Il pifferaio di Hamelin

Il nostro è il Paese dei guelfi e ghibellini, sempre pronti a schierarsi gli uni contro gli altri, pervicacemente convinti delle proprie ragioni e poco disponibili anche solo ad ascoltare quelle degli altri, non fosse altro che per riflettere.

E’ sempre stato così, l’annotazione non costituisce certo motivo di meraviglia, è un fatto storico che ha trovato conferma nel tempo: non essendo, secondo me, un fatto positivo, ho sempre nutrito la speranza che si potesse verificare un’inversione di tendenza e che virtù come la tolleranza, l’ascolto, la riflessione potessero prima o poi prevalere sulla tracotanza, ma purtroppo finora non mi pare che ciò si sia verificato.

Negli ultimi due anni, se possibile, questo nostro tratto sembra essersi accentuato, presi e travolti prima dalla pandemia, poi dalla crisi russo-ucraina, e le posizioni divise tra i diversi punti di vista sono state connotate da una virulenza a dir poco smodata.

Durante la pandemia, abbiamo conosciuto virologi assurti all’inaspettato ruolo di telestar, l’un contro l’altro armati a rilasciare valanghe di considerazioni ciascuna delle quali ferocemente dogmatica, senza alcuna possibilità di confronto, salvo però accapigliarsi tra di loro per sponsorizzare ciascuno la propria indefettibile verità.

Falangi di improbabili opinionisti, equamente divisi tra giornalisti, soubrette, attori, cantanti e altre categorie, improvvisamente infusi per grazia divina di profondissime conoscenze e competenze nel campo della medicina, della biologia, dell’infettologia e altri campi dello scibile umano, con il risultato che più si pronunciavano, più si rendevano ridicoli.

Per finire, dulcis in fundo, con i politici i quali, già tristemente noti per la loro complessiva inadeguatezza, si sono resi autori di iniziative da un lato drammaticamente discutibili per la loro inefficacia, dall’altro addirittura dannose per la salute pubblica e lesivi dei diritti fondamentali.

Cosa sarebbe stato lecito attendersi, in un momento così complicato e drammatico: un confronto sereno, critico, basato su elementi oggettivi, ponendosi domande al fine di meglio comprendere ciò che stava accadendo, per cercare di individuare strategie di contenimento e gestione dell’emergenza il più possibile adeguate.

E invece che abbiamo fatto? Da una parte i pasdaran dell’ “andrà tutto bene”, animati dalla incrollabile fiducia nell’azione delle autorità cui venivano riconosciute virtù miracolose, puntualmente smentite dai numeri, dall’altra i partigiani del “piove governo ladro”, che vedevano in quegli stessi personaggi i fautori di ogni sciagura, senza riguardo per le difficoltà che oggettivamente una simile situazione presentava.

Sono state intraprese iniziative non sempre accettabili, e ci siamo inesorabilmente divisi tra si-vax e no-vax, chi come me si è trivaccinato, ma ha osato chiedersi se fossero giuste e costituzionalmente corrette decisioni vessatorie che non hanno avuto eguali al mondo, come il divieto di lavoro per chi non intendeva vaccinarsi, solo uno dei cento esempi che si potrebbero fare, è stato immediatamente qualificato come eversore e no-vax, offendendo la stessa intelligenza di chi distribuiva patenti: eppure porsi domande, non fermarsi di fronte a dogmi che non ammettono discussioni, cercare di capire sempre di più l’evolversi di problemi complessi, è sempre stato il sale della scienza, consentendo il progresso e il miglioramento della conoscenza.

Ma niente da fare, da una parte i giusti, gli intelligenti, i colti, dall’altra i barbari, gli ignoranti, gli eretici da mandare al rogo, e fine della discussione.

Ma siccome il tempo è galantuomo, ora pian piano vengono a galla verità scomode, che asseverano che nutrire dubbi non era sbagliato, che affermazioni sacrali che non ammettevano discussioni vengono smentite dalla realtà, ma naturalmente nessuno tra quelli che le ha pronunciate con infinita spocchia e sicumera ha il coraggio di ammetterlo.

Ma non finisce qui: quando pensavamo di esserci liberati della pandemia, e di poter riconquistare una parte di quella normalità smarrita, pur nella consapevolezza di dover adoperare tutte le possibili cautele, ecco che scoppia la crisi tra Russia Ucraina!

Ma niente paura, abbiamo imparato la lezione, la drammaticità del momento impone prudenza, freddezza, analisi critica della situazione, niente divisioni.

E invece neanche per sogno: le truppe russe non erano ancora entrate in territorio ucraino che già giornalisti, opinionisti più o meno autorevoli, e mille altre categorie dei campi più disparati si erano già divisi in pro-Ucraina e Putiniani, tagliando tutto con l’accetta.

Ed ecco improbabili personaggi, che in vita loro non si sono mai occupati di geopolitica, di strategia e politica militare, che la massima esperienza avuta con in mano un’arma è stata la cerbottana della loro lontana infanzia, improvvisamente diventati esperti di tutto ciò, sparando fesserie e teorie strampalate, prive di senso logico e della realtà.

Non voglio peccare certo di presunzione, tra i miei mille difetti, almeno quello non mi appartiene, ma le discipline che ho testè citato fanno parte del mio bagaglio culturale per la mia professione, e sentire le astrusità che ci stanno propinando mi riempie di sgomento.

Questa vicenda drammatica ha risvegliato in tutti noi la certezza che il mondo non è, e forse mai sarà, quel luogo sicuro che credevamo, e che la guerra non è solo un ricordo che si perde nella storia, perchè la follia dell’uomo è tale da impedirgli di imparare dalla stessa, così da evitare errori e tragedie che hanno mietuto milioni di vittime innocenti.

Nella questione specifica, la responsabilità della Russia è evidente, ha aggredito una Nazione confinante dopo aver ripetutamente negato di volerlo fare, e quali che siano le ragioni che possono averla spinta a tutto ciò, la guerra non è mai la soluzione da adottare: quindi sgombriamo il campo da ogni equivoco, per evitare fraintendimenti.

Ciò nondimeno, è opportuno interrogarsi sulle ragioni che hanno portato a questa tragedia, cercare di capire perchè non ci siamo accorti del fuoco che covava sotto la cenere, fino a rimanere attoniti davanti al fatto compiuto.

Niente di più normale in un paese normale, ma forse il nostro non lo è: chiunque abbia osato cercare di ragionare sulla storia, di argomentare sulle diverse posizioni, non già per giustificare la Russia, cosa oggettivamente impossibile, ma semplicemente per cercare di individuare una strategia di pace, una soluzione negoziale per far cessare la mattanza, è stato immediatamente qualificato come Putiniano, per evidente tracotanza e mancanza di cultura specifica nel campo.

A chi sostiene che va cercata una via d’uscita e di compromesso, come sempre è accaduto nella storia, si contrappongono le fazioni di quelli che sono per lo scontro duro e puro.

A nulla valgono considerazioni oggettive: una guerra può finire solo in due modi possibili.

O una delle due parti prevale nettamente sull’altra sul campo, costringendo l’avversario alla resa, o si cerca una soluzione di compromesso: così è sempre stato nella storia.

In questa guerra, la prima soluzione appare irrealizzabile: la Russia non è militarmente nelle condizioni di ridurre al silenzio la resistenza strenua dell’Ucraina, a meno che non decida di impiegare strumenti e armi tali da far prefigurare una escalation del conflitto.

Analogamente, è assolutamente velleitario pensare che l’Ucraina possa ribaltare le sorti della guerra, che vede una lenta ma inesorabile avanzata dei russi, se non attraverso un intervento diretto della NATO, il che vorrebbe dire terza guerra mondiale e possibile apocalittico impiego di armi nucleari.

Non c’è una terza via: i nostri politici, il nostro governo, quelli della UE più l’UK, e soprattutto gli USA, che dichiarano che la guerra finirà quando la Russia abbandonerà i territori occupati, o mentono sapendo di mentire, o sono totalmente incompetenti, e non so davvero cosa sia peggio tra le due ipotesi.

Anche opinioni illustri di personaggi come Kissinger, probabilmente il più importante e prestigioso diplomatico del XX secolo, o di Sergio Romano, ambasciatore di lungo corso e profondo conoscitore della Russia e delle sue tipiche dinamiche, vengono dileggiate e derise, con una presunzione pari solo all’ignoranza.

Ma tutto ciò è un pretesto del quale mi sono avvalso al fine di dimostrare che nel nostro Paese ormai lo spirito critico, l’analisi senza pregiudizi, il dibattito franco e leale, e soprattutto il rispetto delle opinioni altrui senza scadere nell’offesa e nella arroganza di assegnare patenti di giustezza sulla base dei propri insindacabili principi, siano tutte virtù smarrite, per far posto all’asservimento bovino al carro del padrone di turno.

Ecco perchè il Pifferaio di Hamelin, quello che percorreva le vie della città sassone suonando il suo strumento per allontanare i ratti, ma che quando i citadini rifiutano di pagargli il suo compenso, si vendica di loro incantando i bambini e portandoseli via con sè per sempre.

Questo sta accadendo in Italia: la gran parte di chi non è abituato a pensare con la propria testa si affida al pifferaio di turno (ogni riferimento al nostro attuale Presidente del Consiglio è puramente voluto…), che sta portando via lo spirito critico, affidandogli il compito di decidere per tutti, senza un reale confronto nelle sedi deputate, il Parlamento attraverso le due Camere ridotte ormai a una sorta di bivacco ozioso e inefficace.

Siamo addirittura arrivati al punto che si accusa l’opposizione di non appoggiare le iniziative del governo!

Tutto ciò dovrebbe indurre chi ha ancora a cuore la tenuta della democrazia e delle istituzioni e ribellarsi, a far sentire la propria voce, civilmente, con gli argomenti della ragione e del buon senso, ricordando a sè stessi e a chi indegnamente ci rappresenta che l’asse portante del nostro sistema è la Costituzione, quella che abbiamo difeso in occasione del referendum di qualche anno fa e che però abbiamo ipocritamente accantonato, sia durante la pandemia, sia in questi giorni bui e macchiati di sangue.

Occhio alla teoria della rana di Chomsky, quella che immersa in acqua calda e messa a bollire a fuoco lento se ne avvede solo quando è definitivamente lessa!

Perdere i diritti è cosa che richiede poco tempo, se lo si lascia fare, recuperarli invece è impresa ardua, è bene tenerlo a mente.

Lottiamo e impegnamoci per difendere le prerogative democratiche con gli strumenti della legge, e lasciamo al proprio destino chi invece preferisce affidarsi alla sagacia dei presunti nuovi Messia portatori di verità e autori di miracoli, ma che non provino a fare della loro passività il segno distintivo di questi tempi.

“Solo una mente educata può capire un pensiero diverso dal suo senza la necessità di accettarlo” Aristotele

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