ribadisco la mia convinzione che quanto si sta facendo per arginarne la diffusione dimostri quanto poco la nostra classe dirigente conosca tali discipline, alla luce dell’escalation dei numeri che caratterizzano il fenomeno.

Ribadisco altresì che ho sempre ritenuto che, al di là delle responsabilità in merito alle modalità di gestione della crisi, sulle quali si dovrà necessariamente fare chiarezza, per rispetto della verità e per onorare la memoria di tanti nostri Connazionali che hanno perso la vita, in questo momento non fosse opportuno pensare a un cambio della compagine governativa: non è prudente cambiare il Comandante di una Nave se ci si trova in piena tempesta, anche nel caso fossero evidenti le sue negligenze, ma è necessario stringersi tutti attorno al medesimo obiettivo e affrontare il pericolo, rimandando le valutazioni a quando l’emergenza sarà passata.

Ciò nondimeno, non si può neanche pensare che tutto vada bene, e che ogni riflessione o critica, naturalmente costruttiva, debbano essere evitate per non disturbare il manovratore, come qualcuno pretenderebbe.

La situazione con la quale siamo alle prese non costituisce una sorpresa che ci ha colti in fallo: ciò è accaduto lo scorso inverno, quando le dimensioni del fenomeno pandemico furono inaspettate e imprevedibili, e quanto si fece fu dettato dall’emergenza autentica di fronte alla quale tutti eravamo impreparati e increduli.

Furono compiuti errori, ma non sarebbe intellettualmente onesto attribuirne l’esclusiva responsabilità al Governo, al di là di oggettive sottovalutazioni che tuttavia caratterizzarono il comportamento dell’esecutivo e dell’opposizione, senza distinzioni capziose.

Ma che vi erano le possibilità che in autunno si manifestasse un ritorno del virus era largamente prevedibile, a sentire i tantissimi pareri e le previsioni di numerosi autorevoli esperti del campo, e quindi c’è stato oggettivamente tutto il tempo per intraprendere azioni preventive che, sulla scorta dell’esperienza drammatica già vissuta, consentissero una gestione più coordinata ed efficace della nuova emergenza.

Ebbene, tutto ciò non è accaduto, e in questi ultimi giorni la virulenza del contagio è tale da farci temere che la cosiddetta seconda ondata possa produrre danni forse maggiori rispetto a quelli causati dalla prima, sia nei termini sanitari che in quelli dell’economia e della tenuta dello stato sociale.

I numeri crescono inarrestabili, le strutture sanitarie sono in stato d’allarme, la paura torna ad attanagliare tutti noi, i provvedimenti tesi ad arginare il contagio nascono come funghi e finiscono con il generare incertezza e malumore nella popolazione, che avrebbe bisogno di certezze e che invece in cambio della propria disponibilità riceve insicurezza.

Ci si domanda allora a cosa sia servito il procrastinare dello stato d’emergenza, caso unico in Europa e non solo, le mille task force, gli Stati Generali, i Commissari straordinari: tutta fuffa, un modo neanche tanto sibillino di assicurare presenza mediatica a chi brilla piuttosto per assenza di una visione strategica e di un progetto di gestione per il quale, in maniera quanto meno discutibile, si sono assunti poteri speciali la cui disponibilità ha partorito finora poco più di niente.

E l’oggettività di questa situazione e della assenza di iniziative efficaci e responsabili, sta facendo sì che anche il sistema d’informazione, che nella sua quasi totalità si era prostrato al cospetto del Governo, magnificandone l’azione taumaturgica e i miracoli la cui straordinarietà aveva generato l’illusione del cosiddetto “Modello Italia”, ora stia rivedendo il giudizio fin qui espresso e comincia, sia pur tardivamente e timidamente, a esprimere perplessità e dubbi.

D’altronde:

– è mai possibile che sul sistema dei trasporti pubblici non si sia fatto nulla, se non pensare di decongestionare il traffico inventandosi i contributi per l’acquisto di biciclette e monopattini? E’ forse una barzelletta? Perché non pensare all’impiego dei bus turistici, da mesi fermi per via della crisi del settore turistico? Ed è tollerabile che il garrulo Ministro De Micheli affermi in diretta TV che il rischio di contagio sui mezzi pubblici è bassissimo, in sfregio ai pareri unanimi di esperti e al più banale buon senso? Non sente la necessità costei di farsi un esame di coscienza e prendere atto della sua totale inadeguatezza, al punto che forse sarà il caso di rivalutare il tartassatissimo Toninelli?

– dopo averci tormentati per mesi sulla necessità di sottoporci al vaccino antinfluenzale, perché ancora oggi trovarli è quasi impossibile?

– perché il bando per incrementare i posti di terapia intensiva, uno degli obiettivi primari, è partito soltanto ai primi di ottobre, nonostante la disponibilità di 1 miliardo e 300 milioni di Euro fin dallo scorso mese di maggio, e i lavori di realizzazione degli stessi dovranno essere ultimati entro 27 mesi?

– si può assistere senza indignarsi allo spettacolo indecoroso delle interminabili file di cittadini che attendono ore e ore, all’addiaccio nelle proprie macchine, di poter fare un tampone, senza l’esito del quale non possono rientrare al lavoro o mandare i propri figli a scuola? Cosa ne pensano il Ministro della Salute e i Presidenti di Regione?

– e infine, dopo aver speso un’intera estate a disquisire della necessità di disporre dei banchi a rotelle, cosa si è fatto per garantire un più o meno regolare svolgimento dell’anno scolastico, avendo chiuso per primi e riaperto per ultimi? E ora si torna a parlare di didattica a distanza!

Mi fermo qui, l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo, ma gli esempi riportati sono sufficienti per descrivere una situazione che non si può che definire imbarazzante e pericolosa.

E allora, per richiamare il titolo del film cui facevo riferimento, tutti a casa dovrebbe essere, secondo me, quello che dovrebbe fare l’attuale Governo, sulla cui inadeguatezza la mia già forte convinzione si rafforza giorno dopo giorno, se solo avesse un minimo di dignità, di responsabilità e di senso dello Stato, anche se è lecito dubitarne.

Ma dato che pensare a elezioni in questo momento credo sia velleitario e inopportuno, data la situazione, mi permetto di esprimere due sole considerazioni:

– il Presidente della Repubblica, dall’alto del Quirinale, dovrebbe chiedere al Presidente del Consiglio lumi sulle cause di una simile Caporetto, in forma discreta e anche senza fare pubblicità alla cosa, operando una sorta di moral suasion, e richiamandolo a un comportamento più corretto e consapevole del momento drammatico, che impone decisioni anche impopolari, se necessarie. E che non vengano fuori i Costituzionalisti a targhe alterne, quelli che si ricordano della Carta quando fa loro comodo, richiamandone l’inviolabilità se serve a perorare la loro causa e dimenticandosene quando fa loro comodo: situazioni di emergenza richiedono provvedimenti di emergenza! Dopo Caporetto Cadorna fu allontanato, arrivò Diaz e fu Vittorio Veneto!

– maggioranza e opposizione abbandonino i social e si siedano attorno a un tavolo e trovino un accordo su pochi punti, sostanziali e chiari, dando vita a un esecutivo di unità Nazionale, presieduto da una personalità autorevole e non da un parvenu come l’ineffabile Conte, il quale siede a Palazzo Chigi “per grazia ricevuta” (oggi mi piace ricorrere a citazioni cinematografiche) e sta mostrando la sola virtù dell’attaccamento alla poltrona. Sono ferocemente contrario a soluzioni politiche che non siano figlie dell’espressione del popolo attraverso il voto, ma visto che dopo il 2011 abbiamo avuto ininterrottamente ben sei Governi che con i risultati elettorali non c’entravano nulla, come si suol dire, abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno.

Siamo finiti su di un piano inclinato, la velocità di caduta cresce, secondo le leggi della fisica, e se non troviamo il modo per frenare, finiremo contro un muro con uno schianto dal quale rischiamo di non riprendenrci, tale sarà la violenza dell’urto.

E questo Governo fa da acceleratore in questa folle corsa, oramai è palese.

Pianificazione ed emergenza

Continuano a susseguirsi le inquietanti notizie sulla diffusione del contagio, i cui numeri stanno salendo impietosamente, tanto da indurre il Governo e le Regioni a intraprendere iniziative volte a contenere la diffusione del virus.

E’ la cosiddetta seconda ondata, che tutti speravamo non si verificasse ma che purtroppo sembra essere in pieno svolgimento.

Ricordiamo tutti ciò che ci capitò di vivere nella passata primavera, quando l’onda d’urto del virus ci travolse, o meglio investì il mondo intero che non si aspettava un dramma di tali proporzioni, e fummo costretti a sopportare un periodo di forzata clausura nelle nostre abitazioni, provvedimento straordinario e senza precedenti storici, ma che certamente contribuì a combattere quel fenomeno che ha mietuto decine di migliaia di vittime nel nostro Paese, ponendo tutti noi dinnanzi a un’angoscia della quale ancora oggi avvertiamo il peso.

E nonostante siano stati compiuti errori di sottovalutazione e in qualche caso di superficialità, sui quali a tempo debito sarà necessario e doveroso fare riflessioni attente e scevre da pregiudizi, va dato atto al Governo che la gestione di quei giorni di fronte a un evento assolutamente inaspettato e altamente drammatico fu tale da consentire il contenimento della diffusione dell’infezione.

Poi, pian piano, i dati che quotidianamente venivano sciorinati da tutti gli organi d’informazione cominciarono a lasciar intravedere uno spiraglio, e finalmente il lockdown al quale tutti fummo costretti finì, e si cercò di tornare a una relativa normalità, pur con mille doverose precauzioni.

Va detto tuttavia che i virologi, gli scienziati che ormai sono diventati parte del nostro quotidiano e che ci forniscono pareri e opinioni sul virus, magari contrastanti talvolta, non hanno mai mancato di paventare la famosa seconda ondata, che nelle loro previsioni avrebbe potuto verificarsi in autunno: mancava la certezza che ciò potesse avvenire, ma intanto l’allarme era stato lanciato.

E d’altra parte, la drammatica esperienza vissuta fino a poche settimane prima, le manchevolezze registrate per via della sorpresa prodotta da un fenomeno inaspettato e senza precedenti, suggerivano l’adozione di provvedimenti tali da garantire che, in caso di una recrudescenza del contagio, non ci si facesse cogliere nuovamente in fallo.

Si consideri, d’altronde, che il Governo proclamò lo stato d’emergenza il 31 gennaio u.s. e che tale provvedimento straordinario e senza precedenti è stato via via procrastinato fino al 31 gennaio 2021, caso unico in Europa, il che testimonia della gravità della situazione, altrimenti la cosa non troverebbe spiegazione logica.

Ora vorrei proporre una riflessione su quello che stiamo vedendo accadere in questi giorni, di fronte a una recrudescenza violenta del contagio, rispetto alla quale sembra però che la sorpresa si rinnovi, e si stanno vivendo difficoltà di gestione che molto somigliano a quelle patite nei mesi passati.

Come sa chi ha la bontà di leggere questo blog, io sono un Militare: e chi appartiene a questa schiera, viene spesso accusato di rigidità mentale, di poca flessibilità, di essere poco incline all’elasticità.

Non mi abbandonerò a una difesa d’ufficio della categoria, non è questa la sede né il mio obiettivo, ma vorrei soltanto descrivere come viene normalmente gestita un’attività di pianificazione, quando ci si trova davanti alla necessità di organizzare un intervento operativo per fare fronte a una situazione complessa che vede il coinvolgimento di più attori.

Naturalmente in uno scenario operativo navale, che è stato ed è il mio mondo, ma il metodo è largamente adottato e diffuso in tantissimi altri settori.

La pianificazione è l’attività più importante in questi contesti, e tutto deve essere previsto e definito fino al massimo livello di dettaglio possibile: quando un’Unità Navale lascia il porto e prende il mare, spesso per periodi lunghi e ininterrotti, è un piccolo mondo che si muove, e deve essere autonomo e in grado di sostenersi, garantendo allo stesso tempo l’operatività ai fini della missione che le è stata assegnata, e la sicurezza del personale di bordo.

Il Comandante, sul quale grava la responsabilità totale dell’azione, affida al suo Stato Maggiore, ovvero agli Ufficiali alle sue dipendenze, compiti precisi, che tengono conto della specificità dei rispettivi ruoli e competenze, e questa squadra deve muoversi all’unisono: numerose sono le riunioni che precedono la partenza, e i pareri su quello che si dovrà fare vengono valutati attentamente, ma una volta stabilite le regole d’ingaggio, tutti remano nella stessa direzione, senza tentennamenti e discussioni.

E non vi è alcun dubbio su chi debba fare cosa: quando sei in mare aperto, a centinaia di miglia dal porto più vicino, devi confidare solo sulle tue risorse, ed essere in grado di gestire situazioni complesse sapendo che la guida è sicura e tutti seguono lo stesso spartito.

Ma poi accade l’imponderabile, si presentano improvvisamente situazioni inattese, e allora scatta l’emergenza, e non sempre la soluzione è immediata, ma è necessario intervenire con una prontezza che talvolta richiede interventi che nessun manuale è in grado di suggerire: vengono quindi adottate procedure per la crisi, già definite in un ambito di gestione del rischio, al fine di mitigarne gli effetti.

In parole povere, si cerca di “prevedere” anche l’imponderabile, valorizzando le situazioni di emergenza già vissute in passato e analizzandone gli effetti e le relative soluzioni adottate.

Se questo sistema funziona, se tutte le componenti lavorano con sincronia, la missione si concretizza positivamente, altrimenti il fallimento è dietro l’angolo, a volte con conseguenze drammatiche.

Perché tutto questo ragionamento?

Ho l’impressione che i nostri governanti poco frequentino la scienza della pianificazione, della programmazione, dell’identificazione delle esigenze e della conseguente definizione delle iniziative atte a soddisfarle, ma preferiscano piuttosto avvalersi di strumenti impropri (vedi il ricorrere allo stato d’emergenza) che tuttavia non forniscono i risultati attesi.

Ecco dunque che in questi giorni, di fronte alla preannunciata seconda ondata, e ai problemi e alle carenze che si stanno presentando, tanto somiglianti a quelli vissuti nei mesi precedenti, ci sentiamo dire che c’è il problema delle terapie intensive, che mancano i reagenti per i tamponi, che è saltato il sistema di tracciamento dei contagiati, che c’è carenza dei vaccini antinfluenzali, che i trasporti possono costituire un rischio di diffusione del contagio e decine di altri punti di debolezza che non elenco, perché non vi è giornale o mezzo d’informazione che non li denunci con dovizia di particolari.

Come già detto, ciò era tollerabile, anzi giustificato, durante la prima fase, quando la pandemia arrivò e ci colpì tra capo e collo, ma ora, a quattro mesi dalla fine del lockdown, questa situazione che rischia di farci ripiombare in un dramma annunciato, è grave e imperdonabile.

Task force, Commissari straordinari rivelatisi incapaci, Stati generali convocati in pompa magna al solo fine di fornire una passerella ai pavoni in cerca di notorietà, ma privi di alcuna efficacia, a nulla sono serviti se ora dobbiamo prendere atto che le difficoltà e i drammi vissuti solo pochi mesi fa rischiano di ripresentarsi con oggettiva esigenza.

Non sono così folle o presuntuoso da pensare di poter paragonare il sistema di gestione operativa che ho descritto con una situazione drammatica e immane come è una pandemia, ma un Governo degno di questo nome che si trova a gestire un momento storico, ha il dovere di abbandonare la demagogia, il mero calcolo utilitaristico e dimostrare senso di responsabilità e del dovere istituzionale.

Abbiamo sentito parlare per mesi di modello Italia, di come gli altri Paesi chiedevano al nostro Presidente del Consiglio copia dei miracolosi DPCM per poterne adottare i mirabolanti provvedimenti, salvo poi scoprire che la seconda ondata ci coglie con una mano davanti e una dietro, come si suole dire.

Mi tengo alla larga da quanti invocano una Norimberga, il senso della misura e la serietà impone comportamenti diversi, ma se, tanto per fare un esempio, qualcuno non è capace di fare niente di meglio che proporre il contratto per incrementare i posti in terapia intensiva solo ai primi di ottobre, pur essendo da mesi disponibili i fondi, con il risultato che, se tutto va bene, li vedremo tra qualche mese, bisogna che questo qualcuno si assuma la responsabilità della propria negligenza, perché se ciò può produrre danni alla salute pubblica, la cosa non può passare in cavalleria.

Situazioni serie richiedono comportamenti seri, non pagliacciate, passerelle narcisistiche ma prive di concretezza: chi non è oggettivamente in grado di adempiere ai suoi compiti ne prenda atto e non sfrutti la propria inopinata posizione di privilegio scherzando con la salute della gente, ciò non è moralmente, eticamente e politicamente accettabile, e la storia non mancherà di ricordarlo a tempo debito.

La seconda ondata

Tutti ricordiamo le settimane trascorse in una forzata clausura, a cavallo tra l’inverno e la primavera di quest’anno infausto, per fronteggiare lo tsunami che ha travolto il mondo intero, sotto le spoglie di un virus subdolo, sconosciuto e insidioso, che ha costretto intere comunità a farsi carico di una situazione certamente imprevedibile, e di fronte alla quale è stato necessario assumere iniziative pesanti e drammatiche, ma inevitabili.

E l’Italia, attraverso il suo Governo, ha dovuto affrontare questa tremenda minaccia per prima tra i Paesi d’Europa, e a distanza di tempo, dopo le altrettanto inevitabili riflessioni sui comportamenti, sulle responsabilità, sui provvedimenti assunti, non si può non riconoscere che, al netto degli errori commessi dovuti principalmente al fatto che nessuno era pronto ad affrontare una simile emergenza, i risultati ottenuti sono stati tutto sommato positivi.

Ciò anche e soprattutto grazie al comportamento responsabile della popolazione che, pur tra le difficoltà oggettive che tale situazione ha proposto, ha saputo adeguarsi e dare prova di responsabilità, di senso civico, di disciplina: tutto ciò ha avuto un peso determinante per ottenere i risultati che tutti sono pronti a riconoscere.

Poi la tempesta è parsa placarsi, i numeri della diffusione del contagio hanno consentito un allentamento della morsa, pian piano le attività sociali, commerciali e industriali hanno ripreso il loro corso e forse tutti abbiamo pensato che il peggio fosse passato.

In realtà, come tantissimi scienziati non hanno mancato di segnalare, poteva trattarsi di un momento di tregua, e non si poteva certamente escludere l’eventualità di una recrudescenza del contagio, con l’arrivo dell’autunno e con la ripresa di una relativa normalità: ebbene, è esattamente quello che sta accadendo in questi giorni, e stiamo assistendo a un progressivo e preoccupante incremento del numero dei positivi, dei ricoveri e, ahimè, dei decessi che pur non assumendo le proporzioni drammatiche della scorsa primavera, impone tuttavia un allarme e la presa d’atto che la guerra contro il virus è ancora ben lungi dall’essere vinta.

E su questa situazione ormai conclamata occorre fare delle riflessioni che si basino su elementi oggettivi e senza abbandonarsi al furore ideologico e ai pregiudizi.

Nella prima fase della pandemia furono commessi errori, da parte delle autorità di Governo e dalle stesse Regioni, dovuti in un primo momento alla sottovalutazione del fenomeno unita a una capziosa voglia di buonismo, poi alle oggettive difficoltà di gestione di una circostanza assolutamente imprevedibile: sulle responsabilità vi sono in corso inchieste, indagini e accertamenti, e quindi sarà bene esimersi dall’esprimere posizioni personali, e attendere che gli organi inquirenti compiano il loro dovere e si pronuncino in merito.

Ma ciò che invece è a mio avviso necessario fare in questa fase è capire se le iniziative che dovevano essere assunte per affrontare, con la richiesta efficienza ed efficacia, questa seconda ondata della pandemia sono state effettivamente messe in atto, dal momento che l’attenuante della sorpresa e dell’imprevedibilità degli eventi non regge più.

Ricordo che il Governo in carica decretò lo stato d’emergenza fin dal 31 gennaio u.s., e che di proroga in proroga lo ha portato, al momento, al 31 gennaio 2021, caso unico in tutta Europa: provvedimento che personalmente non condivido, confortato in questo mio parere da quello di insigni studiosi, costituzionalisti, sociologi, analisti che lo hanno reputato inadeguato, sproporzionato rispetto alle reali necessità, e financo pericolosamente antidemocratico, in quanto consente all’esecutivo di legiferare a colpi di DPCM, scavalcando il Parlamento che è stato privato della sua funzione sacrosanta e costituzionale di verifica e controllo.

I difensori dell’attività del Governo rispondono a queste obiezioni affermando che senza lo stato d’emergenza, non sarebbe stato possibile attuare tutti quei provvedimenti e quelle disposizioni che ora consentono una gestione adeguata della situazione, e il fatto che analoga situazione non riguardi alcun altro Paese europeo, e non solo, non è sufficiente, per loro, per riconoscere che evidentemente l’Italia rappresenta un unicum difficilmente spiegabile e comprensibile.

Ma volendo prendere per buona, obtorto collo, questa tesi, allora bisogna accettare serenamente che ci si chieda se avere rinunciato a garanzie costituzionali sia stato proficuo sotto l’aspetto dell’efficienza ed efficacia, e se tutto ciò che andava fatto si è concretizzato.

E qui, le perplessità ci sono tutte e trovano purtroppo riscontro nei fatti.

Due giorni fa, sulle pagine del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, uno dei pochi giornalisti che hanno il coraggio di esprimere le proprie opinioni con oggettività e senza condizionamenti, ha esaminato la situazione che stiamo vivendo in questa seconda fase della pandemia, e ha elencato le manchevolezze che sono sotto gli occhi di tutti.

Per esempio:

– si è sempre affermato che uno dei provvedimenti più urgenti e determinanti da attuare è quello del tracciamento dei contagiati, per poter prestare loro cure immediate in caso di necessità e per monitorare l’eventuale diffusione dell’infezione, tra coloro i quali sarebbero venuti in contatto con loro. Ebbene, sono sotto gli occhi di tutti le scene indecenti e indecorose che passano tutti i giorni in TV, da Roma, da Milano, da Napoli, con file di persone costrette ad attendere fino a 10, 12 ore intrappolate nelle proprie auto, in attesa di poter fare un tampone. Scene non degne di un Paese del cosiddetto terzo mondo, e non di una Nazione sviluppata e teoricamente evoluta: cosa ha fatto il Governo in questi mesi per pianificare questa attività, ora che scopriamo addirittura che vi sarebbe carenza di reagenti tanto da provocare intollerabili ritardi nella determinazione dell’esito del test? Evidentemente, poco o nulla

– uno dei problemi drammatici che caratterizzarono la prima fase dell’emergenza fu quello della carenza di posti nei reparti di terapia intensiva degli ospedali, e fu chiaro che era necessario porre in essere un’immediata strategia per aumentarne il numero. Ebbene, quando è stata emessa la relativa gara d’appalto? Solo ai primi di ottobre, e ora i tempi tecnici per la valutazione delle offerte e l’aggiudicazione del contratto saranno tali che si correrà il rischio di una saturazione dei posti disponibili quando, Dio non voglia, saremo in piena emergenza. Qualcuno del Governo può spiegare il perché di questa inconcepibile isteresi?

– i famigerati banchi “a rotelle”, che parevano essere la condizione sine qua non per consentire la riapertura delle scuole: sapete quanti ne sono stati consegnati finora? Una percentuale vicina al 15%! Con gli scolari che si portano dietro da casa tavolette di legno sulle quali poggiare libri e quaderni, in mancanza del banco. Chi ci spiega come ciò sia possibile?

– per tutta l’estate virologi, scienziati, infettivologi, ci hanno sfiniti con la sollecitazione rivolta a tutta la popolazione a vaccinarsi contro l’influenza, come necessario atto di prevenzione per evitare il sovrapporsi, in autunno e in inverno, tra i sintomi della sindrome influenzale e quelli del COVID. Qualcuno si è spinto ad affermare la necessità di rendere obbligatoria la vaccinazione, tanto la si ritiene determinante. Ebbene, per reperire il vaccino in farmacia o tramite il proprio medico di base, è necessaria l’intercessione di un qualche Santo invocandolo tramite assorte e devote preghiere, perché altrimenti è impresa vana, e questo vale su tutto il territorio nazionale. Cosa ha fatto il Governo per garantire la disponibilità delle dosi necessarie in tempo utile?

– un problema oggettivo è quello dei trasporti: basta provare a prendere una corsa della metro o un autobus di linea per rendersi conto del fatto che la norma che prevede distanziamento e capienza ridotta è totalmente disattesa e non vi sono controlli, e ciò rende altamente probabile la diffusione del contagio tra coloro i quali, dovendosi recare al lavoro, a scuola o solo perché necessita di spostarsi ma non dispone di altri mezzi non può far altro che prendere mezzi pubblici. Chi doveva intervenire e non lo ha fatto?

Mi fermo qui, ma ci sarebbero numerosi altri punti da esaminare, non prima tuttavia di ricordare che il Governo ha sentito l’esigenza di nominare un Commissario straordinario per la gestione degli acquisti dei beni e dei servizi necessari per affrontare l’emergenza: se i risultati sono questi, delle due l’una, o il personaggio scelto non è all’altezza del suo ruolo, e il sistema adottato non è quello corretto, e allora si intervenga.

E non serve nemmeno cercare la capziosa distinzione tra competenze del Governo centrale e quello delle Regioni: la Sanità è materia concorrente, come sancito dalla Costituzione a seguito della sciagurata riforma del Titolo V di qualche anno fa, e quindi le responsabilità sono di tutti, nessuno può far finta di essere in possesso di una verginità irrimediabilmente persa da lungo tempo.

Piuttosto, trovo particolarmente sgradevole e inaccettabile l’atteggiamento che il Governo sta assumendo, quello cioè di gettare sulle spalle dei cittadini la responsabilità di ciò che di grave potrà accadere, ribaltando i ruoli. e cercando di sottrarsi alle proprie.

Esempio lampante è quello della incredibile uscita del Ministro per la Salute Roberto Speranza il quale, durante un intervento in TV, a proposito della necessità di evitare feste private alle quali possano partecipare parenti e amici, alla domanda su come fare i controlli in abitazioni private, non ha trovato niente di meglio da dire che si confida nelle segnalazioni di vicini o affini.

All’ineffabile Ministro suggerisco la visione del film “Le vite degli altri”, ambientato nella DDR di comunista memoria, nel quale si racconta di come la STASI, polizia del regime, frugava nell’esistenza di comuni cittadini, violentandone l’intimità e la libertà: ma quella era una dittatura, non dovremmo essere in democrazia, anche se forse sarebbe opportuno dimostrarlo con i fatti, e non solo dichiararlo.

Non è proprio fare questo genere di paragoni, certo esagerati e non coerenti con la nostra realtà, ma a parte che “voce dal sen sfuggita poi richiamar non vale”, è palese di come piaccia al governo emettere disposizioni e suggerimenti di dubbia realizzazione, e talvolta dimentichi delle più elementari garanzie costituzionali ( ma ve lo immaginate cosa accadrebbe qualora al vostro uscio si presentassero la Polizia o i Carabinieri per verificare la presenza del settimo invitato non consentito da un qualsiasi DPCM, chiamati da un vicino delatore?), a me pare che oggettivamente si stiano superando dei limiti come mai è stato fatto in passato.

E l’opposizione smetta di fare finta di indignarsi, di promettere di fare le barricate, di scendere in piazza, e altre simili baggianate, e ponga in essere azioni incisive e significative.

Quando i fascisti nel 1924 uccisero Giacomo Matteotti, loro fiero avversario e segretario del Partito Socialista, l’opposizione “salì sull’Aventino” astenendosi dai lavori parlamentari, fino a quando i responsabili dell’assassinio non fossero stati processati: il richiamo storico è sproporzionato, me ne rendo conto, ma vi ricorro soltanto perché un’opposizione credibile mette in atto iniziative anche clamorose, ma sempre rispettose della democrazia e delle sue regole, e non si limita a slogan e messaggi affidati ai social al solo scopo di fare ammuina. In difetto, si rende complice di ciò che accade e dilapida il patrimonio di affidabilità del quale gode.

E infine, ai mass media, un invito, che però temo rimarrà inascoltato: basta con le faziosità, chi non riesce a fare un vaccino, non può prendere serenamente un mezzo pubblico senza il terrore di essere contagiato, chi non ha ancora ricevuto la cassa integrazione, dorme in macchina per attendere di fare un tampone, se ne frega se ciò è responsabilità di questo o di quello, pretende rispetto della propria dignità di cittadino e non di suddito, e la narrazione faziosa e pregna di pregiudizi non è dignitosa e per nulla corretta, sarà bene rendersene conto.